
DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA…
ALT! I POVERI NON HANNO VOTATO TRUMP – UNA RICERCA SMONTA LA TEORIA DEI BIANCHI IMPOVERITI DALLA GLOBALIZZAZIONE CHE DECIDONO DI MANDARE ALLA CASA BIANCA DONALD – SEMMAI C’ENTRA LA SENSAZIONE DI PERDITA DELLO STATUS QUO: IL PROTOTIPO DEL WASP DOMINANTE E LA MINACCIA PERCEPITA DI NON CONTARE PIU NIENTE NEL MONDO…
DAGONEWS
I bianchi impoveriti dalla globalizzazione hanno votato per Trump. È la spiegazione più comune che si è cercato di dare nell’ultimo anno e mezzo all’arrivo del miliardario alla Casa Bianca. Eppure, forse, il voto del 2016 va analizzato da un contesto più ampio. Ad essere determinante è stato il contadino del Midwest o il wasp evangelico preoccupato dagli immigrati? È stata l’economia o una condizione esistenziale, la ragione per cui Trump adesso è l’uomo più potente del mondo?
Ad affrontare il tema è stata recentemente la giornalista Olga Khazan, che su The Atlantic ha spiegato come l’ansia, più che la povertà, sia alla base del voto degli americani. Secondo Khazan ci sono alcuni studi che lo dimostrano praticamente. In particolare quello di Diana C. Mutz, che ha analizzato in profondità sondaggi e flussi di voto dal 2012 al 2016. “In un articolo sulla rivista scientifica ‘Proceedings of the National Academy of Sciences’, Mutz è arrivata alla conclusione che le elezioni del 2016 non hanno niente a che fare con le avversità economiche”. “Si è trattato piuttosto – scrive la studiosa – di gruppi dominanti che si sono sentiti minacciati dal cambiamento e di un candidato che ha capito e approfittato quel trend”.
“Per la prima volta da quando gli europei sono arrivati in questo paese – fa notare Mutz – agli americani bianchi è stato fatto capire che presto diventeranno una minoranza”. E quando i membri di un gruppo storicamente dominante si sentono minacciati attraversano alcuni cambiamenti psicologici. Il loro primo obiettivo è la sopravvivenza dello status quo. Prima diventano nostalgici, poi iniziano a difendersi e autoisolarsi, infine diventano ostili agli altri gruppi.
Il prototipo wasp ha iniziato a scricchiolare quando ha percepito la minaccia: i bianchi soffrivano e soffrono il fatto di sentire che presto non saranno più il gruppo predominante, né dal punto di vista quantitativo né da quello della gestione del potere. Ecco perché, dicono alcuni studi, i voti a Trump sono stati così tanti, perché le persone desideravano politiche anti migranti, e volevano opporsi alla correttezza politica. Secondo Mutz per esempio “la metà degli statunitensi ritiene che l’apertura del commercio è qualcosa che beneficia la crescita di posti di lavoro in altri paesi, ma non di quelli americani”
In realtà la maggior parte delle persone ha votato per lo stesso partito nel 2012 e nel 2016: in quei 4 anni le persone – specialmente i repubblicani – hanno sviluppato un’opinione molto più negativa sul commercio internazionale e sono diventate ansiose. Nel 2012, le politiche dei due partiti sembravano estremamente simili sul commercio, ma nel 2016 la posizione di Hillary Clinton si è allontanata molto dall’elettore medio americano, rispetto a Trump.
Mutz ha esaminato pertanto quegli elettori il cui reddito è sceso, o non è aumentato. Persone che hanno perso il loro lavoro, o preoccupate dal loro futuro economico. Tutte cose che però non hanno contribuito a spostare voti da Obama (2012) a Trump (2016). Anche perché l’occupazione è aumentata dal 2010, e Clinton ha battuto Trump piuttosto facilmente tra gli americani che guadagnano meno di 50 mila dollari all’anno.
Nel frattempo però, una serie di fattori hanno creato un cambio di prospettiva: “lo stile di vita americano” ha iniziato a essere percepito come sotto minaccia. I gruppi dall’alto status sociale, uomini, cristiani, bianchi, hanno iniziato a sentirsi discriminati. È il senso di persecuzione, più che le difficoltà economiche, ad aver determinato l’elezione di Trump. Una sensazione forse infondata, ma che aumenta nei periodi di cambiamento sociale. Gli evangelici bianchi, ad esempio, credono che i cristiani siano più discriminati dei musulmani negli Stati Uniti, e il 79 per cento degli elettori che la pensa così ha scelto Trump e non la Clinton.
Anche gli elettori maschi avrebbero scelto Trump per lo stesso motivo: sentivano, o iniziavano a sentire, che il loro status era minacciato e che Trump l’avrebbe dato loro indietro.
“Questi studi sul perché gli americani hanno votato per Trump sono chiarificatori, ma anche un po’ insoddisfacenti”, conclude Khazan. Sfatano il mito che la maggioranza dei sostenitori di Trump siano le vittime emarginate delle crudeltà del capitalismo. Allo stesso tempo però, il risentimento psicologico profondamente radicato è difficile per i politici da trattare rispetto – per dirne una – agli assegni di invalidità. Puoi insegnare ai minatori di carbone come si programma, ma potresti non essere in grado di convincerlo a sostenere ed accogliere il cambiamento razziale e le norme sul genere. Puoi offrire un reddito di cittadinanza, ma questo non li guarirà dal risentimento per i cambiamenti demografici. In altre parole, è abbastanza chiaro che molti elettori di Trump si sentano minacciati, frustrati, emarginati – non a un livello economico, ma a un livello esistenziale. Ed è per questo che l’hanno votato.
DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA…
FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI…
AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ…
DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA…
DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO…
DAGOREPORT – LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER…