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IL VICOLO “STRETTO” DI TRUMP – IL PENTAGONO INVIA CINQUEMILA MARINES NEL GOLFO PERSICO. “THE DONALD” HA BISOGNO A TUTTI I COSTI CHE RIPRENDA IL COMMERCIO DI PETROLIO PER LO STRETTO DI HORMUZ, ALTRIMENTI PAGHERA’ CARISSIMO NELL’ELEZIONI DI MIDTERM L’AUMENTO DELLA BENZINA – IL TYCOON SBRAITA, INVITA GLI EQUIPAGGI DELLE PETROLIERE A “TIRATE FUORI LE PALLE E PASSARE PER HORMUZ”. E UTILIZZA IL RAID SULL’ISOLA DI KHARG PER FARE PRESSIONE SUL REGIME IRANIANO – UN DRONE HA COLPITO L'AMBASCIATA STATUNITENSE A BAGHDAD, NEL CUORE DELLA CAPITALE IRACHENA
ambasciata usa a baghdad colpita da un drone iraniano
ATTACCO CON DRONE CONTRO L'AMBASCIATA USA A BAGHDAD
(ANSA-AFP) - BAGHDAD, 14 MAR - Un attacco con drone ha colpito l'ambasciata statunitense a Baghdad. Lo ha reso noto un alto responsabile della sicurezza irachena. Un giornalista della France Presse ha visto del fumo nero levarsi sul complesso diplomatico nel cuore della capitale irachena. Un altro responsabile della sicurezza ha confermato l'attacco che si è verificato in seguito a numerose esplosioni avvertite nella notte e che hanno causato anche la morte di due persone.
INVIATI 5MILA MARINES IN MEDIO ORIENTE, TRUMP VUOLE PRENDERE HORMUZ E ORDINA RAID SULL’ISOLA STRATEGICA DI KHARG
Estratto dell’articolo di Paolo Mastrolilli per “la Repubblica”
“Pochi istanti fa, su mio ordine, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha eseguito uno dei più potenti bombardamenti nella storia del Medio Oriente, annientando completamente ogni obiettivo militare sull'isola di Kharg, il gioiello della corona iraniana”. Così Donald Trump ha annunciato via social di aver colpito il principale terminal petrolifero della Repubblica islamica, alla fine di una giornata in cui aveva segnalato in vari modi l’intenzione di lanciare una nuova escalation, invece di cercare la exit strategy”.
Quindi ha aggiunto: “Le nostre armi sono le più potenti e sofisticate che il mondo abbia mai conosciuto, ma, per ragioni di decenza, ho scelto di non distruggere le infrastrutture petrolifere sull'isola. Tuttavia, qualora l'Iran, o chiunque altro, dovesse fare qualcosa per interferire con il libero e sicuro passaggio delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, riconsidererò immediatamente questa decisione”.
Il messaggio è chiaro: il capo della Casa Bianca sta intimando all’Iran di smettere di usare la leva del blocco delle forniture di energia, altrimenti distruggerà la sua industria del settore.
Questo accade mentre il Pentagono invia i marines verso il Golfo Persico, mentre il presidente Trump sollecita gli equipaggi delle petroliere a «tirare fuori le palle» e attraversare lo stretto di Hormuz.
[...] secondo Axios, ha anche rifiutato l’offerta di Putin di chiudere la guerra trasferendo l’uranio arricchito iraniano in Russia.
Nell’oscillazione quotidiana dei messaggi lanciati da Washington sulla guerra in Iran, la giornata di ieri ha dato quanto meno l’impressione di un allontanamento dall’ipotesi di cercare una exit strategy [...]
navi in attesa di poter passare per lo stretto di hormuz
Parlando con Fox News aveva sollecitato così gli equipaggi delle petroliere: «Queste navi dovrebbero attraversare lo stretto di Hormuz e mostrare un po’ di coraggio, non c’è nulla da temere. Gli iraniani non hanno più una Marina, abbiamo affondato tutte le loro navi». Il presidente invece aveva mostrato più comprensione per il popolo che non insorge, forse perché il mancato rovesciamento del regime viene citato da molti come la prova dell’obiettivo iniziale fallito: «Le forze governative vanno in giro con i mitra e dicono: ammazziamo chiunque protesti nelle strade. E’ un ostacolo piuttosto alto da scavalcare, per gente disarmata».
Axios ha poi rivelato che durante la chiamata con i colleghi del G7 Trump ha assicurato che «l’Iran sta arrendendosi. Mi sono sbarazzato di un cancro che minacciava tutti noi. Nessuno sa chi sia il leader, quindi non c’è nessuno che possa annunciare la resa». In incluso la nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei che è «un peso piuma».
isola di Kharg in iran - produzione di petrolio
Alle otto il capo del Pentagono Hegseth ha tenuto una conferenza stampa finalizzata a contrastare le versioni dei media sulle difficoltà della campagna, alla quale secondo il sito Politico «si era opposto fermamente» il vice Vance. Hegseth ha attaccato in particolare la Cnn, poi anche lui ha sminuito i pericoli per le petroliere: «Non c’è nulla di cui preoccuparsi. L’Iran nello stretto di Hormuz sta manifestando pura disperazione: è una situazione che stiamo gestendo ormai da tempo. Non c’è motivo di preoccuparsene». Quanto a Mojtaba, «è ferito e sfigurato». Il Pentagono ha perso altri sei uomini, morti nell’aereo cisterna C-135 che si è schiantato nell’Iraq occidentale, senza spiegare la dinamica dell’incidente.
Poco dopo il Wall Street Journal ha rivelato che il Comando centrale, incaricato di gestire le operazioni in Iran, ha chiesto e ottenuto l’invio nella regione dell’intero Tripoli Expeditionary Strike Group, che include la 31st Marine Expeditionary Unit, la nave Tripoli, la lancia missili Robert Smalls e il cacciatorpediniere Rafael Peralta. Sono altri 5.000 soldati che si spostano dal Giappone in Medio Oriente, con unità da sbarco che potrebbero servire ad occupare l’isola di Kharg, su cui il presidente ha anche annunciato di aver ordinato raid aerei.
L’isola è il principale terminale per l’esportazione del petrolio iraniano, che lo stesso presidente non ha escluso come obiettivo. I marines sono capaci di condurre altre operazioni mirate a terra o scortare le petroliere, con le navi che li accompagnano. Il segnale apparente, almeno per oggi, è che l’exit strategy non è più al primo posto nei pensieri di Trump.
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