sako bakari

ALTRO CHE “DISAGIO GIOVANILE”, QUESTI PISCHELLI SONO PEGGIO DEI DRUGHI DI “ARANCIA MECCANICA” A TARANTO, IL 35ENNE MALIANO SAKO BAKARI È STATO ACCOLTELLATO A MORTE DA UN RAGAZZINO DI 15 ANNI – POCO PRIMA DELL’OMICIDIO, L’ADOLESCENTE, INSIEME AD ALTRI 4 AMICI (TRA CUI 3 MINORENNI) AVEVA INTIMIDITO UN ALTRO UOMO DI COLORE – DOPO ESSERE STATO ACCOLTELLATO, BAKARI HA CERCATO DI RIFUGIARSI IN UN BAR, MA È STATO CACCIATO DAL TITOLARE, LASCIANDOLO NELLE MANI DEI SUOI ASSASSINI…

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Estratto dell’articolo di Cesare Bechis per il "Corriere della Sera"

 

sako bakari

Sako Bakari, il 35enne originario del Mali morto all’alba di sabato scorso a Taranto sotto i colpi sferrati con un coltello a serramanico da un ragazzo che compirà 16 anni tra pochi giorni, è stato ucciso senza un movente. Per sfuggire al suo destino, aveva provato a trovare riparo in un bar. Ma il titolare l’ha subito invitato a uscire, lasciandolo nelle mani dei suoi assassini.

 

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Il perché di tanta violenza potrebbe emergere dagli interrogatori di convalida del fermo dei cinque indagati che si faranno tra domani e venerdì. Per ora i magistrati non riescono a contestare, oltre all’omicidio, l’aggravante di odio razziale, ma non è escluso che possa accadere visto che, una quindicina di minuti prima, il gruppo aveva intimidito un’altra persona di origine subsahariana che pedalava negli stessi vicoli. […] Per ora reggono soltanto i futili motivi che servono a delineare il contesto «amorale» nel quale è avvenuto l’omicidio.

 

Nel gruppo dei cinque indagati c’è un 21enne. Ma ne fanno parte anche quattro minorenni, due di 16 e due di 17 anni, che hanno evaso l’obbligo scolastico e appartengono a famiglie con profondi disagi. Il loro comportamento abituale e la loro estrema aggressività «è espressione di vacuità morale, assenza di rispetto per gli altri e per la vita stessa». Su questi temi le procuratrici Daniela Putignano (Minori) ed Eugenia Pontassuglia (Ordinaria) hanno fatto alcune considerazioni condivise peraltro dalla gran parte dell’opinione pubblica locale.

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Riflessioni che purtroppo trovano una conferma nel comportamento del titolare del bar nel quale s’era rifugiata la vittima nel tentativo di sfuggire all’aggressione. «Non ha chiamato le forze dell’ordine, ma ha preferito girarsi dall’altra parte e invitare Sako ad andarsene fuori», spiegano le procuratrici. Lo ha praticamente riconsegnato ai suoi carnefici.

 

 Il più piccolo ha confessato: «L’ho colpito io». E ha fatto ritrovare in una siepe vicino a casa sua l’arma del delitto. […]

 

La procuratrice Putignano ha chiarito che i quattro sono incensurati, ma già conosciuti dal tribunale dei minori per «situazioni di disagio famigliare e problematiche educative, situazioni intercettate, ma non curate». Ha aggiunto che «il fenomeno dei giovanissimi che escono con i coltelli è dilagante, questi sono ragazzi svincolati dal controllo delle famiglie tanto che sono stati in giro tutta la notte».

 

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Ha richiamato quindi l’attenzione sulla necessità di una «nuova grammatica civile. La repressione non è tutto — ha detto — le agenzie educative devono farsi carico del disagio giovanile». Anche la procuratrice Pontassuglia ha insistito su questo argomento: «Si sono scontrati due mondi: un uomo che alle cinque del mattino va a lavorare per mantenere la famiglia, e, di fronte, ragazzi che alle 5 del mattino scorrazzano per le strade della città armati e alla ricerca di una persona da colpire, in questo caso una di colore». […]

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