FLASH! – ANCHE GIORGIA MELONI ALLA CORTE DI LEONARDO DEL VECCHIO: GIOVEDÌ 5 NOVEMBRE, LA PREMIER…
SEMPRE IN CULO AI LAVORATORI DIPENDENTI - SECONDO “IL SOLE 24 ORE”, GLI EFFETTI DEL TAGLIO DELL’IRPEF PREVISTO DALLA "MANOVRINA" NON SARANNO VALIDI PER ALMENO 1,71 MILIONI DI PENSIONATI: LO SCONTO PER IL CETO MEDIO VIENE AZZERATO DAL MECCANISMO SULLA RIVALUTAZIONE DEGLI ASSEGNI PREVIDENZIALI - IL PESO DELL’INFLAZIONE GALOPPANTE SOTTOVALUTATO DA MELONI E GIORGETTI NELLA LEGGE DI BILANCIO…
POSTA - CARO DAGO, FACCIO PARTE DEL “FAMIGERATO” CETO MEDIO, CON PENSIONE BEN MERITATA DOPO OLTRE 40 ANNI DI COSPICUI CONTRIBUTI VERSATI E TASSE PAGATE FINO ALL’ULTIMO CENTESIMO, ESSENDO STATO UN LAVORATORE DIPENDENTE. MI PARE CHE IL GOVERNO CI STIA PRENDENDO IN GIRO: LA RIDUZIONE DELLE TASSE, PARI AL MASSIMO DI 500 EURO L’ANNO, VIENE COMPLETAMENTE ANNULLATA DALLA RIDUZIONE DEI COEFFICIENTI DI RIVALUTAZIONE DELLE PENSIONI. ANZI, SE ANDASSE IN PORTO LA RIFORMA, CI SAREBBE UNA PERDITA SECCA RISPETTO AI PRECEDENTI REGIMI FISCALI. COMPLIMENTI PER LA FACCIA TOSTA...
È IN ARRIVO UN NUOVO CETRIOLONE PREVIDENZIALE! – LA LEGGE DI BILANCIO PORTA A MILIONI DI PENSIONATI UNA PESSIMA NOTIZIA: UNA PERDITA SECCA CHE VA DA 144,17 EURO A 1.314,17 EURO ANNUI PER EFFETTO DEL MECCANISMO DI RIVALUTAZIONE – AVRÀ UN RIMBORSO INTEGRALE DEL COSTO DELLA VITA (100%) SOLO CHI È TITOLARE DI UN ASSEGNO MENSILE ENTRO 2.447 EURO LORDI. PER TUTTI GLI ALTRI, L'ADEGUAMENTO DIMINUISCE PROGRESSIVAMENTE – E LA STANGATA PER I PENSIONATI POTREBBE ESSERE PEGGIORE, SE DOVESSE ESSERCI UN ULTERIORE RIALZO DEI PREZZI...
Estratto dall’articolo di Gianni Trovati per “il Sole 24 ore”
EFFETTO TAGLIO RIVALUTAZIONI PENSIONI E RIDUZIONE IRPEF MANOVRA IL SOLE 24 ORE
Il tiro alla fune nella maggioranza intorno alle sorti del «ceto medio» ha accompagnato la bozza della legge di bilancio fin sulla soglia di Palazzo Chigi, e ne ha modificato la struttura in extremis per far spazio al taglio Irpef che ha imposto di aumentare il conto a carico di banche e assicurazioni per coprirlo.
Tanta attenzione politica non ha però investito i pensionati delle stesse fasce di reddito. Che hanno giocato in manovra una partita parallela: e l’hanno persa, almeno per ora.
Il taglio all’indicizzazione, cioè alla rivalutazione automatica degli assegni previdenziali pensata per evitare che perdano (troppo) terreno rispetto all’inflazione, infittisce i propri effetti sulle stesse fasce di reddito interessate dalla riduzione dell’Irpef.
Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti
Ma i suoi impatti sono sempre molto più pesanti del beneficio fiscale determinato dall’allargamento del secondo scaglione Irpef, che taglia di 10 punti (dal 43% al 33%) l’aliquota sulle quote di reddito superiori ai 50mila euro l’anno.
E che, alla fine dei conti, per gli 1,71 milioni di pensionati interessati si traduce in una sorta di premio di consolazione: troppo leggero per pareggiare i conti. In questa platea, 1,15 milioni di persone rientrano nel raggio d’azione del taglio Irpef: con la conseguenza che il 35% degli interessati da questo «sconto per il ceto medio» vedrà più che azzerati gli effetti fiscali nella propria pensione. [...]
I calcoli finali sulla quota reale di potere d’acquisto che sarà bruciata sul falò dei prezzi si potranno fare solo con i dati definitivi sull’inflazione di quest’anno. La manovra stima un risparmio da 2,6 miliardi nel triennio, sostanzialmente pari al fondo accantonato per la flessibilità in uscita che la Lega chiede di utilizzare per la nuova «quota 100», basandosi sul tasso d’inflazione al 2,8% indicato dall’ultimo programma di finanza pubblica.
Ma l’accelerata d’autunno ha già portato la media mensile al 3,14% e l’inflazione acquisita a ottobre al 3,4%, e un’occhiata alle dinamiche di fine 2025 suggerisce che il tasso annuale sarà anche più alto. La riduzione della spesa statale garantita dal taglio all’indicizzazione è proporzionale all’aumento dei prezzi, quindi potrà rivelarsi molto superiore a quella messa in preventivo. [...]
L’imposta sui redditi, prima di tutto, si alleggerisce solo per i redditi superiori a 50mila euro lordi all’anno, mentre le forbici sulla rivalutazione partono da sotto i 33mila euro lordi, quando si superano le quattro volte il trattamento minimo aggiornato del prossimo anno.
L’Irpef, poi, agisce per scaglioni di reddito, mentre l’indicizzazione ripensata sul modello 2023-24 colpisce tutta la pensione, e non solo le somme che superano le varie soglie. La profondità del loro colpo è molto maggiore all’entità dei benefici Irpef: e l’effetto incrociato delle due misure si limita a far imbizzarrire la curva delle perdite reali subite dalle diverse pensioni.
GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
Per esempio a 50mila euro all’anno, che corrispondono a 3.846 euro lordi e quindi a poco più di 2.700 euro netti al mese, la perdita netta sarebbe di 797,6 euro annui. A 53mila euro di reddito, il sacrificio scenderebbe a 526,1 euro per attestarsi a 345,2 euro quando la dichiarazione ne vale 55mila lordi.
Da quel livello in poi, lo sconto Irpef si ferma a 500 euro, quindi il rosso ricomincia a crescere per effetto della mancata rivalutazione. I quasi 800 euro di perdita complessiva registrati a 50mila euro si riaffacciano a quota 78mila euro lordi, e da lì aumentano in proporzione alla pensione. Nei casi più fortunati, fra 50 e 60mila euro, lo sconto Irpef arriva a più che dimezzare il taglio: da 82mila euro in su, si limita a ridurlo di meno di un terzo.
Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti
INPS - PENSIONATI
RIFORMA DEL FISCO
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