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SUI MIGRANTI ARRIVA LA "BOTTA FINALE" DELLE TOGHE - I TRIBUNALI ITALIANI STANNO DISAPPLICANDO LE NUOVE NORME DEL PATTO EUROPEO PER LE MIGRAZIONI, LODATO PIU’ VOLTE DAL GOVERNO. I MAGISTRATI STANNO METTENDO IN DISCUSSIONE LA LISTA DEI PAESI SICURI STILATA DALLA COMMISSIONE UE - A BOLOGNA I GIUDICI HANNO CONSIDERATO ILLEGITTIMA L’APPLICAZIONE DELLA PROCEDURA ACCELERATA DI FRONTIERA NEI CONFRONTI DI UN MIGRANTE PROVENIENTE DAL BANGLADESH - IL TRIBUNALE DI TRIESTE HA BOCCIATO L’ITER PROCEDURALE SU UN GRUPPO DI MIGRANTI PROVENIENTE DALLA ROTTA BALCANICA…
Estratto dall’articolo di Eleonora Camilli per “la Stampa”
Screening troppo veloci, procedure realizzate in zone non ancora designate, traduzioni mancanti, obbligo di dimora considerato illegittimo. A due mesi dall'entrata in vigore del Patto europeo per le migrazioni, il 12 giugno scorso, arrivano già le prime decisioni dei tribunali italiani che stanno disapplicando la nuova normativa comunitaria. L'ultimo caso ieri a Bologna: il Tribunale ha considerato illegittima l'applicazione della procedura accelerata di frontiera a un migrante proveniente dal Bangladesh, paese considerato sicuro secondo la lista stilata dalla Commissione Ue.
Matteo Piantedosi Giorgia Meloni
Il ragazzo prima di approdare nel nostro paese ha compiuto un viaggio lunghissimo: si era stabilito in Kuwait «dove è stato sfruttato lavorando in condizioni di semi-schiavitù», spiegano i giudici, e poi in Romania. Infine è arrivato in Italia il 9 maggio scorso. E qui ha poi chiesto asilo, tramite il suo legale, a un mese di distanza, il 9 giugno, tre giorni prima che il Patto entrasse in vigore.
Eppure la Commissione territoriale, chiamata a decidere sul caso, considerando la data della compilazione del modulo per la richiesta (23 giugno) e lo aveva fatto rientrare nei nuovi casi. Per i giudici bolognesi fa fede, invece, la data del 9 giugno. Non solo, nella pronuncia, hanno chiarito che vista la storia di grave sfruttamento il caso avrebbe meritato «un'indagine molto più approfondita, rispetto a quella fatta».
In sintesi: il fatto che il migrante arrivi da un paese considerato sicuro non può far venir meno l'attenzione sul caso. In particolare, i giudici lamentano la mancanza di domande specifiche sulla condizione lavorativa ma anche sulla partenza dal paese d'origine. «Indagini incompatibili con la procedura prescelta», e cioè quella accelerata. Sulla stessa linea anche il Tribunale di Palermo che si è espresso allo stesso modo sul caso di alcuni ragazzi arrivati dall'Egitto, altro paese nella lista dei "sicuri". [...]
giorgia meloni e matteo piantedosi alla camera foto lapresse
Al ragazzo è stato imposto anche l'obbligo di dimora nel centro di Villa Sikania, nell'agrigentino, dove è stato portato dopo lo sbarco a Lampedusa. «L'atto che gli è stato consegnato non era tradotto, non sapeva neanche in che orari poteva uscire e rientrare – aggiunge la legale –. Questo è un vizio che lede il diritto all'informativa legale e ha permesso di vincere il reclamo. Ma è interessante notare che il giudice sottolinea come il principio del paese sicuro di origine vada valutato caso per caso».
ursula von der leyen stato dell unione 2
Una vicenda a parte riguarda, poi, le pronunce arrivate dal Tribunale di Trieste. Qui secondo i giudici la procedura accelerata di frontiera è stata applicata in maniera illegittima ai migranti provenienti dalla rotta balcanica, senza che la zona fosse designata come area di transito o di frontiera dal ministero dell'Interno.
Una designazione arrivata con un decreto, uscito ieri in Gazzetta ufficiale, che designa Trieste e altre 25 province come zona di frontiera. In una pronuncia i giudici sollevano dubbi anche sul fatto che le regole del nuovo Patto possano applicarsi al confine tra Friuli e la Slovenia non essendo questa «una frontiera esterna all'Unione europea». [...]
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