valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

“SE QUELLO STRONZO DI RANUCCI MI ACCUSA VADO A SPUTARGLI IN FACCIA” – VALTER LAVITOLA, INDAGATO PER STRAGE AGGRAVATA DAL METODO MAFIOSO, PARLA CON “DOMANI” DELLA BOMBA PIAZZATA IL 16 OTTOBRE SCORSO SOTTO CASA DI SIGFRIDO RANUCCI DI CUI SOGNAVA, A SUON DI SONDAGGI, LA SCALATA POLITICA: “IO HO SOLO DUE AMICI, UNO DEI DUE È SIGFRIDO. QUANDO UN GIORNALISTA DI ‘REPORT’ NON SAPEVA DOVE ANDARE DURANTE IL COVID, L’HO OSPITATO GRATIS NEL MIO B&B” – IL FACCENDIERE DIFENDE IL SUO FACTOTUM, CLESIO GOMES TAVARES, ANCHE LUI INDAGATO COME “INTERMEDIARIO” CON GLI ESECUTORI MATERIALI DELL’ATTENTATO: “NON C’ENTRA NIENTE IN QUESTA STORIA E MI CI GIOCO TUTTE E DUE LE PALLE. SE LA BOMBA L’HA MESSA LUI, L’HO MESSA ANCHE IO...”

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

Estratto dell’articolo di Enrica Riera e Nello Trocchia per www.editorialedomani.it

 

valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma

«Se questo stronzo dice di avere anche un minimo dubbio sul fatto che possa essere stato io, vado lì dove si trova e gli sputo in faccia. Lo scriva». Valter Lavitola, indagato dalla procura di Roma per strage aggravata dal metodo mafioso, parla con Domani della bomba piazzata il 16 ottobre scorso a Pomezia, sotto casa del suo «amico fraterno» Sigfrido Ranucci di cui sognava, a suon di sondaggi, la scalata politica.

 

Lavitola nega in un’ora di conversazione ogni accusa mossa dagli inquirenti capitolini che lo ritengono presunto mandante dell’attentato e a proposito del conduttore di Report specifica che se Ranucci «iniziasse a mettere in discussione» il suo «coinvolgimento» ne sarebbe «turbato».

 

VALTER LAVITOLA

[...] Lavitola [...] rivela pure, come già raccontato da questo giornale, del messaggio che, a seguito della perquisizione, ha inviato al giornalista di Raitre. «Gli ho mandato un messaggio nel quale gli ho detto quasi addio. Lui (Ranucci, ndr) mi ha telefonato e siamo stati 2 ore e 40 al telefono».

 

Proprio quel giorno, quello della perquisizione, Lavitola dice che era in procinto per partire e raggiungere l’altro indagato, Clesio Gomes Tavares, in Camerun per l’ormai famigerato progetto sul carbon credit. «Mi hanno fermato mentre caricavo le valigie in macchina e non mi hanno fatto niente – aggiunge il faccendiere pluricondannato – Se gli investigatori avessero avuto prove in mano perché non arrestarmi?».

 

Tavares, secondo i pubblici ministeri, è l’intermediario della vicenda: colui che, su input del mandante Lavitola, ha chiamato alle armi i quattro esecutori materiali, poi arrestati, per piazzare l’ordigno davanti all’abitazione di Ranucci.

 

valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma

«Lo considero mio figlio – dice ancora Lavitola sull’uomo – Posso dire che non è uno stinco di santo, non escludo sia un picchiatore e recentemente è rimasto coinvolto in una rissa: ha avuto una denuncia. Però dico una cosa: se la bomba l’ha davvaro messa lui, allora l’ho messa pure io. Non c’entra niente in questa storia e mi ci gioco tutte e due le palle».

 

Convinzioni, quelle di Lavitola, che non sembrano tenere conto delle evidenze raccolte dai magistrati. Dai sopralluoghi, passando per le intercettazioni, fino ai contatti tra il factotum del faccendiere, [...] con i quattro della banda dell’agro nolano.

 

gomes clesio tavares

E a proposito di evidenze, Lavitola contraddice anche i riscontri degli inquirenti sulla sua presenza il giorno prima dell’attentato a Pomezia. «Io il 15 settembre 2025 – dice – stavo al ristorante fino all’ora di pranzo e poi sono partito verso le cinque o le sei per l’Argentina».

 

Eppure proprio quel giorno – si legge negli atti – le celle telefoniche di Lavitola sono state agganciate nei pressi della casa del giornalista. Insieme al faccendiere c’era anche Gomes Tavares. Sui contatti col factotum, Lavitola pare andare in confusione.

 

Quando gli chiediamo come spiega i rapporti del suo «figlioccio» coi quattro esecutori materiali, il responsabile di Cefalù bistrot risponde di «non sapere niente». […]

 

VALTER LAVITOLA

Poi aggiunge: «Ho fatto un videoconferenza con Gomes l’altro ieri, gli ho mandato l’ordinanza, anche se l’avvocato me l’ha proibito» (versione confermata a Domani anche da Gomes Tavares, nell’intervista che pubblichiamo accanto).

 

In ultimo, il possibile movente. «Gli inquirenti credono che io abbia voluto aiutare Sigfrido, ma farò fare delle indagini difensive. Io ho capito com’è andata la vicenda, per tre quarti, ma non lo voglio dire agli inquirenti perché ci devono arrivare da soli», conclude Lavitola.

 

Per Lavitola l’impianto accusatorio sarebbe tutto da rivedere, c’è però un punto fermo: «Io ho due amici – dice a Domani – uno è un signore di 80 anni, un testimone di Geova che fa il marmista, e l’altro è Sigfrido».

 

il sondaggio by lavitola su ranucci leader del campo largo 1

Un amico così caro che, racconta ancora Lavitola, quando «un giornalista di Report non sapeva dove andare durante il Covid perché doveva fare la quarantena, l’ho ospitato nel mio Bed and Breakfast...Sigfrido voleva che il giornalista pagasse, tanto dopo gli avrebbero rimborsato tutto,sosteneva non fosse così. Alla fine ho offerto tutto». Del resto, «se tu hai un amico e ti dice fammi un piacere, non glielo fai?».

................................

 

valter lavitolaSILVIO BERLUSCONI - RICARDO MARTINELLI - VALTER LAVITOLAGomes Celesio Tavaresgomes clesio tavares il sondaggio by lavitola su ranucci leader del campo largo 2