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PER AGGIRARE I CINESI, TOCCA ARRIVARE DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO - L’ITALIA E’ ALLA RICERCA DI MATERIE PRIME PER RIDURRE LA DIPENDENZA DALLA CINA E GUARDA ALL'AUSTRALIA! LA SOCIETÀ "SACE" HA FIRMATO UN'INTESA CON L’AGENZIA GOVERNATIVA DELL’AUSTRALIA OCCIDENTALE PER CREARE NUOVE OPPORTUNITA’ PER LE AZIENDE DELLE FILIERE INDUSTRIALI STRATEGICHE - LA ZONA DI PERTH E’ RICCA DI NEODIMIO E PRASEODIMIO, ELEMENTI FONDAMENTALI PER LA PRODUZIONE DI DRONI, MOTORI ELETTRICI E SISTEMI AVANZATI DI DIFESA. L’ITALIA SCARSEGGIA NELLE MATERIE PRIME, DI CUI LA CINA HA IL MONOPOLIO (CONTROLLA IL 90% DELLA PRODUZIONE DI MAGNETI PERMANENTI)
Estratto dall’articolo di Fabio Riva Sara Tirrito per “la Stampa”
L'Italia apre un nuovo canale per rafforzare la sicurezza delle proprie forniture di materie prime critiche. Sace e Invest & Trade Western Australia - l'agenzia governativa dell'Australia Occidentale - hanno firmato un accordo propedeutico alla sottoscrizione di un memorandum of understanding, prevista per ottobre, che definirà le linee guida della collaborazione tra imprese nello sviluppo di filiere industriali strategiche. [...]
L'obiettivo è quello di individuare partner affidabili e creare nuove opportunità industriali nei settori della sicurezza energetica e della difesa. Al centro dell'intesa di Perth ci sono le terre rare, in particolare neodimio e praseodimio (NdPr), elementi indispensabili per la produzione dei magneti permanenti ad alte prestazioni.
Servono per produrre motori elettrici, tecnologie energetiche avanzate, droni, sistemi radar e applicazioni militari. L'Italia possiede competenze tecnologiche nella produzione dei magneti, ma non le materie prime necessarie alla loro realizzazione. La Cina controlla invece circa il 90% della produzione di magneti permanenti e negli ultimi decenni è cresciuta fino a rappresentare il principale polo di raffinazione e trasformazione delle terre rare al mondo. [...]
Il Western Australia è il principale hub mondiale per minerali critici e materiali destinati alla transizione energetica, con produzioni rilevanti di litio, nichel, rame, manganese, cobalto e per l'appunto terre rare (nel 2024-2025 sono state vendute 800mila tonnellate). La firma dell'accordo è stata accompagnata da un evento dedicato al networking tra imprese italiane e australiane potenzialmente coinvolte nei futuri progetti, anche grazie all'attività del console d'Italia a Perth Sergio Federico Nicolaci e del viceconsole Emilio Sessa nel favorire i rapporti con istituzioni e operatori locali.
«L'Italia può essere il soggetto giusto per aiutare a costruire una industria di raffinazione dei minerali in Western Australia in modo tale che non ci possa essere più il rischio per l'occidente, e per il mondo in generale, di avere qualcuno che possa militarizzare l'utilizzo dei minerali contro un'altra economia», ha spiegato Picchi, sottolineando la complementarità tra i due sistemi industriali. «Abbiamo bisogno di mettere in sicurezza le nostre catene di approvvigionamento in tutti i settori, inclusi quelli strategici della difesa e della sicurezza energetica». [...]
Poi c'è un obiettivo più ampio che riguarda gli investimenti minerari veri e propri, nel Paese, per arrivare poi alla produzione in Italia di magneti permanenti». La vera sfida, secondo Torlizzi, è la raffinazione, «il punto dove si concentra il principale collo di bottiglia del mondo delle terre rare».
Secondo gli ultimi dati del Quaderno sulle materie prime critiche e strategiche (Mpc) diffuso dall'Agenzia Ice a marzo, nel 2024 l'Italia ha importato materie prime critiche per 12,7 miliardi di euro, con oltre il 90% costituito da Mpc raffinate. E se la strategia di Perth si muove sui magneti, che diventeranno sempre più importanti per la transizione tecnologica, oggi cinque materiali coprono oltre l'87% dei flussi, principalmente rame (oltre il 39%) e alluminio (25%), poi i metalli del gruppo del platino, nichel e carbone da coke. Il 54% dell'import 2024 proviene da 10 Paesi, con Spagna, Bulgaria, Paesi Bassi, Germania e Stati Uniti che pesano per un terzo del totale.
«L'alluminio - spiega il direttore dell'Associazione italiana dei produttori e trasformatori di metalli non ferrosi (Assomet) Orazio Zoccolan - arriva principalmente da Paesi del Golfo, India e Norvegia». Fino a poco tempo fa il primo partner era il Mozambico. «Ora siamo orfani di una quantità importante da rimpiazzare». [...]
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