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"VIVO DA RECLUSO IN CASA. LA SOLITUDINE TI LOGORA" - GLI EFFETTI DEL CALDO SUGLI ANZIANI RACCONTATI DA UN 90ENNE ROMANO, ALBERTO TRESALTI: "NEL MIO PALAZZO NON C’È NESSUNO A CUI CHIEDERE AIUTO O CON CUI PARLARE. ALLA MIA ETÀ GLI AMICI SONO TUTTI MORTI. LA MIA GIORNATA È SCANDITA DALLE MEDICINE" - "UNA SERA SONO CADUTO A TERRA. GATTONANDO SONO RIUSCITO AD ARRIVARE AL LETTO. UN PO’ LA DEBOLEZZA, UN PO’ LA PAURA, PER UNA SETTIMANA NON SONO USCITO DI CASA" - ALBERTO È FORTUNATO AD AVERE UNA FAMIGLIA ("ALLE SETTE E MEZZA ESCO CON MIA FIGLIA PER UNA PASSEGGIATA FINO AL BAR), MA CI SONO MOLTI NELLE SUE STESSE CONDIZIONI CHE NON HANNO PARENTI...

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Estratto dell'articolo di Marco Carta per “la Repubblica – edizione Roma”

 

ALBERTO TRESALTI

“Mi affaccio alla finestra e vedo solo tapparelle abbassate. Nel mio palazzo non c’è nessuno a cui chiedere aiuto o con cui parlare. Vivo da recluso in casa. Senza figli e nipoti non so come farei. Probabilmente sarei già morto per il caldo”. Alberto Tresalti è nato nel 1937 e tra qualche mese festeggerà il suo novantesimo compleanno.

 

[...] Secondo il report del ministero della Salute sull’ondata di caldo, nelle città italiane a luglio i decessi tra gli over 85 sono aumentati dell’8 per cento. Dietro quel dato ci sono giornate trascorse in casa, medicine da prendere, il rischio di rimanere disidratati. Alberto ha lavorato per tutta la vita in banca. Oggi vive solo.

CALDO ANZIANI

 

Ha due figli, una figlia e cinque nipoti che si prendono cura di lui. A differenza di molti anziani che vivono sull’orlo dell’indigenza, in condizioni di salute precarie e senza poter contare sull’aiuto di nessuno, sa di essere un privilegiato. [...]

 

“La mia giornata è scandita dalle medicine, quelle per il cuore e quelle per la pressione. Mi sveglio alle sei e mezza. Alle sette e mezza esco con mia figlia Giovanna per una passeggiata fino al bar. Cappuccino e cornetto, qualche chiacchiera. Poi torno a casa. E da lì non mi muovo più”.

 

ALBERTO TRESALTI

La mattina scorre veloce con la lettura dei quotidiani. Il pranzo con quello che la figlia gli lascia pronto da riscaldare. “Nel pomeriggio mangio anche un cremino”. Dopo il riposo ci sono i libri. [...]

 

La sera della finale dei Mondiali tra Argentina e Spagna. Era rimasto in poltrona a guardare la partita. Il condizionatore era spento, forse per la paura di consumare troppo.

 

Si è alzato per andare a letto, ma mentre sistemava la poltrona ha perso i sensi. "Sono caduto a terra. Gattonando sono riuscito ad arrivare verso il letto. Un po’ la debolezza, un po’ la paura, per una settimana non sono uscito di casa. Ci ho messo tempo per riprendermi, non avevo più forze”.

ANZIANI CALDO ESTATE

 

Da allora il telefono è sempre vicino. E anche l’acqua. “Quando arrivi a una certa età non hai più fame, non hai più sete. Non senti lo stimolo e non ci pensi”. A ricordarglielo è una delle nipoti, con lo stesso messaggio che puntualmente lo rimette in riga: “Nonno, stai bevendo?”. [...]

 

“Molte case sono state affittate agli studenti. Nel mio palazzo siamo rimasti solo in due”. Il medico, per fortuna, abita a pochi metri, ma per il resto la rete è quella familiare. “Il pomeriggio viene mia figlia e giochiamo a scopa. Alla mia età gli amici sono tutti morti. Servirebbero delle politiche per stimolare la socializzazione. La solitudine ti logora”.

CALDO ANZIANI

 

Cinque anni fa è morta anche sua moglie Franca. “Da allora mi sono sentito improvvisamente vecchio. Ma non mi sento mai solo nella casa dove abbiamo vissuto”. Mentre racconta, Alberto dice di non ricordare un periodo di caldo così lungo.

 

“Quando sei giovane non c’è distinzione tra estate e inverno”. La prima estate che ricorda è quella del 1944. “Era giugno, quando arrivarono gli americani. Ho ancora dei flash dei carri armati su viale Regina Margherita e di noi bambini che correvamo a prendere le caramelle che ci lanciavano". [...]

anziani e caldo