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SE CESSA IL FUOCO, INIZIA LA GUERRA DI NETANYAHU – “BIBI” SFIDA TRUMP BOMBARDANDO IL LIBANO E FOTTENDOSENE DEL CESSATE IL FUOCO PERCHÉ HA LA NECESSITÀ DI PRESENTARSI COME IL CONDOTTIERO DI UNA NAZIONE IN GUERRA PER LA SOPRAVVIVENZA: È QUESTO L’ELEMENTO FONDAMENTALE DELLA NARRAZIONE CON CUI INTENDE PRESENTARSI AL VOTO PREVISTO PER FINE ANNO – SA BENE CHE, NEL MOMENTO STESSO IN CUI LE ARMI SARANNO DEPOSTE, IL PAESE GLI PRESENTERÀ IL CONTO DI QUANTO ACCADUTO DAL 7 OTTOBRE 2023: I FALLIMENTI DELLA SICUREZZA, LA CRISI INFINITA DEGLI OSTAGGI, IL MANCATO CONTRIBUTO DEGLI ULTRAORTODOSSI ALLO SFORZO BELLICO E LA PARALISI DELL'ECONOMIA...
1 - NETANYAHU, LA PROVA DI FORZA DI BIBI SFIDA L'AMICO-ALLEATO PENSANDO ALLE ELEZIONI
Estratto dell’articolo di Francesca Caferri per “la Repubblica”
BENJAMIN NETANYAHU AUGURA FELICE SUKKOT
Non è finita. La minaccia che viene da Teheran – in particolare l'uranio arricchito, componente essenziale del programma nucleare – sarà rimossa «con la trattativa o con la forza». «Questa non è la fine della campagna, ma una tappa verso la realizzazione di tutti i nostri obiettivi». Benjamin Netanyahu incassa, prende fiato e rilancia. Come nel suo stile.
A poche ore dal raggiungimento del cessate il fuoco, il primo ministro israeliano [...] va in tv a spiegare che non c'è nessuno scavalcamento, nessuna sorpresa e tantomeno nessuna differenza fra la posizione sua e quella di Donald Trump.
IL VIDEO DEL BOMBARDAMENTO AL DEPOSITO DI MUNIZIONI DI ISFAHAN PUBBLICATO DA DONALD TRUMP
Che con il presidente americano gli obiettivi restano comuni e quella in atto non è che una pausa per dare all'Iran la possibilità di fermare la corsa al nucleare con il negoziato: ma che altrimenti a parlare saranno, di nuovo, le armi. A ribadire il concetto che la guerra non si ferma, l'ondata di bombardamenti sul Libano: violentissima, feroce, in grado di far vacillare l'accordo raggiunto poche ore prima.
[...] Quanto l'offensiva di ieri fosse stata approvata o comunque comunicata alla Casa Bianca è tutto da vedere [...]
Anche alla luce di questa ricostruzione, la scelta di attaccare il Libano proprio ieri, con una violenza che non si vedeva dalle prime fasi della guerra, fa pensare a un Netanyahu concentrato molto più sulla politica interna che sulla necessità di rispettare i patti con gli Stati Uniti.
BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP
[...] la necessità di presentarsi come il condottiero di una nazione in guerra per la sua sopravvivenza è l'elemento fondamentale della narrazione con cui Netanyahu intende presentarsi agli elettori in vista del voto previsto per fine anno.
Ben consapevole del fatto che, nel momento stesso in cui le armi saranno deposte, buona parte del Paese gli presenterà il conto di quanto accaduto dal 7 ottobre 2023: i fallimenti della sicurezza, la crisi infinita degli ostaggi, le spaccature della società, il mancato contributo degli ultraortodossi allo sforzo bellico e la paralisi dell'economia.
[...]
attacco iraniano alla citta israeliana di haifa 3
la partita per Netanyahu non si gioca solo in Iran e in Libano: ma anche (e soprattutto) in casa. E che è su questa sfida che i suoi occhi sono ben fissi. Prima che su tutte le altre.
2 - BIBI NELL’ANGOLO DEVE DIMOSTRARE DI NON AVER «SUBITO» IL CESSATE IL FUOCO LAPID: «ININFLUENTE»
Estratto dell’articolo di Davide Frattini per il “Corriere della Sera”
[...] Mr Sicurezza non può permettersi di sembrare debole. Gli israeliani che hanno fatto avanti e indietro dai rifugi sotterranei per cinque settimane, in 19 sono stati uccisi dai missili iraniani, le scuole rimaste chiuse, l’aeroporto Ben Gurion bloccato, le festività ebraiche rovinate.
DONALD TRUMP AL GUINZAGLIO DI BENJAMIN NETANYAHU - ILLUSTRAZIONE DI MARILENA NARDI PER DOMANI
MANIFESTO CONTRO NETANYAHU A TEHERAN - IRAN
Eppure la situazione che emerge dall’intesa per la pausa nei combattimenti riporta l’orologio al 28 febbraio, quando gli Stati Uniti e Israele avevano iniziato l’operazione contro l’Iran: l’uranio arricchito è nascosto da qualche parte tra le montagne, il cambio di regime non c’è stato, le stime sulla distruzione dei missili sono contrastanti. «Israele non era nemmeno vicino al tavolo quando sono state prese le decisioni che riguardano la sua sicurezza nazionale.
Ci vorranno anni per riparare i danni politici che Netanyahu ha causato per arroganza, negligenza e mancanza di pianificazione strategica», attacca Yair Lapid, a capo dell’opposizione.
PALAZZI DISTRUTTI DALLE BOMBE A TEHERAN - FOTO LAPRESSE
Di sicuro il premier israeliano era seduto al tavolo nella Situation Room alla Casa Bianca, di fronte a lui Donald Trump, quando l’11 febbraio — ricostruisce il New York Times — per un’ora ha illustrato le ragioni per andare in guerra.
[...] I due leader si sono sentiti al telefono proco prima dell’annuncio della tregua: Netanyahu ha ricevuto il messaggio e ha abbozzato, anche se — scrive il Wall Street Journal — i termini dell’intesa lo scontentavano. Soprattutto l’inserimento del Libano e di Hezbollah nel patto di tregua. Infatti, la prima uscita pubblica del premier, ieri mattina, è stata fatta solo per precisare che lo stop non si applicava al Libano dove l’aviazione sta continuando i bombardamenti.
benjamin netanyahu donald trump mar a lago
Ormai il primo ministro ha adottato una dottrina della guerra permanente in cui i fronti restano aperti: a Gaza le truppe sono ancora dispiegate in oltre metà della Striscia, in Libano sono posizionate in profondità per allontanare dal confine i miliziani di Hezbollah, armati dall’Iran.
[...] È improbabile che si prenda alcuna responsabilità, non l’ha fatto neppure dopo i massacri del 7 ottobre 2023, 1.200 persone uccise dai terroristi di Hamas, i vertici della sicurezza se ne sono già andati scusandosi, lui è al suo posto nonostante gli errori politici e strategici dietro la tragedia. Netanyahu immaginava l’operazione contro i siti nucleari iraniani dal 2009, da quando è tornato al potere e ci è rimasto. Ha sempre considerato il programma atomico degli ayatollah una minaccia esistenziale per Israele, fermarlo la sua missione della vita.
DONNA PIANGE DI FRONTE A UN PALAZZO DISTRUTTO DALLE BOMBE A TEHERAN - FOTO LAPRESSE
Per due volte ha dato l’ordine ai bombardieri di decollare: i 12 giorni di conflitto lo scorso giugno, queste cinque settimane. E ancora la questione è aperta: «O l’uranio arricchito viene rimosso o il conflitto riprenderà», ha proclamato ieri. In queste settimane assieme a Trump aveva vagheggiato di un’operazione delle forze speciali che recuperasse sul terreno i 450 chilogrammi di materiale nucleare.
vignetta ellekappa sulla ripresa dei bombardamenti di israele su gaza
Bibi non ha mai voluto seguire la strada del negoziato, non si fida degli iraniani ed è stato lui a convincere il presidente americano a lasciare il Jcpoa, l’accordo stabilito da Barack Obama per tenere sotto controllo il programma di sviluppo degli ayatollah. Come fanno notare gli analisti, la nuova intesa mediata da Trump potrebbe non essere molto diversa da quella che aveva stracciato.
valico di rafah
JD VANCE BENJAMIN NETANYAHU
bibi netanyahu
hamas gaza
TRUMP E NETANYAHU GUIDANO UN BOMBARDIERE B-2 - VIDEO REALIZZATO CON L INTELLIGENZA ARTIFICIALE
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