DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE…
UN SILENZIATORE, UN TAGLIACARTE "DECORATO" CON UNA SVASTICA E UNA SUA FOTO IN DIVISA: COSA È STATO TROVATO IN CASA DEL 64ENNE DI ALESSANDRIA ACCUSATO DI AVER PARTECIPATO, TRA IL 1992 E IL 1995, AI "SAFARI DI UOMINI" SULLE COLLINE DI SARAJEVO - L'UOMO ANDO' IN BOSNIA A COMBATTERE E, SECONDO LA TESTIMONIANZA AI PM DELLA SUA EX COMPAGNA, "AVEVA UCCISO DELLE PERSONE. PER QUESTO, DI NOTTE, SI SVEGLIAVA A CAUSA DEGLI INCUBI" - LA DONNA RIVELA AGLI INQUIRENTI: "MI DISSE CHE CON LUI C’ERANO DELLE PERSONE CHE FACEVANO IL WEEKEND PER FARE IL CECCHINO E SPARARE AI MUSULMANI" - IL PROFILO CRIMINOLOGICO DEL PRESUNTO CECCHINO: APPASSIONATO DI ARMI, PRIVO DI EMPATIA, RIMORSO O SENSO DI COLPA PER LE SUE AZIONI PASSATE, ANAFFETTIVO E FETICISTA...
Estratto dell'articolo di Giuseppe Guastella per il “Corriere della Sera”
sarajevo civili sotto il tiro dei cecchini del weekend
La foto di un uomo in mimetica bianca che punta un fucile di precisione da una postazione in mezzo alla neve è solo un elemento dell’ultimo sviluppo dell’inchiesta sui «cecchini del weekend» che nei primi anni Novanta sarebbero partiti dall’ Italia per fare il tiro al bersaglio, orribile e disgustoso, sui civili innocenti di Sarajevo.
La Procura di Milano ha anche la testimonianza dell’ex compagna alla quale l’indagato, che conservava il quadretto in casa, aveva confessato di aver partecipato ai safari umani del disonore.
La donna ha dichiarato che una volta il compagno si svegliò in piena notte in preda a uno di quegli incubi che gli venivano perché, le disse, «aveva ucciso delle persone» quando era andato in Bosnia a combattere. L’uomo, genovese di 64 anni che vive nell’Alessandrino, le disse anche che «partiva da Milano con l’aereo e che con lui c’erano delle persone che facevano il weekend (…) per fare il cecchino e sparare ai musulmani».
Nelle aree di guerra controllate dai serbi si muoveva con un lasciapassare che «conservava gelosamente», che era poi «una fotografia di lui in piedi in posa militare con una sorta di divisa», con dietro scritta «una sorta di autorizzazione» e sulla quale c’erano dei segni che corrispondevamo alle persone uccise nei combattimenti (...). Una sorta di conta».
Non ne è stata trovata traccia in casa del presunto killer nella perquisizione di ieri dei Ros su ordine del procuratore di Milano Marcello Viola e del pm Alessandro Gobbis. Sono stati trovati, però, un silenziatore per arma da fuoco, un tagliacarte con una svastica, oltre alla foto del tiratore incorniciata che gli inquirenti ritengono «significativa» della sua personalità. [...]
Con i pm si era avvalso della facoltà di non rispondere e in una memoria ha smentito le dichiarazioni alla stampa. Il profilo dell’uomo rientra in quello «criminologico» del cecchino-tipo tracciato stilato da una consulente della Procura: appassionato di armi e di caccia, privo di «qualsiasi possibilità di empatia, rimorso o senso di colpa per le sue azioni passate», anaffettivo e feticista.
«Mi minacciava spesso anche di morte», ha messo a verbale la compagna con i Carabinieri aggiungendo che collezionava armi, visori notturni e silenziatori, come quello trovato in casa. D. Dichiarazioni tutte da verificare, se sarà possibile dopo più di 30 anni.
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