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VALTERINO PIANIFICAVA DI FUGGIRE IN AFRICA? - LAVITOLA E’ FINITO IN CARCERE, COME MANDANTE DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI, PERCHE’ SECONDO LA GIP ANCHE PER IL FACCENDIERA ERA ALTO IL RISCHIO, OLTRECHÉ DI INQUINAMENTO PROBATORIO, DI FUGA LAVITOLA AVEVA CONTATTI IN CAMERUN CON UNA DONNA CHE CHIAMAVA CONFIDENZIALMENTE “MEU AMUR” - E IL 30 GIUGNO SCORSO, A POCHI GIORNI DALL’ARRESTO DEGLI ESECUTORI MATERIALI, “QUATTRO PICCOLI PREGIUDICATI DELL’AVELLINESE”, VALTERINO AVEVA GIÀ ACQUISTATO UN BIGLIETTO PER UN VIAGGIO IN AFRICA…

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Estratto dell’articolo di Virginia Piccolillo per il “Corriere della Sera”

 

Clesio Tavares Gomes - Sigfrido Ranucci - Valter Lavitola

L’ attentato era finto: mirato ad «accrescere la popolarità» di Sigfrido Ranucci e «favorirne l’ascesa politica» per garantire un «ruolo di primo piano nel nuovo scenario» a chi lo aveva commissionato. Ma lui, il mandante, «l’amico fraterno» Valter Lavitola, in carcere ieri ci è finito davvero.

 

Anzi ci è tornato. Aveva già scontato quattro anni per una delle varie condanne collezionate: 3 anni e 8 mesi patteggiati per la gestione fraudolenta dei fondi dell’editoria per l’ Avanti e 2 anni e 8 mesi per tentata estorsione a Silvio Berlusconi, cui avrebbe chiesto 5 milioni per tacere sulle escort, nell’inchiesta barese. Quella a 3 anni per corruzione, per la compravendita di senatori mirata a far cadere il governo Prodi, fu prescritta in appello.

 

valter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro

Ora, l’accusa che lo porta a Rebibbia è la tentata strage, aggravata dal metodo mafioso.

[…] Secondo la gip anche per il sessantenne campano che ora gestiva la pescheria-bistrot Cefalù a Roma, era alto il rischio, oltreché di inquinamento probatorio, di fuga.

 

Giacché, si legge nell’ordinanza, aveva contatti in Camerun con una donna che chiamava confidenzialmente «meu amur».

 

E il 30 giugno scorso, a pochi giorni dall’arresto degli esecutori materiali, «quattro piccoli pregiudicati dell’Avellinese», Lavitola aveva già acquistato un biglietto per un viaggio in Africa.

 

«Evitato solo perché gli è stato notificato il decreto di perquisizione», scrive la gip. Per la giudice Ranucci, non indagato, è «vittima» di Lavitola: un «manipolatore», «dall’astuzia raffinata», che da subito tenta di accostare la propria posizione a quella del giornalista («dicendo che se era lui il mandante voleva dire che era d’accordo anche Ranucci»).

valter lavitola

 

E poi sminuisce come «inverosimile» l’idea dei pm. Convinto che «con il sostegno del giornalista la propria posizione risulterà avvantaggiata». Il movente, per gli inquirenti, è proprio in quel «legame profondo instauratosi» tra i due. Nessun «accordo». L’attentato doveva apparire anche a Ranucci, come all’opinione pubblica, «un avvertimento per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in pericolo l’incolumità».

VALTER LAVITOLA INTERVISTATO DA FILOROSSO

 

Il progetto di fare del giornalista un «candidato presidente» Lavitola lo coltivava da tempo. Nel 2024 gli aveva detto «sei uno dei pochi leader papabili». E «se ti mandano via dalla Rai hai fatto bingo». Il 26 giugno 2025 aveva insistito «ogni attacco che ti fanno serve a farti crescere ulteriormente, cerca di cogliere». Infine l’«aiutino» di quell’esplosivo che, nelle intenzioni di Lavitola, ne avrebbe fatto un premier. […]

VALTER LAVITOLA INTERVISTATO DA FILOROSSOvalter lavitola e sigfrido ranucci al cefalu bistrot - foto di aldo torchiaro