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salvatore girone Massimiliano Latorre
Chiara Giannini per “Libero Quotidiano”
«Da oggi il caso marò è europeo»: ad assicurarlo Lara Comi, europarlamentare di Forza Italia e vicepresidente del gruppo PPE al Parlamento europeo, che ieri ha presentato a Strasburgo una risoluzione, assieme a Pd e Movimento 5 stelle, con la quale è stato finalmente possibile portare la questione su un piano europeo.
Risoluzione che sarà votata oggi. «Tutto è partito il 18 dicembre scorso - spiega - quando abbiamo appreso che l’India non avrebbe mandato a casa Girone. Presentai un’interrogazione sull’argomento, anche perché la questione non era mai ufficialmente stata affrontata, ma solo inserita in qualche emendamento o considerazione verbale. L’Italia, almeno con i governi Letta e Monti, non ha mai chiesto aiuto all’Europa per la vicenda marò. Con questa risoluzione cercheremo di girare la trattativa in termini commerciali.
alda d eusanio con i due maro girone e latorre jpeg
Se non si risolverà, l’estrema ratio sarà quella delle sanzioni all’India. Molti sono infatti gli scambi tra quel Paese e l’Europa. Quanto alla fase successiva, Comi chiarisce: «Il processo dovrà essere internazionale o italiano e solo dopo vedremo come saranno giudicati. Ciò che abbiamo fatto in Parlamento europeo - prosegue - è quasi un miracolo e per questo ringrazio anche il Pd e il Movimento 5 stelle per avermi consentito di trasformare un’interrogazione in risoluzione, con il 90 per cento dei partiti a favore. Se tutto andrà bene, a Federica Mogherini, alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri, potrà essere dato mandato in via ufficiale per occuparsi del caso marò a livello europeo».
Intanto la Corte Suprema indiana, attraverso il giudice Anil R. Dave, ha disposto ieri l’estensione del permesso di permanenza in Italia di Massimiliano Latorre. Il pubblico ministero indiano Narashima ha consegnato alla Corte una lettera di istruzione da parte del governo indiano in cui si accettava la possibilità che il fuciliere di Marina potesse continuare la sua convalescenza in Italia per altri tre mesi (uno in più di quanto scritto sul certificato medico). Naturalmente dietro garanzia firmata dall’ambasciatore italiano a New Delhi Daniele Mancini, che sancisce l’impegno italiano a rispettare la nuova scadenza fissata.
È da capire è come si procederà adesso. Il governo italiano aveva infatti inviato una delegazione di fiducia di Renzi ad avviare un dialogo col governo indiano per trovare una soluzione pacifica e politica (e la proroga per Latorre ne sarebbe una prima dimostrazione). Dialogo, del quale poco si conosce, ma che è caldeggiato anche dall’ex ministro degli Esteri indiano, Salman Kursheed, adesso avvocato in Corte suprema, il quale ha chiarito che «l'unica via per risolvere il caso è quella politica. Sul piano giudiziario, altrimenti, neanche tra 100 anni si troverà una via d’uscita». L’interessamento dell’Europa rafforzerà la linea intrapresa dal premier o la sostituirà in toto?
La decisione della Corte indiana è comunque stata presa positivamente dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni: «Una buona notizia - ha detto - e ricordo che era una richiesta basata su ragioni umanitarie». E anche il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, lo ha ribadito con un tweet: «Bene la proroga, continuiamo a lavorare per Girone». Latorre intanto ieri è stato dimesso dall’istituto neurologico Carlo Besta, dove era ricoverato dopo l’operazione al cuore al policlinico di San Donato Milanese. Sta meglio, ma «permane la necessità- si legge nel bollettino medico –di un prosieguo delle terapie consigliate e un attento monitoraggio nelle prossime settimane dell’evoluzione della sua situazione clinica».
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