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TEHERAN COLPISCE TUTTI: REAGISCE AI RAID AMERICANI CON AZIONI SEMPRE PIU’ AMPIE - PER RIBADIRE L’AUTORITÀ SU HORMUZ, L’IRAN HA “SPARATO” SU PETROLIERE DI PAESI ARABI DELLA REGIONE: LO HA FATTO SAPENDO CHE AVREBBE INNESCATO I RAID STATUNITENSI E SUSCITATO PROTESTE DIPLOMATICHE - ALLA PRIMA ONDATA DI ATTACCHI USA, IL REGIME HA REPLICATO PRENDENDO DI MIRA NON SOLO KUWAIT E BAHREIN MA ANCHE IL QATAR, STATO MEDIATORE, E LA GIORDANIA – GLI EMIRATI ARABI SONO STATI RISPARMIATI: NELLE SCORSE SETTIMANE SI ERA PARLATO DEL PASSAGGIO DI FONDI DAGLI EMIRATINI AGLI AYATOLLAH, UN’ALLUSIONE AD UNA POSSIBILE “TANGENTE” AL FINE DI EVITARE GUAI…
Estratto dell’articolo di Guido Olimpio per il “Corriere della Sera”
il transito di petrolio e gas per lo stretto di hormuz
L’Iran non si discosta dalla strategia iniziata con il conflitto: non teme di prendere l’iniziativa, reagisce con azioni sempre più ampie. Almeno quattro i punti da sottolineare.
Teheran, per ribadire l’autorità su Hormuz, ha «sparato» su petroliere di Paesi arabi della regione. Lo ha fatto sapendo che avrebbe innescato i raid statunitensi e suscitato proteste diplomatiche.
Alla prima ondata di attacchi Usa ha replicato prendendo di mira non solo Kuwait e Bahrein — bersagli consueti e scontati — ma anche il Qatar, stato mediatore, e la Giordania. Lo schema si è ripetuto nelle ultime ore dopo la massiccia serie di strike nemici (140 secondo il Pentagono).
CARTELLONE SULLA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ A TEHERAN
I guardiani hanno lanciato i loro vettori sulle diverse monarchie del Golfo che ospitano basi statunitensi, su un’installazione in Giordania e un sito non specificato nella penisola di Musandam, in Oman. Il Sultanato è in una situazione particolare: vanta diritti su Hormuz in quanto controlla la parte sud; Teheran gli ha proposto una gestione in comune con la volontà dichiarata di imporre un pedaggio camuffato da spese di transito; Muscat è da sempre coinvolta nei negoziati e rappresenta un canale di comunicazione; nella penisola di Musandam c’è una stazione di intelligence britannica.
Durante le altre crisi la Repubblica islamica aveva scelto di rispondere in modo più contenuto e in qualche caso persino simbolico (evidente il caso del bombardamento «telefonato» sul Qatar).
Ma l’approccio è stato considerato troppo debole dall’ala più dura e i pasdaran si sono preparati per le prove successive con piani diversi. Ecco le rappresaglie ad ampio raggio per dimostrare risolutezza, agganciare il confronto nel Golfo al dossier Libano e al Mar Rosso, far pagare un prezzo alto a tutti.
Interessante che esponenti radicali abbiano invocato una punizione nei confronti degli Emirati, in apparenza risparmiati nell’ultimo round[…] Nota: nelle scorse settimane si era parlato del passaggio di fondi dagli emiratini agli ayatollah, un’allusione ad una possibile «tangente» al fine di evitare guai. […]
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