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UN’ALTRA TOPPA CHE NON RISOLVE IL PROBLEMA ENERGETICO ITALIANO – IL TETTO AL PREZZO DEI CARBURANTI, DECISO DA ENI E IP, FARA’ RISPARMIARE AGLI AUTOMOBILISTI CIRCA 200 MILIONI DI EURO IN UN MESE. E REGALA UNA BOCCATA D’OSSIGENO A GIORGIA MELONI, ENTRATA IN MODALITÀ CAMPAGNA ELETTORALE. MA, COME NEL CASO DEL TAGLIO DELLE ACCISE, È SOLO UN RIMEDIO TEMPORANEO – FUBINI: “IL GOVERNO L’8 OTTOBRE CHIEDERÀ AI RAFFINATORI PRESENTI IN ITALIA DI AUMENTARE LA PRODUZIONE, E QUELLI CHIEDERANNO CONTROPARTITE FINANZIARIE. MA NESSUNO, NÉ AL GOVERNO NÉ ALL’OPPOSIZIONE, SEMBRA PENSARE INVECE A RIDURRE I CONSUMI DI PETROLIO IN ITALIA ORA CHE CE N’È SEMPRE MENO...”
Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”
Il secondo ciclo di rimedi temporanei ora è messo sui binari, per ottobre o fino a fine anno. Poi, se nulla cambia nel Golfo, l’Italia dovrà prepararsi a una crisi più strutturale. Eni e Ip, le due grandi catene di distribuzione di carburanti, presidiano nel Paese circa il 40% del mercato con oltre ottomila stazioni. La loro scelta di mettere un tetto al prezzo di diesel e benzina a circa 17 centesimi sotto al prezzo di venerdì avrà una serie di conseguenze.
La prima, ovvio, è un certo sollievo per famiglie e imprese che dipendono dalla mobilità privata. Come scritto sul Corriere ieri, le minori entrate per Eni potrebbero essere di poco meno di cento milioni di euro al mese, a fronte di ricavi da distribuzione di circa 1,3 miliardi al mese; l’impatto per i fatturati di Ip dovrebbe essere di poco inferiore.
Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti
Ciò significa che i consumatori in Italia potrebbero spendere quasi 200 milioni di euro meno di come avrebbero fatto altrimenti e fino a 600 milioni in meno nell’ipotesi — tutta da confermare — che le due compagnie prolunghino il tetto fino a fine anno.
Per Eni e Ip si tratterebbe di un sacrificio tutt’altro che insopportabile. I due gruppi sembrano destinati a perdere alle stazioni di benzina utili per qualche decina di milioni di euro l’uno. Intanto l’aumento del prezzo del greggio con la guerra in Iran e il molto maggiore aumento dei margini di raffinazione compensano — di gran lunga — i 17 centesimi concessi al consumatore che creano tanto sollievo nel governo in vista delle elezioni.
[...] Nell’ultimo anno, complice la guerra del Golfo e le strozzature negli stretti del Medio Oriente, il greggio Brent è rincarato del 55%; invece la benzina è rincarata del 75% e il diesel del 99%. In sostanza la guerra che investe le raffinerie del Golfo e in Russia genera vaste opportunità di guadagno per le imprese che gestiscono raffinerie nel resto del mondo.
Prima dell’attacco all’Iran, il margine medio di guadagno per trasformare il petrolio da greggio in carburante era poco sopra i dieci dollari a barile; oggi, attorno ai 40 dollari a barile. Anche per questo Eni ha visto i fatturati aumentare di ben 5,4 miliardi di euro solo nel secondo trimestre del 2026, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
In queste condizioni, lasciare sul piatto poche decine di milioni di euro nella distribuzione al dettaglio rappresenta un sacrificio di due ordini di grandezza minore. [...]
CLAUDIO DESCALZI E GIORGIA MELONI
C’è un fattore in più: nella maggioranza e nell’opposizione, torna regolarmente la proposta di una tassa sugli «extra-profitti» delle compagnie dell’energia ogni volta che questa rincara. La tassa costerebbe potenzialmente almeno centinaia di milioni a tutte le principali aziende del settore; ma per esse sacrificare qualche decina di milioni di utili adesso può aiutare a togliere urgenza a ogni ipotesi di prelievi da «extra-profitti».
Ciò non significa che il futuro sarà semplice. Il blocco sullo stretto di Hormuz e i problemi nell’aggirarlo attraverso gli oleodotti fanno ancora mancare all’economia mondiale circa sette milioni di barili al giorno, fra greggio e carburanti.
produttori europei di petrolio
Più la crisi dura, più il prezzo può salire. E le riserve dei Paesi ricchi per ammortizzarne gli effetti sono già scese di oltre 250 milioni di barili, dopo mesi di utilizzo per calmierare i mercati.
Il sistema è in un equilibrio instabile. Il governo l’8 ottobre chiederà ai raffinatori presenti in Italia di aumentare la produzione; quelli chiederanno contropartite finanziarie. Ma nessuno, né al governo né all’opposizione, sembra pensare invece a ridurre i consumi di petrolio in Italia ora che ce n’è sempre meno. Si potrebbe rafforzare e incentivare il trasporto sui mezzi pubblici, se solo qualcuno ci mettesse mano
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani giancarlo giorgetti 2
guerra in iran - inflazione e aumento del prezzo del petrolio negli stati uniti
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