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ZELENSKY STA PER RIMANERE A SECCO - L’UCRAINA HA BISOGNO URGENTEMENTE DI PATRIOT PER FERMARE I RAID RUSSI. KIEV RIESCE AD ABBATTERE AEREI E DRONI MA PER INTERCETTARE IN MODO EFFICACE I MISSILI DI MOSCA NON HA ALTRE ALTERNATIVE - DURANTE L’ATTACCO RUSSO DELL’1 AGOSTO KIEV HA INTERCETTATO SOLTANTO 2 MISSILI SU 35 - L’APPELLO DI ZELENSKY A TRUMP SULLE LICENZE SUI PATRIOT E’ CADUTO NEL VUOTO. I GRANDI PRODUTTORI STATUNITENSI PRENDONO TEMPO: IL LORO TIMORE E’ LEGATO AL FATTO CHE L’UCRAINA, UNA VOLTA ENTRATA NELLA FILIERA, POSSA REALIZZARLI IN POCO TEMPO E A BASSO COSTO...
Estratto dall’articolo di Marta Serafini per il "Corriere della Sera"
I Patriot sono diventati per l’Ucraina quello che le centrali elettriche sono per l’inverno. La ragione è brutale nella sua semplicità. Contro i missili balistici russi, Kiev non ha un’alternativa equivalente. Altri sistemi possono abbattere droni, missili da crociera o aerei, ma per intercettare in modo affidabile i balistici l’Ucraina dipende dai Patriot e dagli intercettori PAC-2 e PAC-3.
[...] Nell’attacco russo dell’1 agosto l’Ucraina ha intercettato solo 2 missili su 35, inclusi 27 balistici. A luglio ha abbattuto 29 missili balistici su 195, mentre altri 40 non hanno raggiunto il bersaglio. Per questo Zelensky chiede insieme «diverse centinaia» di intercettori dagli stock alleati e una licenza americana per produrre Patriot in Ucraina o con partner europei.
volodymyr zelensky e donald trump alla casa bianca
Il nodo è che sui Patriot la sovranità industriale ucraina passa ancora dagli Stati Uniti. Lockheed Martin produce i PAC-3, RTX-Raytheon i PAC-2: tecnologia, licenze, trasferimenti e gran parte della produzione restano dentro un perimetro americano. Secondo The Atlantic, i grandi produttori non hanno solo cautele politiche o di sicurezza: temono anche che l’Ucraina, una volta entrata nella filiera, possa produrre più rapidamente e a costi più bassi, come ha già fatto in altri settori della guerra tecnologica. [...]
Dopo l’incontro del 28 luglio con Zelensky, il presidente americano ha frenato sulle licenze dicendo che gli Stati Uniti devono fare attenzione a chi concedono una tecnologia di questo tipo. L’8 agosto il presidente ucraino ha annunciato che un accordo era stato raggiunto, ma Washington non lo ha confermato. Anche se arrivasse, però, la licenza non risolverebbe l’emergenza: produrre su scala richiederebbe anni.
Gli intercettori già costruiti servono per l’inverno e la licenza è necessaria per evitare di riaprire ogni volta la trattativa. Da qui deriva anche la strategia ucraina contro i lanci russi: se non può intercettare tutti i missili, Kiev prova a ridurre quelli che partono. Gli attacchi contro basi, logistica, infrastrutture militari e filiere energetiche russe sono l’altra metà della stessa vulnerabilità.
L’Europa entra nella faccenda come finanziatore, retrovia industriale e deposito di scorte, ma non come soluzione autonoma. La Germania ha fornito tre sistemi Patriot e ne ha organizzati altri due con un’intesa di rimpiazzo americana; i Paesi Bassi hanno assemblato un sistema completo; altri Paesi sono sotto pressione per cedere intercettori, ma hanno margini stretti. [...]
Kiev prova a presentarsi non più solo come Paese da aiutare, ma come alleato industriale e militare; scandali e accuse di corruzione, però, rendono difficile accreditarsi politicamente. Il rischio è che la decisione sui Patriot arrivi ancora una volta troppo tardi. Gli intercettori servono ora, la produzione richiede anni e l’inverno offre a Mosca un incentivo immediato ad aumentare gli attacchi su energia e città, prolungando così di un altro anno la guerra.
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