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LA SOBRIETÀ METTE A RISCHIO LA SOCIALITÀ? - CHI RINUNCIA ALL’ALCOL FINISCE PER RITROVARSI ESCLUSO DA ABITUDINI SOCIALI CONDIVISE, COME BRINDISI ALLE FESTE E USCITE DOPO IL LAVORO - AMICI E FAMILIARI SI CHIEDONO COME COMPORTARSI CON LE PERSONE CHE DECIDONO DI DARCI UN TAGLIO CON VINO, BIRRA E DRINK - IL “WASHINGTON POST” HA RACCONTATO LE ESPERIENZE DI CHI HA SMESSO DI TRINCARE, TRA DECISIONI MATURATE GRADUALMENTE E DIFFICOLTÀ AD ESSERE ACCETTATI DAGLI ALTRI…
Sintesi dell’articolo di Megan Buerger per il “Washington Post”
Rinunciare all’alcol può mettere in discussione abitudini condivise: le cene con il vino, le uscite dopo il lavoro, i brindisi alle feste. E può lasciare amici e familiari incerti su come comportarsi: continuare a invitare, ordinare da bere, oppure cambiare i programmi? Il disagio, però, non nasce sempre dalla scelta di chi smette. A volte riguarda ciò che quella scelta fa emergere negli altri.
Lo racconta Megan Buerger sul “Washington Post”; attraverso le esperienze di persone che hanno lasciato l’alcol e di chi le accompagna. Per Josh Luton, 39 anni, la decisione è arrivata gradualmente: sposato, con due figli e un lavoro stressante, per anni aveva considerato normali i martini serali, seguiti talvolta da vino o bourbon.
Poi, dopo aver ascoltato un episodio del podcast del neuroscienziato Andrew Huberman sui consumi di alcol, ha iniziato a interrogarsi sulle proprie abitudini. Ha fatto alcune pause, finché nel 2022 ha smesso.
Le reazioni non sono state tutte di sostegno. Un amico che beveva molto lo ha rimproverato per un’intera serata, deridendo la sua scelta. «Sto facendo questa scelta per me», ha detto Luton al *Post*, raccontando di essersi sentito sminuito proprio mentre affrontava un cambiamento difficile.
Anche il matrimonio lo preoccupava: lui e la moglie amavano organizzare viaggi intorno a ristoranti, menu degustazione e abbinamenti di vini. Ma lei gli ha detto che, da sobrio, ritrovava il marito. Oggi continuano a viaggiare e a frequentare ristoranti; lui ordina spesso un’acqua frizzante e ricorda che, in una recente vacanza a Salisburgo, hanno provato anche un abbinamento di vini analcolici.
Il mutamento culturale rende la sobrietà più visibile, ma non sempre più semplice. Secondo un sondaggio Gallup del 2026 citato dal *Washington Post*, la quota di americani che dichiara di bere è al livello più basso da quasi novant’anni. Intanto, birre, vini e distillati analcolici sono diventati una presenza comune nei menu dei bar.
Eppure, racconta Ruby Warrington, autrice che ha coniato l’espressione “sober curious”, quando aveva smesso di bere si sentiva ripetere: «Ma tu non hai un problema!». Mancava un modo condiviso per comprendere chi rinuncia all’alcol senza identificarsi come dipendente.
Il cambiamento può alterare anche il ruolo che il bere aveva nelle amicizie. Per alcune persone era una sorta di interesse comune, come andare in bicicletta o provare nuovi ristoranti. Quando viene meno, ci si può domandare che cosa tenga insieme il rapporto.
Laura McKowen, fondatrice di una comunità di sostegno, osserva che la sobrietà può spingere chi sta intorno a interrogarsi sulle proprie scelte. E i cambiamenti di chi smette — dal sonno alla salute, aspetti che alcuni studi hanno associato alla riduzione o all’astensione dall’alcol — possono suscitare disagio in chi continua a bere.
Non tutte le relazioni, però, si interrompono. Warrington racconta che le amicizie sopravvissute alla sua scelta erano quelle fondate su un legame più profondo; i rapporti in cui l’alcol era il principale collante si sono invece diradati. Altri amici, col tempo, hanno accolto con sollievo l’idea di vedersi senza bere.
Per chi vuole sostenere una persona, terapeuti e specialisti intervistati dal *Post* consigliano di non minimizzare con frasi come «non pensavo avessi un problema» e di non presumere che cosa l’altro desideri.
Meglio chiedere, con semplicità, come sta andando o se preferisce che a una cena si porti alcol. Un’amica di McKowen le domandò proprio questo prima di un barbecue: «Portiamo alcol? È difficile per te?». Per lei fu un sollievo poter rispondere senza che altri decidessero al suo posto.
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