
AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ…
SEBASTIANO, IL SANTO DIVENTATO ICONA GAY – L’IMMAGINE DEL BEL SOLDATO TRAFITTO DALLE FRECCE HA ATTIRATO SU DI SÉ UNA SIMBOLOGIA OMOSEX: I DARDI SAREBBERO UN’ALLUSIONE ALLA PENETRAZIONE, OLTRE CHE UN RIFERIMENTO A CUPIDO – IL DIPINTO DEL SODOMA (NOMEN, OMEN), E LA VERITÀ CHE IN POCHI SANNO: SEBASTIANO NON FU MARTIRIZZATO CON LE FRECCE. FU SÌ ATTACCATO A UNA COLONNA E SAGITTATO “COME UN PORCOSPINO”, MA SOPRAVVISSE – IL GAISSIMO MARTYRE DE SAINT SEBASTIEN DI D’ANNUNZIO E LA TRASFORMAZIONE NEL QUATTROCENTO DA RUDE SOLDATO BARBUTO A MODELLO EFEBICO…
SEBASTIANO, L’ICONA GAY
Estratto da “Catalogo dei santi ribelli”, di Leonardo Tondelli (ed. Utet)
Catalogo dei santi ribelli - leonardo tondelli
Siamo a Firenze intorno al 1515, è un bel pomeriggio di giugno.
Ma chi è che urla così? Sono i festeggiamenti per il palio di San Barnaba: i ragazzini stanno chiamando a gran voce il vincitore - che non è il fantino, ma il cavallo, anzi no, il proprietario del cavallo: Giovanni Antonio Bazzi, nato a Vercelli e residente perlopiù a Siena, soprannominato il Sodoma. Lui stesso ha detto alla folla festante di chiamarlo così!
[…] Che sfacciato, però. E infatti, appena «certi vecchi da bene» se ne accorgono («Che porca cosa, che ribalderia è questa, che si gridi per la nostra città così vituperoso nome?»), anche i «fanciulli» cambiano atteggiamento.
Da festosi diventano violenti e intolleranti. Basta un attimo. «Di maniera che mancò poco, levandosi il rumore, che non fu dai fanciulli e dalla plebe lapidato il povero Soddoma, et il cavallo e la bertuccia che avea in groppa con esso lui.»
Giovanni Antonio Bazzi - il Sodoma
[…] Leggiamo un aneddoto di Giorgio Vasari su un collega che gli stava antipatico, e ci sembra di aver trovato un episodio di omofobia come potremmo leggerlo domani sul giornale ("Artista gay inseguito e malmenato"). Non solo, ma ci sembra anche di aver messo a fuoco il prototipo dell'artista queer del Cinquecento: il Sodoma è una pazza.
Può anche darsi che il soprannome derivi da un intercalare piemontese (su, 'nduma!, "su, andiamo": persino il Dizionario biografico Treccani riporta questa etimologia un po' tirata per i capelli), però lui preferiva davvero firmarsi così […].
Spendeva come un matto, si circondava di ragazzini che gli rubavano in casa, e aveva una specie di fetish per i piccoli animali […]. Il Sodoma è irriverente, non ha rispetto per nessuno. I benedettini di Monte Oliveto lo chiamano "mattaccio", lui si vendica infilando un gruppo di donne nude nelle storie di san Benedetto, poi pur di farsi pagare le riveste.
Certo, la Treccani nega tutto, […] ma noi la sappiamo più lunga […]. Tanto più che ha dipinto un san Sebastiano abbastanza famoso. E nel Cinquecento dipingere un bel san Sebastiano nudo e sagittato doveva equivalere più o meno a un coming out, no? Le frecce naturalmente alludono alla penetrazione, come nelle raffigurazioni postmoderne del secondo Novecento.
Tutto chiarissimo. Oppure no? Il Sebastiano del Sodoma guarda in alto, verso un angelo che sta per deporre sulla sua testa l'agognata corona del martirio. È un errore curioso che molti critici e storici dell'arte non notano, appunto perché sono critici e storici dell'arte e non sono obbligati a sapere che Sebastiano non fu martirizzato con le frecce.
La versione ufficiale (che nel Cinquecento era ancora quella della Legenda Aurea di Iacopo da Varazze) stabilisce infatti che Sebastiano fu attaccato a una colonna e sagittato «come un porcospino»: è senz'altro l'episodio più famoso della sua vita... ma non è il martirio. La corona deve ancora aspettare.
cristo alla colonna di sodoma abbazia di monte olvieto, siena
Alle frecce, infatti, Sebastiano sopravvive grazie alle cure di santa Irene da Roma e della sua domestica, Lucina. Le due pie donne, venute a seppellirlo, si accorgono che respira ancora, nottetempo lo trasportano nella ricca casa di Irene (patrizia romana) e gli estraggono le frecce a una a una […].
Perché prolungare la vita di chi si è votato al martirio? E infatti, appena guarito Sebastiano corre a riconsegnarsi all'imperatore che lo condanna di nuovo, stavolta a morire flagellato: ed è la volta buona. Ad altri santi servono quattro o cinque supplizi prima di ottenere corona e paradiso.
[…] In certi casi lacopo si stava semplicemente sforzando di armonizzare storie divergenti in quella che oggi chiamiamo continuity: c'è chi dice che Sebastiano morì per le frecce, altri dicono che morì per le frustate, lacopo non vuole rinunciare a nessuna storia.
In controluce comincia ad apparire l'ambiguità del desiderio di morte del martire, che la Chiesa è molto attenta a non confondere con la pulsione suicida: è lecito agognare alla corona del martirio, ma non è concesso accelerarla; i feriti comunque si curano, come sant'Irene curò Sebastiano.
IL MARTIRIO DI SAN SEBASTIANO ATTRIBUITO AL PERUGINO
Il fatto che la stragrande maggioranza delle raffigurazioni di Sebastiano non si concentri sul martirio, ma su una tortura alla quale Sebastiano sopravvisse, è un dettaglio cruciale per comprendere la fortuna medievale del santo.
Molto prima di diventare (ufficiosamente) il santo preferito dei sodomiti, Sebastiano era venerato da appestati e lebbrosi. L'icona tipica che lo raffigura è un'immagine di sofferenza e di violenza inaudita, ma non è un'immagine di martirio. E senz'altro una sofferenza da offrire a Dio: molto prima che lo dipingesse il Sodoma, in tanti quadri Sebastiano guardava già in alto. Ma è una sofferenza che può ancora essere sanata.
L'icona di Sebastiano è un'immagine di speranza. Lui fu curato da sant Irene: tu puoi essere curato da lui. Fino a tutto il Quattrocento, almeno, nelle pale e nei polittici italiani questo messaggio è abbastanza chiaro. […]
Nel corso del Quattrocento però il messaggio diventa sempre meno limpido, intorbidito da tensioni contrastanti. Sebastiano non è più il rude soldato barbuto del Medioevo, ma un bel modello efebico o muscoloso, a seconda dei gusti del pittore (o del committente). Già dalla fine del Trecento Sebastiano ha perso il monopolio della peste e delle epidemie: molti fedeli gli preferiscono san Rocco.
Per sopravvivere nelle Sacre Conversazioni deve trovare un'altra specialità, e l'Umanesimo gliene fornisce una inaspettata: i miti greco-romani tornano di moda e questo santo soldato, a volte ritratto con una freccia in mano, viene rapidamente sovrapposto all'immagine di Apollo arciere.
SAN SEBASTIANO BRONZINO THE RENAISSANCE NUDE
Anche Apollo era associato alle epidemie: la freccia era per gli antichi l'oggetto che più immediatamente richiamava il concetto di azione a distanza. Anche quando non sarà più adoperata per rappresentare un contagio epidemico, la freccia resterà il simbolo di un'altra azione a distanza che ha tormentato poeti, artisti e flosofi sin dall'antichità: l'innamoramento.
Apollo è il dio più bello, e tale diventa Sebastiano nel nuovo pantheon greco-romano-cattolico. Così lo concepisce un amico e collega di Sodoma, fra Bartolomeo, autore del più celebre ritratto dell'arcigno Savonarola: quasi per sfida decide di dipingere un Sebastiano così bello che i frati del convento si sentono «portati al peccato» e decidono di disfarsene.
Da questo aneddoto, e dall'altro di Sodoma che dipinge donne nude dove i benedettini non le volevano (malgrado la leggenda le prevedesse), capiamo che committenti e pittori non parlano più la stessa lingua; i primi vogliono ancora immagini devozionali, i secondi si rassegnano a fornirle ma sono pur sempre artisti, hanno vite incasinate, interessi più estetici che spirituali e sono in competizione tra loro: non perché ha dipinto un Sebastiano bellissimo dobbiamo dedurre che fra Bartolomeo lo concupisse.
A quel punto del Cinquecento dipingere un Sebastiano era una sfida con i colleghi e con se stessi: significava dipingere un ragazzo nudo e bellissimo. Più bello era, più era riuscito, indipendentemente dalle aspettative e dalle necessità di chi l'affresco lo pagava.
I pittori del Rinascimento sono anche anatomisti: la figura di Sebastiano consente loro di indagare su aspetti che in altri soggetti restavano inesplorati. E l'unico santo di cui è consentito abbozzare sulla tela il pene, anche se coperto (e a volte la copertura ha una consistenza fallica: vedi il Perugino).
Un pene lo abbozza persino l'austero Piero della Francesca, nel polittico della Madonna della Consolazione; per notarlo dobbiamo confrontarlo con il Cristo dello stesso polittico, sulle cui parti intime il pittore non osa. In più di un caso i pittori vi alludono puntando una freccia proprio in quella direzione (ed è la ferita che produce più sangue). Il messaggio è ambiguo: la freccia è il peccato, o la punizione che ne è la conseguenza, o la sofferenza d'amore che il soggetto (passivo) deve sopportare.
SAN SEBASTIANO PIERO DELLA FRANCESCA - 1
E dobbiamo presumere che anche i committenti non fossero tutti bacchettoni ipocriti come […] i benedettini: che ci fosse anche chi desiderava Sebastiani bellissimi e non troppo sofferenti; non si spiega altrimenti la sopravvivenza del modello anche dopo la Controriforma, quando gli alti prelati avevano già messo nero su bianco che Sebastiano andava dipinto come nel Medioevo, barbuto e magari vestito.
Lo stesso Michelangelo nel Giudizio Universale non rinuncia a raffigurate un ragazzone aitante, che brandisce le frecce e sembra dire ai dannati sottostanti: io il Paradiso me lo sono sudato. Anche l'iconografia di sant' Irene che cura il soldato ferito continua ad avere successo, e Irene non è sempre una vedova in età avanzata.
L'associazione tra Sebastiano e omosessualità è moderna, ma non modernissima: già abbastanza scontata quando nel 1911 D'Annunzio scrive il Martyre de Saint Sébastien per le musiche di Claude Debussy e la coreografia di Ida Rubinstein, ballerina dal fascino androgino. Rubinstein vendica e rovescia secoli di attori efebici prestati a ruoli femminili. Il Sant'Uffizio reagisce mettendo all'Indice le opere di D'Annunzio, che comunque in quel momento non pensava di tornare in Italia: troppi ricordi, troppe storie finite male, troppi creditori insistenti e volgari.
le storie di san benedetto a monte oliveto, siena, by sodoma 3
Dopo D'Annunzio il dado è tratto, anzi, la freccia è scoccata: i gay hanno trovato il loro santo protettore e non lo molleranno più. Lungo il Novecento il nome viene utilizzato da scrittori di area anglosassone per creare intorno a certi personaggi almeno un dubbio, un alone di ambiguità: è il Sebastian di Ritorno a Brideshead (Evelyn Waugh) o quello di Improvvisamente l'estate scorsa (Tennessee Williams).
Ma un giovane Sebastian oggetto di attenzioni omoaffettive era già comparso nella Dodicesima notte di Shakespeare, Infine, quel che D'Annunzio poteva solo suggerire nel suo Martyre, Derek Jarman lo rende esplicito nel film del 1976 in cui Sebastiano è rappresentato come l'ex amante dell'imperatore.
Dove per secoli avevamo visto un martirio, a partire dal Novecento cominciamo a vedere un dramma della gelosia. Da Jarman in poi l'associazione tra Sebastiano e immaginario gay è diventata così comune che alcuni hanno iniziato a costruire teorie per giustificarla più seriamente: le frecce che feriscono ma non uccidono sono simbolo della penetrazione?
Senz'altro le frecce continuano a evocare un sostrato pagano: le guardiamo e pensiamo a Cupido, non c'è niente da fare. Una bella ironia per un santo che si dedicava con zelo a distruggere gli idoli pagani: alla fine ha perso, quando contempliamo il suo glorioso martirio ci viene ancora in mente l'antico Eros.
SAN SEBASTIANO PIERO DELLA FRANCESCA
ken san sebastiano
san sebastiano gay
luigi ontani, san sebastiano indiano, 1976
le storie di san benedetto a monte oliveto, siena, by sodoma 2
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