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“SPERO CHE SI ASSUMANO LA LORO RESPONSABILITÀ” – LO SFOGO DI ALBERTO STASI, DOPO CHE I PM DI PAVIA HANNO RIVELATO CHE GIÀ NEL 2007, DA DUE CONTROANALISI DEI RIS DI PARMA, ERA EMERSO CHE SULLA SUA BICICLETTA NON C’ER TRACCIA DEL DNA DI CHIARA, UNA DELLE PROVE CHIAVE PER LA SUA CONDANNA DEFINIRIVA A 16 ANNI DI CARCERE – ORA LA POSSIBILE REVISIONE DELLA SUA CONDANNA SEMBRA PIÙ VICINA. L’ISTANZA VERRÀ PRESENTATA DAI SUOI LEGALI, MA NON È ESCLUSO CHE SIA ANCHE LA PROCURATRICE GENERALE, FRANCESCA NANNI, A INVESTIRE DELLA QUESTIONE LA CORTE D’APPELLO DI BRESCIA…
Estratto dell’articolo di Cesare Giuzzi per il “Corriere della Sera”
Nel giorno che potrebbe cambiare per sempre il suo destino, Alberto Stasi, il condannato, il biondino dagli occhi di ghiaccio, è andato al lavoro nel suo ufficio nel centro di Milano. Lo ha fatto come succede da più di tre anni. Da quando nel gennaio 2023 Alberto Stasi è stato ammesso al lavoro esterno.
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Domenica sera ha cenato con la sua legale Giada Bocellari, avvocata pasionaria che sul giallo di Garlasco ha investito molto più di una carriera. È stata lei, in questi anni, l’anima della continua ricerca di una verità alternativa alle sentenze che nel dicembre 2015, con il sigillo della Cassazione, hanno condannato l’ex fidanzato a 16 anni di carcere con rito abbreviato.
Ma soprattutto ha insistito in questi anni — ancora prima della riapertura delle indagini della procura di Pavia — per ottenere dai Ris di Parma i «raw data», i dati grezzi, delle analisi del Dna sui pedali della bicicletta di Stasi che furono il punto più «solido» della sua condanna. Perché per i giudici in quel «materiale altamente cellulato» c’era il Dna di Chiara Poggi e l’ex fidanzato scambiò i pedali della bicicletta nera da donna per non essere scoperto.
A maggio, quando la prima chiusura indagini ha permesso l’accesso agli atti, Bocellari e il collega Antonio De Rensis, hanno subito recuperato quei dati e li hanno affidati ai loro consulenti genetici Pasquale Linarello e Ugo Ricci. Da qui la scoperta (a luglio) delle due contro-prove negative di cui mai nessuno aveva parlato.
Poi lo stesso esame, stavolta svolto dalla Procura, con i genetisti Carlo Previderé e Pierangela Grignani, e il medesimo risultato. La prova, secondo i legali, che Stasi doveva essere scagionato già nel 2007.
E le ombre che oggi si addensano sui carabinieri dei Ris che operarono all’epoca. «Spero che si assumano la loro responsabilità», le poche parole di Alberto Stasi, che a causa di quel controverso esame ha trascorso dieci anni in carcere. Da parte sua c’è la massima fiducia nel lavoro dei pm di Pavia diretti da Fabio Napoleone e nei carabinieri della Squadra omicidi del Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano.
Una fiducia nella giustizia mai venuta meno in questi 19 anni: «Ho fiducia negli uomini di buona volontà», aveva detto all’indomani della notizia della riapertura. Ora la possibile revisione della sua condanna sembra più vicina. Sicuramente l’istanza verrà presentata nelle prossime settimane dai suoi legali, ma non è escluso che sia anche la procuratrice generale Francesca Nanni a investire della questione i magistrati della Corte d’appello di Brescia [...]
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