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Lorenzo D’Albergo e Francesco Salvatore per “la Repubblica - Roma”
Nessun suicidio. Sara Bosco, la 16enne trovata senza vita in un padiglione dismesso del Forlanini, è stata uccisa. Il colpo di scena nelle indagini sulla morte della minorenne di Santa Severa arriva dalla procura: il pm Antonino Di Maio da ieri indaga per omicidio con dolo eventuale e spaccio di sostanze stupefacenti.
E nel mirino ha già messo una delle ultime persone ad aver visto la ragazzina ancora in vita: è un giovane pusher afghano. Negli ultimi giorni ha fatto perdere le proprie tracce, ma fino alla morte della ragazzina si muoveva tra le corsie dell’ospedale abbandonato sulla Gianicolense, la stazione Termini, lo scalo Ostiense e il Pigneto.
La sua relazione con Sara è un intreccio di sesso e droga: al giovane straniero – è questa l’ipotesi su cui sono al lavoro gli agenti del commissariato Monteverde – Sara si sarebbe concessa in cambio della dose che le è costata la vita. Quando l’ha assunta, la 16enne era “pulita” da un mese e mezzo.
Un periodo di astinenza che, sommato a giorni di vagabondaggio, potrebbe aver potenziato gli effetti della droga che lo spacciatore afghano le avrebbe ceduto in cambio di un rapporto sessuale: quando è stata trovata ormai cadavere, la vittima non indossava altro che un paio di mutandine.
L’inchiesta, allora, potrebbe avere presto un’altra svolta. In attesa dei risultati degli esami tossicologici, gli investigatori non escludono nessuna ipotesi. Neanche quella secondo cui Sara potrebbe essere stata costretta a prostituirsi. Katia Neri, madre della ragazzina con un passato da tossicodipendente, sarà allora riascoltata con attenzione (le sue prime testimonianze non hanno convinto gli inquirenti) per approfondire abitudini e movimenti di Sara dopo la fuga dalla comunità di recupero “Piccolo carro” di Perugia assieme a una coetanea poi tornata alla base. La donna sarà chiamata a riempire i vuoti di una storia dai tratti sempre più inquietanti.
Tanto che ieri, nell’ospedale dismesso, è tornata la polizia. Ricovero per sbandati, i padiglioni del Forlanini sono stati riconsegnati alla Regione. Ieri mattina al suo interno c’erano 24 persone: sei italiani, tra cui una donna incinta, quattro romeni e 13 extracomunitari sono stati denunciati per occupazione abusiva.
Un marocchino è finito in manette: addosso aveva soldi in contanti e droga pronta per essere spacciata. In più avrebbe dovuto trovarsi a Badolato Marina, in provincia di Catanzaro, ai domiciliari. Il blitz non ha scoraggiato gli habitué della struttura: ieri pomeriggio hanno provato a infilarsi di nuovo nel vecchio ospedale e la polizia è dovuta tornare sul posto.
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