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E ORA SUONI IL MIO PIFFERO? - UNA STUDENTESSA DEL CONSERVATORIO SANTA CECILIA DI ROMA SAREBBE STATA MOLESTATA DAL SUO INSEGNANTE DI FLAUTO, 67ENNE: "MI BACIAVA SE ESEGUIVO BENE UN BRANO. LO CHIAMAVA “BACIO ACCADEMICO”. SE SBAGLIAVO, ARRIVAVA UNA SCULACCIATA. ALTRE VOLTE, DURANTE LE LEZIONI, MI TOGLIEVA IL FLAUTO DALLA BOCCA E MI TOCCAVA NELLE PARTI INTIME" - "MI DICEVA CHE ERO UNA RAGAZZA CASA E CONSERVATORIO E CHE LUI AVREBBE POTUTO SPIEGARMI ALTRO DEL MONDO, CHE SAREBBE STATO IN GRADO DI RENDERMI MENO RIGIDA" - A DENUNCIARE IL DOCENTE NON È STATA LA RAGAZZA MOLESTATA, MA UNA SUA AMICA A CUI AVEVA RACCONTATO LA VICENDA...
Estratto dell'articolo di Ettore Saladini per www.repubblica.it
molestie di un professore in aula 4
«Mi baciava se eseguivo bene un brano. Lo chiamava “bacio accademico”. Se sbagliavo, invece, arrivava una sculacciata. Altre volte, durante le lezioni, mi toglieva il flauto dalla bocca e mi toccava nelle parti intime». Sono lezioni di musica al Conservatorio Santa Cecilia che si trasformano in violenze sessuali, quelle che emergono dal racconto di una giovane flautista.
Una serie di abusi che, per la procura, la ventiquattrenne ha subito nel 2022 dal suo maestro, proprio nelle stanze insonorizzate dell’istituto. Accuse che hanno portato il professore, un clavicembalista e flautista di 67 anni oggi in pensione, sul banco degli imputati per violenza sessuale.
molestie di un professore in aula 2
Il talento della ragazza per la musica era indiscutibile. L’uomo se n’era accorto. E pensava di poterla aiutare. Non solo, però, nella precisione e nel trasporto dell’esecuzione. Ma anche a «sciogliersi» nella vita: «Mi diceva che ero una ragazza casa e conservatorio e che lui avrebbe potuto spiegarmi altro del mondo», ha raccontato in aula la giovane. «Diceva che sarebbe stato in grado di rendermi meno rigida, più sicura di me, di farmi scoprire aspetti che non conoscevo».
molestie di un professore in aula 1
Un crescendo di attenzioni indesiderate: «Inizialmente si limitava ad aiutarmi a correggere la postura, ad assistermi con la respirazione. Poi, però, le mani dal ventre hanno iniziato a scendere sempre di più». L’uomo, si legge nelle carte, le toccava glutei, genitali e cosce. La «baciava più volte in bocca [...] bloccandola in un angolo e impedendole di andare via». Lei non riusciva a reagire: «Non gli ho mai detto di fermarsi. Non perché non volessi, ma perché non riuscivo», ha aggiunto.
Anche se non si sottraeva, il corpo parlava comunque: «Mi sentivo pietrificata, di marmo». [...] Lui, ha detto la giovane, ironizzava sul fatto che tremasse: «Diceva che era contento che fossi maggiorenne e consenziente, che voleva spingersi più in là. Ma che non poteva farlo dentro il conservatorio: sarei dovuta andare a casa sua, dove mi ha invitato più volte».
La flautista racconta tutto alle sue amiche, ma non vuole denunciare: «Volevo lasciarmi alle spalle la vicenda, non volevo che quei momenti continuassero a essere nella mia vita», ha spiegato ieri ai giudici. Eppure, una delle sue compagne di corso lo fa al posto suo. E la vicenda, nata tra spartiti e flauto traverso, approda nelle aule di piazzale Clodio. [...]
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