ritorno a buenos aires

LA VENEZIA DEI GIUSTI – ULTIMO FILM ITALIANO IN CONCORSO È IL THRILLER POLITICO “RITORNO A BUENOS AIRES”, DIRETTO DA MARCO BECHIS, DOVE L’AUTORE TORNA DOPO 26 ANNI AI TEMI GIÀ TRATTATI IN “GARAGE OLIMPO”, IL LUOGO DOVE LA DITTATURA ARGENTINA AGLI ORDINI DEL GENERALE VIDELA TORTURÒ E MASSACRÒ TRA IL 1976 E IL 1978 UNA SERIE IMPRECISATA DI RAGAZZI CHE SI OPPONEVANO AL REGIME – IL PROTAGONISTA DEL FILM, RIBATTEZZATO TANO, UN OTTIMO ADRIANO GIANNINI, È UN ITALIANO CHE SI TROVAVA A BUENOS AIRES NEGLI ANNI ’70, È ENTRATO NEI GRUPPI CLANDESTINI, È STATO ARRESTATO, TORTURATO. MA, DAL MOMENTO CHE STUDIAVA MEDICINA, È STATO GRAZIATO DAI SUOI TORTURATORI E USATO COME INFERMIERE – NEL 2008, NEL GIRO DEI PROCESSI AI MILITARI, TANO È RICHIAMATO IN ARGENTINA COME TESTIMONE… – VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

 

RITORNO A BUENOS AIRES

Quinto e ultimo film italiano in concorso è il thriller politico “Ritorno a Buenos Aires”, diretto da Marco Bechis e scritto assieme a Vijaya Bechis Boll, dove l’autore torna dopo 26 anni ai temi in gran parte autobiografici già trattati nel suo film più celebre, “Garage Olimpo”, il luogo dove la dittatura argentina agli ordini del generale Videla torturò e massacrò tra il 1976 e il 1978 una serie ancora imprecisata di ragazzi che si opponevano al regime.

 

Una repressione sanguinaria che portò alla morte di 30 mila persone e dette il via, con la fine della dittatura, a una serie di processi che videro i sopravvissuti alle torture riconoscere i propri aguzzini.

RITORNO A BUENOS AIRES

 

 

Ma, come la storia insegna, non sempre è facile né immediato per chi è sopravvissuto a un orrore di quel tipo ricostruirlo in dettaglio e quindi riviverlo quando hai davanti a te proprio chi lo ha provocato.

 

Il protagonista del film, ribattezzato Tano, interpretato da un ottimo e partecipe Adriano Giannini, è un italiano che si trovava a Buenos Aires negli anni ’70, è entrato nei gruppi clandestini, è stato arrestato, portato a Garage Olimpo, torturato, ma, dal momento che studiava medicina, è stato graziato dai suoi torturatori e usato come infermiere. Così non è finito nei voli della morte come tanti suoi compagni, ma per due anni e 46 giorni è rimasto segregato lì, prima di poter tornare in Italia.

RITORNO A BUENOS AIRES

 

 

Nel 2008, nel giro dei processi ai militari, Tano è chiamato a Buenos Aires proprio come testimone. Fa il medico sulle ambulanze a Torino e lo vediamo all’inizio del film salvare la vita di un suicida. Il suo ritorno a Buenos Aires e a Garage Olimpo, con l’incontro coi vecchi compagni, che lo vedono un po’ come un delatore e con i mostri che lo hanno torturato, non sarà facile da accettare.

 

Mettiamoci anche l’incontro con la figlia di una vecchia compagna, Ana Celentano, che proprio lui ha tradito e ha visto partire per uno dei voli della morte, e l’incontro col terribile Dottor K., un medico sadico che gli ha salvato la vita, ma lo ha reso schiavo del proprio passato.

RITORNO A BUENOS AIRES

 

 

Tutto il film, che ha delle zone un po’ oscure, dei passaggi non totalmente chiari, o forse vuole lasciare l’ambiguità, si muove sul terreno scivoloso della dipendenza di un ragazzo di vent’anni da chi ha il potere di decidere della tua vita. E sul terreno, ugualmente scivoloso, dell’accettazione delle proprie colpe, ammesso che si viva come una colpa il fatto di essere usciti vivi da quell’inferno.

 

E’ un buon film dove il primo a tornare a casa, a temi e a sofferenze che lo hanno per sempre segnato è proprio il regista. E gli orrori che stiamo vivendo adesso, a Gaza, in Cisgiordania, portano a nuovi e ugualmente terribili Garage Olimpo, dove la storia si ripete. Non fosse che per averci riportato sui luoghi dove persero la vita tanti ragazzi ai tempi di Videla, in un’Argentina, quella di Milei, così vicina all’America di Trump, sarebbe da vedere con attenzione.

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