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ALTRO CHE VITTORIA DELLA MELONI SUI MIGRANTI: IN EUROPA OGNUNO PENSA AI CAZZI SUOI E IL CETRIOLO FINISCE SEMPRE IN ITALIA – IL PATTO UE SULLE MIGRAZIONI E L'ASILO FORTEMENTE VOLUTO DALLA DUCETTA NON FUNZIONA NELLA FORMA E NEPPURE NELLA SOSTANZA. SI VEDE CHIARAMENTE ORA CHE SEMPRE PIÙ PAESI STANNO RISPEDENDO IN ITALIA I "DUBLINANTI", OVVERO I MIGRANTI CHE HANNO CHIESTO PROTEZIONE NEL PRIMO PAESE EUROPEO D’APPRODO – “LA STAMPA“: “L'EUROPA È SPACCATA IN MODO TRASVERSALE E IL PATTO SULLE MIGRAZIONI È NATO MORTO PERCHÉ SI AFFIDA ALLA DISCREZIONALITÀ DEI SINGOLI GOVERNI...”
Estratto dell’articolo di Francesca Paci per “la Stampa”
giorgia meloni emmanuel macron foto lapresse
La buona notizia per il governo Meloni è l'interruzione della sequenza di paesi che da giorni, a cadenza quotidiana, annunciano di prepararsi a rispedire i cosiddetti "dublinanti" in Italia. Quella se non cattiva quantomeno problematica è che a dire no siano Madrid e Parigi, le due capitali cioè con più ragioni politiche per prendersi una rivincita su Roma.
Nel momento del redde rationem di quel patto Ue sulle migrazioni e l'asilo che Palazzo Chigi ha venduto come un successo e che mostra invece adesso tutte le sue insidie proprio per le frontiere di primo approdo come la nostra, la solidarietà arriva dunque, inattesa, nonostante la sospensione di Schengen contrapposta alla crisi di Ceuta e nonostante la tensione ricorrente con l'Eliseo.
PEDRO SANCHEZ - GIORGIA MELONI - VIGNETTA BY NARDI PER DOMANI
Tanto la Spagna quanto la Francia hanno, al pari della Germania del Cancelliere Friedrich Merz, un'estrema destra rampante che punta a espugnare le elezioni nazionali cavalcando la paura dell'immigrazione di massa, lo spettro che si aggira per l'Europa e che produce alleanze ogm come quella tra Giorgia Meloni e la premier socialista danese Mette Frederiksen. [...]
Eppure stavolta, con un approccio più razionale – le cui ragioni apparenti sono nel caso di Madrid la condivisione della medesima sorte di sponda nord del Mediterraneo e nel caso di Parigi l'aver utilizzato a più riprese la sospensione di Schengen contro il terrorismo – mettono nero su bianco quanto necessario sia affrontare i problemi che comuni sono in modo comune.
Il patto Ue sulle migrazioni e l'asilo non funziona nella forma e neppure nella sostanza. Il governo di Roma ha sbandierato a lungo l'aver imposto il tema a Bruxelles e l'aver incassato oltre all'ammissione di una paura condivisa a destra come a sinistra la fantomatica redistribuzione di chi, affamato di futuro, bussa in primis ai confini più esterni. Il braccio di ferro, durato anni, è parso infine premiare il governo Meloni.
Gli ultimi giorni suggeriscono che non è cosi. Tanto per cominciare il limbo che precede la redistribuzione durava un anno prima e dura venti mesi adesso. E poi ci sono i "dublinanti", quelli che i Paesi del nord, frugali o più lontani dagli sbarchi che dir si voglia, quegli stessi Paesi che avevano sottoscritto l'alert di Meloni per l'esodo di Ceuta (si chiamarono fuori solo Francia, Spagna, Irlanda, Portogallo e Lussemburgo), si sono affrettati a censire per rispedirli alla casella del via, l'Italia di Meloni come la Spagna di Sanchez, rivali sul piano ideologico ma alleati loro malgrado su quello geografico.
friedrich merz giorgia meloni foto lapresse
La buona notizia per l'Italia e la cattiva o quantomeno problematica fotografano un'Europa spaccata in modo trasversale e un patto sulle migrazioni nato morto perché – e lo stiamo vedendo in queste ore – si affida alla discrezionalità dei singoli governi.
La pressione migratoria, che i mutamenti climatici renderanno sempre più importante, impone di pensare l'Unione europea come fosse un Paese solo che ha bisogno di rinvigorire una popolazione sempre più vecchia gestendone le paure e che per farlo deve uscire dalla logica nazionale, sia essa italiana, francese, spagnola o finlandese. Sarebbe come se la Lombardia rimandasse in Sicilia chi su quelle coste è sbarcato e ha poi attraversato lo stivale in cerca di futuro. La sfida riguarda l'Europa, tutta.
migranti invadono ceuta
GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI E I MIGRANTI A CEUTA - VIGNETTA DI ELLEKAPPA
migranti a ceuta 2
pedro sanchez giorgia meloni 2 3
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