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“NESSUNO DI NOI PUÒ SGARRARE, PERCHÉ MANTOVANO CONTROLLA TUTTI I VOTI DA PALAZZO CHIGI” – NELL’IMPAZZIMENTO GENERALE PRIMA DEL VOTO SULLA LEGGE ELETTORALE, UNA DEPUTATA DI FDI E’ CONVINTA CHE IL SOTTOSEGRETARIO CON LA DELEGA AI SERVIZI SEGRETI POSSA TENERE D’OCCHIO DA REMOTO I SINGOLI PARLAMENTARI E I LORO VOTI – TRA IL TIMORE DI "SPIE" MANDATE IN TRIBUNA A FARE I VIDEO E LA CERTEZZA DI COLLEGHI-DELATORI SGUINZAGLIATI TRA I BANCHI A SORVEGLIARE, NELLA MAGGIORANZA È UN TUTTI CONTRO TUTTI: NESSUNO SI FIDA PIÙ NEANCHE DEL COMPAGNO DI BANCO - FEDERICO FORNARO, L’ESPERTO DI LEGGE ELETTORALE DEL GRUPPO PD, AMMETTE CHE “C’È UN CLIMA STRANO, TROPPO TRANQUILLO”: “I FRANCHI TIRATORI SONO COME I VIETCONG, CHE SBUCAVANO DAI CUNICOLI ALL’IMPROVVISO. MICA METTEVANO PRIMA I CARTELLI”
Francesco Bei per repubblica.it - Estratti
Questa caccia al franco tiratore ha un tantino preso la mano. Alla Camera i capi di Fratelli d’Italia hanno letteralmente terrorizzato i gruppi parlamentari di maggioranza, soprattutto il loro. Le donne di FdI — le prime sospettate per l’agguato di luglio nel voto segreto — ormai hanno paura persino a traversare da sole i corridoi di Montecitorio.
Stefano Graziano, un gentiluomo del Pd che intrattiene rapporti cordiali con le deputate meloniane, ieri cercava di calmarne una spaventatissima: «Ma sei matta? Ti dico che non è possibile!». Non appena la collega volta l’angolo, Graziano riferisce incredulo: «Mi ha detto che stavolta nessuno di loro può sgarrare, perché Mantovano controlla tutti i voti da palazzo Chigi».
A questo siamo, nell’impazzimento generale una deputata di FdI è davvero convinta che il sottosegretario con la delega ai servizi segreti possa tenere d’occhio da remoto come votano i singoli parlamentari. Ma rende bene il clima rassegnato che si respira alla Camera in vista del voto segreto di domani: nessuno prevede sorprese, la minaccia di Meloni di andare subito a dimettersi ha sortito l’effetto voluto.
Eppure… Federico Fornaro, l’esperto di legge elettorale del gruppo Pd, ammette che «c’è un clima strano», tutto troppo tranquillo: «I franchi tiratori sono come i vietcong, che sbucavano dai cunicoli all’improvviso. Mica mettevano prima i cartelli». Sarà, staremo a vedere.
Intanto le ore trascorrono tra la noia e i tramezzini della buvette, mentre in aula prosegue la chiama nominale per le due fiducie. Il tempo non passa mai, come nel fortino del deserto dei tartari. Tutti richiamati, tutti presenti, il povero Francesco Mura, un deputato sardo di FdI, l’hanno costretto a presentarsi con le stampelle e si trascina a fatica.
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CHIARA COLOSIMO GALEAZZO BIGNAMI
Nei capannelli la discussione non è più “se” la legge elettorale sarà approvata, ma si ragiona come se già fosse in vigore. Sui divanetti in zona centrosinistra si parla solo di primarie Conte-Schlein. Su quelli di destra stranamente non c’è quasi nessuno, sono tutti in aula e non si muovono. Li hanno davvero spaventati con questa storia del voto controllato, delle spie mandate in tribuna a fare i video, dei colleghi-delatori sguinzagliati tra i banchi a sorvegliare. È un tutti contro tutti, nessuno si fida più del fratello (o della sorella).
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ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
federico fornaro in lacrime
GIORGIA MELONI E ALFREDO MANTOVANO - FOTO LAPRESSE
ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
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