DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON…
LA TELENOVELA TARALLO-LOSITO È FINITA – IL PRODUTTORE ALBERTO TARALLO È STATO ASSOLTO, PERCHÉ IL FATTO NON SUSSISTE, DALL’ACCUSA DI AVER MANIPOLATO IL TESTAMENTO DEL SUO EX COMPAGNO, TEODOSIO LOSITO, MORTO SUICIDA NEL 2019. PER I GIUDICI MANCA LA PROVA REGINA DELLA FALSIFICAZIONE DELLA CALLIGRAFIA DI TEO…
Estratto dell’articolo di Ilaria Sacchettoni per il “Corriere della Sera”
ALBERTO TARALLO TEODOSIO LOSITO
Trenta minuti di camera di consiglio restituiscono al produttore Alberto Tarallo fiducia e patrimonio. L’ex patron della Ares fiction (a processo anche per bancarotta) esce dall’angolo processuale in cui lo avevano cacciato i pm e le esternazioni di una parte del suo stesso mondo.
Assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di aver manipolato il testamento del suo ex compagno, lo sceneggiatore Teodosio Losito, morto suicida l’8 gennaio 2019. Manca, in altre parole, la prova regina: la calligrafia di «Teo» era stata riprodotta (peraltro grossolanamente a detta dei due periti calligrafi che si sono avvicendati) secondo gli esperti.
Ma o non vi è evidenza che la messa in scena sia stata orchestrata da Tarallo o semplicemente il giudice non ha creduto alla falsificazione.
[…] Dubbi ve n’erano. Il suicidio di «Teo», legato a un comune termosifone del bagno. L’impossibilità di effettuare riscontri sul corpo, spostato e infine avviato alla cremazione. Ma anche bizzarrie come il testamento da 5 milioni di euro che escludeva fratello e nipote di «Teo», pur legatissimi allo sceneggiatore milanese.
La ricostruzione dei fatti appariva, infine, intrecciata alla rappresentazione offerta da alcuni attori del «metodo Tarallo». Una mescolanza di obblighi antiquati quali quello, denunciato da Gabriel Garko e Eva Grimaldi, di «fingersi eterosessuali» e la rigida obbedienza alle regole di Villa Dafne a Zagarolo, la bella dimora del produttore che era solito ospitare gli attori della sua scuderia.
L’inchiesta della Procura, partita dalla denuncia di Pino Losito, assistito dal penalista milanese Stefano De Cesare, nulla aveva potuto contro l’iniziale ipotesi di istigazione al suicidio. Troppo tempo trascorso, troppi dubbi emersi.
Così mentre impazzava il cosiddetto «Ares gate», lo scandalo legato alle presunte rivelazioni circa ricatti psicologici e un’ipotetica osservanza esoterica di Tarallo, sullo sfondo di percentuali auditel da brivido per gli sceneggiati Ares ( L’onore e il rispetto , Il bello delle donne , Furore e altro) la Procura sottoponeva a perizia calligrafica il testamento olografo di Losito e, sorpresa, emergeva che trattini e zampette erano «statici» e «ricalcati».
Quel documento era falso sosteneva la perizia del pm. La querelle era, poi, riaffiorata in dibattimento finché un’ulteriore perizia, stavolta certificata dal giudice, aveva concluso alla stessa maniera. La difesa di Tarallo, gli avvocati Franco e Francesca Coppi, aveva puntato tuttavia sulla conclusione opposta. E, in subordine, mancava, spiegavano, la prova che il patron Ares avesse eseguito direttamente l’artificio. Ciò che appariva scontato era, così, divenuto incerto. Fino alla conclusione di ieri, ossia l’assoluzione dall’aver falsificato il documento. […]
gabriel garko adua del vesco
Alberto Tarallo Teodosio Losito
teodosio losito
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