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SEMPRE IN CULO AI LAVORATORI: LE AZIENDE SPENDONO UNA FORTUNA PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E LICENZIANO I DIPENDENTI PER RISPARMIARE - SEMPRE PIÙ IMPRESE STANNO CANCELLANDO LE LORO LICENZE A MODELLI DI IA PERCHÉ I BENEFICI SULLA PRODUTTIVITÀ NON GIUSTIFICANO LE SPESE: “AXIOS” RACCONTA DEL CASO DI UN IMPRENDITORE CHE, NON AVENDO IMPOSTO LIMITI ALL’UTILIZZO DI "CLAUDE" DA PARTE DEI DIPENDENTI, SI È RITROVATO A SPENDERE ADDIRITTURA MEZZO MILIARDO DI DOLLARI IN UN SOLO MESE – MA QUELLI CHE NON VOGLIONO RINUNCIARE ALL’IA TAGLIANO IL PERSONALE PER FAR FRONTE AI COSTI ELEVATI DEI “BOT”…

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Sintesi dell’articolo di Madison Mills per www.axios.com

 

intelligenza artificiale nel lavoro

Secondo un’analisi di Axios, nel mondo aziendale sta emergendo una crescente insofferenza verso i costi dell’intelligenza artificiale. Dopo la corsa sfrenata all’adozione dei chatbot e degli agenti AI, molte aziende iniziano a chiedersi se gli enormi investimenti stiano davvero producendo risultati concreti.

 

I segnali di rallentamento si moltiplicano. Microsoft, secondo quanto riportato da The Verge, avrebbe cancellato gran parte delle licenze di Claude Code, anche a causa dei costi elevati. Allo stesso tempo il direttore operativo di Uber ha ammesso che le spese per l’AI stanno diventando «sempre più difficili da giustificare».

 

Un consulente specializzato ha raccontato ad Axios il caso di un cliente che, non avendo imposto limiti all’utilizzo di Claude da parte dei dipendenti, si è ritrovato a spendere addirittura mezzo miliardo di dollari in un solo mese.

 

intelligenza artificiale lavoro

Il problema è che molte imprese stanno affrontando contemporaneamente costi IT in crescita, benefici sulla produttività ancora poco chiari e un crescente scetticismo da parte dei lavoratori. In alcuni casi le aziende stanno persino utilizzando l’automazione come giustificazione per i licenziamenti. Ma secondo Anuj Kapur, amministratore delegato di CloudBees, i tagli al personale potrebbero essere semplicemente «l’unica leva che possono azionare» per compensare le enormi bollette generate dall’intelligenza artificiale.

 

Ali Ansari, CEO della società Micro1, sostiene che il mercato stia vivendo una salutare fase di correzione dopo l’epoca del cosiddetto “tokenmaxxing”, ovvero la tendenza a consumare il maggior numero possibile di token AI senza preoccuparsi dei costi. «La realtà dell’AI oggi è che funziona davvero soltanto per la programmazione», afferma Ansari. Secondo lui molte aziende hanno sopravvalutato le capacità degli agenti intelligenti, finendo per aumentare i costi senza ottenere un ritorno sugli investimenti adeguato.

 

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Axios individua quattro grandi ostacoli all’adozione efficace dell’intelligenza artificiale nelle imprese.

 

Il primo riguarda gli utilizzi sbagliati. «La maggior parte delle persone cerca di automatizzare le attività che non le piacciono, non quelle che generano maggior valore per l’azienda», spiega Sophia Velastegui, ex responsabile AI di Microsoft e oggi CEO di Velastegui Ventures.

 

Il secondo è il costo. Un dirigente tecnologico ha raccontato che alcuni dipendenti usavano i modelli AI perfino per controllare il meteo, ignorando che ogni interrogazione genera consumi e spese. «I piani aziendali non sono davvero all-you-can-eat», osserva Axios.

 

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Il terzo problema sono le persone. Secondo gli esperti, manager e dipendenti stanno ancora imparando come utilizzare correttamente questi strumenti. Distribuire licenze AI a tutti sperando che emerga spontaneamente qualche beneficio, la strategia definita da Velastegui «lasciare sbocciare mille fiori», non sta producendo risultati tangibili.

 

Infine c’è il tema dei dati. Molte aziende sono riluttanti a concedere agli agenti AI accesso completo alle informazioni proprietarie. Ma senza dati sufficienti, sottolinea Josh Pantony, CEO di Boosted.ai, gli strumenti diventano inevitabilmente meno efficaci.

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La domanda che ora si pongono dirigenti e investitori è se le imprese riusciranno a sviluppare un utilizzo più disciplinato e redditizio dell’intelligenza artificiale oppure se, dopo l’entusiasmo iniziale, scatterà una fase di restrizioni e tagli che potrebbe frenare la diffusione della tecnologia. Fonte: Axios.