“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER…
A TRIGORIA, VICINO ROMA, UN 70ENNE E' MORTO DOPO CHE QUALCUNO GLI HA VERSATO ADDOSSO LIQUIDO INFIAMMABILE E GLI HA DATO FUOCO IN STRADA - ALL'INIZIO, GLI INQUIRENTI IPOTIZZAVANO SI TRATTASSE DI UN SUICIDIO, MA DOPO LE INDAGINI, SONO EMERSI DETTAGLI CHE HANNO RINFORZATO LA PISTA DELL'OMICIDIO: UNA PERSONA E' STATA FERMATA - RESTA L'INTERROGATIVO SUL MOVENTE: PERCHÉ UCCIDERE COSÌ BRUTALMENTE?
Estratto dell’articolo di Giuseppe Scarpa per www.repubblica.it
Non è stato un suicidio. È stato un omicidio. Un uomo è stato ucciso dandogli fuoco, cospargendolo di un liquido infiammabile e lasciandolo bruciare vivo. La storia del corpo carbonizzato trovato a Trigoria cambia direzione, si ribalta. Quella che nelle ore immediatamente successive al ritrovamento appariva come una morte volontaria oggi viene letta come un delitto. Un assassinio crudele. E nell’inchiesta della procura c’è anche un sospettato.
È la sera del 24 febbraio 2024. Poco prima delle 19 alcuni passanti lanciano l’allarme, in via Alvaro del Portillo, proprio davanti all’ingresso del Campus Biomedico di Trigoria, c’è un uomo avvolto dalle fiamme. I soccorsi arrivano in pochi minuti, ma non c’è nulla da fare.
Il corpo è già senza vita, devastato dal fuoco. I documenti sono assenti, il volto irriconoscibile. Addosso restano solo un cappello e un bastone. L’età presunta è intorno ai settant’anni. Nei primi momenti l’ipotesi più battuta è quella del suicidio. Sotto il corpo viene trovato un accendino. Il medico legale, a un primo esame esterno, non rileva segni evidenti di violenza. Mancano testimoni diretti, manca un’identità, manca una storia pregressa che possa dare un contesto. La spiegazione più lineare sembra quella del gesto estremo. Ma è una spiegazione fragile.
Con il passare dei giorni, infatti, quella ricostruzione comincia a scricchiolare. L’indagine cambia passo. I carabinieri di Pomezia, sotto il coordinamento della pm Chiara Capoluongo, iniziano a riascoltare i testimoni, a ricostruire con precisione la sequenza degli eventi, a valutare dettagli che all’inizio erano rimasti sullo sfondo. E il quadro che emerge è diverso.
Secondo quanto raccolto dagli investigatori, l’uomo non si sarebbe dato fuoco da solo. Ci sarebbero testimonianze che parlano di una presenza prima dell’incendio, di movimenti sospetti, di momenti concitati che precedono le fiamme. Elementi che, messi insieme, non sono compatibili con l’idea di un gesto volontario. Anche alcuni riscontri tecnici rafforzano i dubbi: modalità, tempi, contesto.
Resta il grande interrogativo sul movente. Perché uccidere così? Perché in strada, in un punto visibile, davanti a una struttura sanitaria? La rapina resta sullo sfondo, ma convince poco. Non per ciò che la vittima aveva addosso, bensì per il modo in cui è stata uccisa, bruciare vivo un uomo in strada è un’escalation che mal si accorda con un furto. Inoltre nessuno, fino ad oggi, ha denunciato la scomparsa di una persona che possa coincidere con la vittima. L’uomo resta senza nome, senza passato ufficiale. Un corpo che nessuno reclama, una vita che non trova riscontri negli archivi. L’inchiesta della pm Capoluongo va avanti in equilibrio su pochi punti fermi e molte domande aperte. È un’indagine complessa, delicata, che procede per accumulo di dettagli e verifiche continue. [...]
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