LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE…
Mario Gerevini per il “Corriere della Sera”
Una signora ungherese, Cecilia Krisztina Hazai, 45 anni, rivendica, con un atto formale, i diritti su 250 pellicole anni Cinquanta e Sessanta che hanno fatto la storia del cinema italiano (e non solo). Alcuni film, come Accattone e Comizi d’Amore di Pier Paolo Pasolini o Il Grido di Michelangelo Antonioni, sono considerati dai critici tra i cento film italiani che «hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il ‘42 e il ‘78».
Altri hanno attraversato generazioni: Il Vedovo (1959) di Dino Risi con Alberto Sordi e Franca Valeri; Il Federale (1961) dove Luciano Salce dirige Ugo Tognazzi, alias Primo Arcovazzi, e una quindicenne Stefania Sandrelli; Tototruffa ‘62 (1961), con la mitica gag della Fontana di Trevi.
È un assaggio di ciò che rivendica miss Hazai. Poco conosciuta ma non una sprovveduta, lavora da anni nel mondo della produzione tv e cinema. E il modo in cui si attribuisce i diritti non è sotterraneo o ambiguo: tre pagine di inserzione in Gazzetta Ufficiale. Uno dei grandi esperti in diritto d’autore, l’avvocato Luciano Daffarra, esprime qualche perplessità sulla effettiva titolarità del pacchetto.
Ma andiamo al sodo. Media Company, di cui Hazai è amministratore unico, dichiara di essere «titolare di tutti gli esclusivi diritti di utilizzazione economica» delle 250 pellicole elencate. Quindi riproduzione, diffusione e qualsiasi attività generi un introito dall’opera. I diritti riguardano «l’Italia, ex colonie, Malta, Svizzera italiana, S. Marino, Città del Vaticano, Tv Montecarlo e Capodistria».
Ex colonie? La signora Hazai riceverà riscontri poco cortesi in Libia o in Etiopia. Gli ungheresi fanno sapere che intendono continuare ad esercitare «tutti gli esclusivi diritti di utilizzazione economica delle opere per la maggior estensione della durata del diritto d’autore». Ma sono davvero i proprietari di questi diritti? O stanno tentando di intestarsi i cosiddetti «diritti orfani»? O, ancora, sono prestanome dei titolari effettivi?
stefania sandrelli e pietro germi
L’Ungheria è una sorta di paradiso fiscale dei diritti d’autore. Quindi Media Company potrebbe essere una società di comodo. Secondo l’avvocato Daffarra non è escluso che Hazai intenda «puntare, con un’acrobatica interpretazione della legge (che, tra l’altro, eleva da 50 a 70 anni la protezione delle opere, ndr ), ad acquisire la titolarità dei diritti in assenza di comunicazione agli autori o all’inserzione in Gazzetta della facoltà di continuare nell’esercizio dei diritti esclusivi da parte dei reali titolari».
Ma fino a prova contraria la signora di Budapest è la «padrona» delle 250 pellicole. Alcune dimenticabili ma simbolo di un’epoca: Zorro contro Maciste , Sansone contro il Corsaro Nero , i primi pudicissimi film sexy supersoft sui quali piombava zelante la mannaia della censura. E poi le opere firmate Germi, Salce, Lizzani, Bolognini, Lattuada, Comencini, Antonioni, Steno, Risi, Pasolini, Pontecorvo, De Sica, Rossellini. Anche qualche film francese e perfino Il Processo (1963) di Orson Welles. Per i diritti telefonare Cecilia Hzai, Vàci Utca 18, Budapest .
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