jeffrey epstein con mohammed bin salman

"SONO SICURO CHE STAI APRENDO MOLTE GAMBE" – LA MAIL DI UN MEMBRO DELLA CASA REALE SAUDITA, RAFAAT AL SABBAGH, A JEFFREY EPSTEIN, GETTA NUOVE OMBRE SUI RAPPORTI TRA RIAD E IL FINANZIERE PEDOFILO – NEL SUO STUDIO, EPSTEIN TENEVA UNA FOTO CHE LO RITRAEVA CON MOHAMMED BIN SALMAN. NELLA STESSA CASA, NEL 2017, ARRIVARONO ALCUNI PEZZI DELLA KISWA, IL DRAPPO NERO RICAMATO IN ORO CHE RICOPRE LA KAABA ALLA MECCA, IL LUOGO PIÙ SACRO DELL’ISLAM. COME HA FATTO UN OGGETTO COSÌ CARO AI MUSULMANI A FINIRE NELLA CASA DI UN NOTO PREDATORE SESSUALE? – LA MAIL DEL 2009 DI EPSTEIN AL SULTANO AHMED BIN SULAYEM, UOMO D'AFFARI DEGLI EMIRATI: “MI È PIACIUTO IL VIDEO DI TORTURE”, “L’UCRAINA E LA MOLDAVA SONO ARRIVATE”

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

DAL REGNO UNITO ALL’ARABIA SAUDITA, LE RAMIFICAZIONI MONDIALI DELLO SCANDALO EPSTEIN

Estratto dell’articolo di Enrico Franceschini per www.repubblica.it

 

[…] Arabia saudita

jeffrey epstein mohammed bin salman

“Sono sicuro che lei sta aprendo molte gambe”, scrive a Epstein un importante membro della casa reale saudita, Rafaat al Sabbagh, consigliere del principe della Corona Mohammed bin Salman. Nel suo studio, Epstein teneva una foto che lo ritrae proprio insieme a Mbs, ma non è chiaro quando sia stata scattata.[…]

 

IL TELO SACRO DELLA KAABA NELLA CASA DI JEFFREY EPSTEIN: COME CI È ARRIVATO E CHI HA ORGANIZZATO LA SPEDIZIONE

Da https://it.euronews.com/

 

Dai documenti recentemente resi pubblici sui rapporti e le attività di Jeffrey Epstein emerge un elemento che ha suscitato forte scalpore a livello internazionale: nella sua abitazione statunitense arrivarono nel 2017 alcuni pezzi della kiswa, il drappo nero ricamato in oro che ricopre la Kaaba alla Mecca, il luogo più sacro dell’Islam. La circostanza è emersa dall’analisi di email, fatture e documenti logistici contenuti nei cosiddetti “Epstein Files”.

 

Chi ha organizzato la spedizione del telo della Kaaba

JEFFREY EPSTEIN CON AHMED BIN SULAYEM E LA KISWA DELLA MECCA

La corrispondenza, datata tra febbraio e marzo 2017, mostra che la spedizione fu organizzata da Aziza al-Ahmadi, donna d’affari legata agli Emirati Arabi Uniti, in collaborazione con un uomo identificato come Abdullah al-Maari.

 

I documenti indicano che il materiale partì dall’Arabia Saudita e arrivò negli Stati Uniti attraverso un volo di British Airways, con tutte le operazioni di fatturazione, dogana e consegna coordinate sul territorio americano, fino alla residenza di Epstein in Florida.

 

I messaggi descrivono nel dettaglio il contenuto del carico: tre oggetti distinti associati alla kiswa. Uno proveniva dall’interno della Kaaba, uno dal rivestimento esterno effettivamente utilizzato e un terzo realizzato con lo stesso tessuto ma mai montato sul luogo sacro.

 

KISWA

Proprio quest’ultimo sarebbe stato usato per far classificare l’intera spedizione come “opera d’arte”, una definizione che avrebbe semplificato le procedure doganali negli Stati Uniti.

 

Il valore religioso del drappo sacro

Secondo la tradizione islamica, la kiswa viene sostituita ogni anno durante il pellegrinaggio dell’Hajj e le parti rimosse assumono un valore simbolico e spirituale elevatissimo.

 

Nelle email, la stessa Ahmadi sottolinea il significato religioso del tessuto, scrivendo direttamente a Epstein che il drappo nero era stato toccato da almeno dieci milioni di musulmani di diverse correnti, sunniti e sciiti, durante i rituali di circumambulazione della Kaaba. Nei messaggi si parla di preghiere, lacrime e speranze affidate a quel tessuto.

 

La consegna a Epstein nel 2017

La spedizione arrivò a destinazione nel marzo 2017, quando Epstein aveva già scontato una condanna ed era registrato come criminale sessuale. Tuttavia, dai documenti non emerge alcuna spiegazione su come Ahmadi avesse conosciuto Epstein né sul motivo per cui quei pezzi della kiswa gli fossero stati inviati. Non è chiaro se si trattasse di un dono, di un’operazione di collezionismo o di altro tipo di interesse.

 

mohammed bin salman

Le email mostrano che i contatti tra Ahmadi e l’entourage di Epstein proseguirono anche nei mesi successivi. Dopo il passaggio dell’uragano Irma nel settembre 2017, che causò gravi danni all’isola privata di Epstein nei Caraibi, la donna si informò ripetutamente sulle sue condizioni. In una risposta, la segretaria del finanziere descriveva l’isola come devastata nelle strutture esterne ma ancora recuperabile. Ahmadi replicò con una frase ambigua: “Prometto di mandarti una nuova tenda”.

 

Little St James e i dubbi sui rapporti personali

KISWA

Non è chiaro se Ahmadi abbia mai visitato l’isola di Little St James, nota per essere stata utilizzata come base operativa della rete di traffico sessuale di Epstein, né se fosse consapevole di ciò che avveniva lì. In un altro scambio di lettere, l’assistente storico di Epstein, Leslie Grove, inviò ad Ahmadi un kit per il test del Dna, senza specificarne l’utilizzo.

 

Epstein compare raramente in prima persona in questa corrispondenza. A complicare ulteriormente il quadro è un memorandum dell’Fni pubblicato di recente, secondo cui il finanziere avrebbe avuto rapporti con i servizi di intelligence statunitensi e israeliani e sarebbe stato vicino all’ex primo ministro israeliano Ehud Barak.

 

La presenza di oggetti così sacri nella casa di Epstein solleva interrogativi profondi, non solo sul piano legale, ma anche su quello etico, religioso e diplomatico. Resta da chiarire come sia stato possibile che pezzi della kiswa abbiano lasciato i canali ufficiali e siano finiti nelle mani di una delle figure più controverse degli ultimi decenni.

 

EPSTEIN AL SULTANO BIN SULAYEM, 'MI È PIACIUTO IL VIDEO DELLE TORTURE'

Il sultano Ahmed bin Sulayem

(ANSA) - NEW YORK, 10 FEB - Il sultano Ahmed bin Sulayem, uomo d'affari degli Emirati, ha ricevuto da Jeffrey Epstein una email in cui il pedofilo gli scriveva: "Mi è piaciuto il video di torture". A rivelare la presenza del sultano nei documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia Usa è stato il deputato repubblicano Thomas Massie.  

 

L'email risale al 25 aprile del 2009 e il nome del sultano è oscurato. "Un sultano sembra aver inviato" un video di torture: "Il Dipartimento di Giustizia dovrebbe renderlo pubblico", lamenta il democratico. A stretto giro è arrivata la replica del viceministro della Giustizia Todd Blanche: "L'indirizzo email è stato censurato. La legge richiede l'oscuramento delle informazioni personali identificabili, anche se contenute in un indirizzo email", ha messo in evidenza Blanche.   

 

jeffrey epstein

Bin Sulayem è il presidente e amministratore delegato di DP World, colosso della logistica che vale miliardi di dollari e ha sede a Dubai. I rapporti fra Bin Sulayem ed Epstein appaiono stretti. Nel settembre 2015 il sultano ha scritto a Epstein di una ragazza. "Ha padre russo e madre cipriota. L'ho incontrata due anni fa e frequenta l'università americana a Dubai. Si è fidanzata ma ora è tornata con me. Il miglior sesso che abbia mai fatto, un corpo fantastico", ha scritto.

 

Epstein e il sultano bin Sulayem sono stati probabilmente presentati da Andrew Farkas, investitore immobiliare di New York e rampollo della famiglia che sta dietro ai centri commerciali Alexander.

 

Il sultano Ahmed bin Sulayem

Nel 2007 Farkas scrisse a Epstein che il sultano avrebbe partecipato all'inaugurazione del nuovo porto che Farkas aveva costruito a St. Thomas, isola nei Caraibi vicino a quella del pedofilo. Allora bin Sulayem era alla guida di Dp World ma anche della sua casa madre, Dubai World.    Epstein ha fatto incontrare bin Sulayem con Tom Pritzker, il miliardario erede degli hotel Hyatt, e ha cercato di fargli stringere un accordo con Les Wexner, il fondatore di L Brand ritenuto l'uomo chiave nella ricchezza di Epstein.

jeffrey epstein balla con una ragazza 4jeffrey epstein

KISWA