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“VOGLIO MORIRE NEL NOME DI ALLAH” – LA 17ENNE DI ORIGINE EGIZIANA, RESIDENTE IN PROVINCIA DI PAVIA, CHE È STATA ARRESTATA PER TERRORISMO, PARTECIPAVA A CHAT NEI QUALI VENIVANO SCAMBIATI VIDEO DI MATRICE JIHADISTA E DECAPITAZIONI, ISTRUZIONI PER COSTRUIRE UNA CINTURA ESPLOSIVA, E IN UNA CONVERSAZIONE CON UN ALTRO UTENTE PARLAVA DELLA SUA “VOLONTÀ DI MARTIRIO” – LA GIOVANE È STATA TRASFERITA IN COMUNITÀ PERCHÉ, PER IL GIUDICE, TENERLA IN CELLA POTREBBE “ACCRESCERE LA AUTOPERCEZIONE DI 'MARTIRE' INVECE CHE DISSUADERLA DALLA SUA ADESIONE A IDEOLOGIE ESTREMISTE…"
Estratto dell’articolo di Adriano Agatti,Cesare Giuzzi per il “Corriere della Sera”
Nel suo telefono gli investigatori dell’antiterrorismo hanno trovato gruppi […] nei quali venivano scambiati video del jihad. Ma anche istruzioni operative come «la costruzione di una cintura esplosiva» o video di «decapitazione di alcuni prigionieri da parte dei membri dell’Isis».
Lei, 17 anni, cresciuta in un paese della provincia di Pavia da una famiglia egiziana trasferita in Lombardia da una decina d’anni, nei messaggi scambiati con altri membri diceva di avere «il desiderio di morire».
Parole che hanno fatto scattare l’alert della Digos di Perugia — che aveva intercettato alcune chat — e poi quello della sezione Antiterrorismo della Digos di Milano. E che ora, su ordine della gip milanese Laura Margherita Pietrasanta, hanno fatto scattare una misura cautelare nei confronti della giovane aspirante jihadista collocata in una comunità di recupero.
Una scelta dettata anche dal rischio che chiusa in una cella la 17enne possa in lei «accrescere la autopercezione di “martire” nelle mani delle istituzioni occidentali, da lei avversate, per la realizzazione del suo credo religioso».
Da qui la decisione di scegliere in alternativa alla «misura carceraria (chiesta dal pm), seppure in astratto più contenitiva e tranquillizzante» quella della comunità, visto che la prigione «potrebbe non raggiungere l’effetto sperato di dissuadere l’indagata — scrive la giudice — dai propri convincimenti»: «In altri termini, il carcere potrebbe portare alla cristallizzazione della propensione ad idee eversive invece che dissuaderla dalla sua embrionale ed immatura adesione a tali ideologie estremiste».
[…] Conversando con un altro utente la ragazza di 17 anni di Pavia affermava: «Sto osservando straziata gli anni della mia vita sprecarti in conoscenze che non sono servite a nulla». In altre comunicazioni con altri jihadisti «esibiva la ricerca del martirio nel nome di Allah».
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