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    "COME HA DETTO ENRICO MONTESANO, LA MIA CURA ANTI-COVID HA TRE GROSSI PROBLEMI: COSTA POCO, FUNZIONA BENISSIMO, NON RENDE MILIARDARIO NESSUNO” - LO PNEUMOLOGO DI MANTOVA GIUSEPPE DE DONNO PARLA DELLA TERAPIA DEL PLASMA AUTOIMMUNE: "OLTRE IL 90% DEI PAZIENTI E’ GUARITO. LA MIA CURA E’ DEMOCRATICA, PER QUESTO MI DANNO TUTTI CONTRO. CI SONO INTERESSI? NON LO DOVETE CHIEDERE A ME SONO UN MEDICO DI CAMPAGNA, NON UN AZIONISTA DI BIG PHARMA” - VIDEO


     
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    Stefano Filippi per la Verità

     

    de donno de donno

    Finché non è scoppiata l'epidemia di coronavirus, il dottor Giuseppe De Donno era semplicemente il direttore del reparto di pneumologia e di terapia intensiva dell'ospedale di Mantova. Improvvisamente è diventato uno degli uomini più famosi d'Italia, conteso dalle televisioni e messo in discussione dal mondo medico e dalla politica.

     

    Che aveva combinato De Donno? Soltanto quello che ogni clinico dovrebbe avere la libertà di fare: sperimentare una cura che aveva dato buoni risultati in casi che presentavano analogie con il Covid-19. È la terapia del plasma autoimmune: essa utilizza il plasma sanguigno dei pazienti guariti per fornire ai malati gli anticorpi utili a contrastare l'infezione. Da Mantova la sperimentazione si è estesa a Pavia, poi a Padova e altri ospedali e ora è allo studio in tutto il mondo.

     

    Ma su De Donno si è scatenata una bufera mediatica. In un momento in cui ogni successo positivo contro un nemico così oscuro andrebbe salutato con sollievo, lui è stato trattato alla stregua di uno stregone.

     

    È stato criticato perfino per essere stato per 4 anni vicesindaco di Curtatone, il paese mantovano in cui abita, località finora nota soprattutto per la battaglia del 1848 in cui il generale Radetzky fu fermato da uno scalcinato esercito di studenti volontari. Per De Donno parlano i fatti: oltre il 90% dei pazienti curati con questa metodica sono guariti.

     

    Come sta andando la terapia con il plasma autoimmune?

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    «In questo momento la terapia con plasma convalescente sta dando risultati molto promettenti non solo a Mantova.

     

    Dalla nostra banca del plasma inviamo sacche in tutta Italia, dal Nord al Sud, arrivando anche sulle isole; tutti i pazienti trattati con plasma convalescente hanno un recupero fisico immediato. Due settimane fa è partito il progetto Rescue, curato da me e dal dottor Massimo Franchini, che è il direttore del servizio trasfusionale dell'ospedale di Mantova».

     

    A chi è rivolto il progetto?

    «Alla cura dei pazienti delle residenze sanitarie assistenziali. I risultati clinici preliminari, nonostante lo studio abbia, al momento, una scarsa potenza, sono incoraggianti».

     

    Quante persone ha curato, quante sono guarite?

    de donno montesano de donno montesano

    «Se per guarigione si intende la negativizzazione del tampone, il plasma del paziente convalescente, avendo un'importante capacità antivirale, riesce a negativizzare il tampone in oltre il 90% dei casi».

     

    Quanti morti si sarebbero potuti evitare se la plasmaterapia fosse stata applicata in misura più ampia?

    «L'analisi statistica del protocollo Mantova-Pavia evidenzia un incremento significativo della sopravvivenza; ogni 10 pazienti si riesce a salvare una vita».

     

    Il tempo ha dato ragione alle sue intuizioni iniziali sulla terapia?

    «Direi di sì e i pazienti guariti ne sono la dimostrazione. I centri che utilizzano il plasma sono sempre di più. È notizia di pochi giorni fa che il plasma è stato utilizzato per negativizzare un bambino Covid positivo, in seguito sottoposto a trapianto per una forma leucemica».

     

    Ha dovuto «forzare la mano» per avviare queste cure?

    «Ho dovuto espormi in prima persona per riuscire a sdoganare questa terapia rinunciando alla mia privacy a cui, tra l'altro, ho sempre tenuto molto. Ho dovuto concedere molte interviste radio e tv, ho aperto una pagina Facebook, sono stato invitato in commissione al Senato; tutto questo non per animare il mio ego, come qualcuno ha sostenuto e continua a sostenere, ma solo per il bene del paziente e per dare una speranza a questo Paese. Nel segno dell'onestà».

     

    de donno de donno

    Come spiega l'ostilità verso la sua terapia, quando ogni successo contro il coronavirus dovrebbe essere salutato con favore?

    «Eviterei di parlare di ostilità. A volte la paura, o peggio ancora l'ignoranza, nell'accezione di "condizione determinata dalla mancanza di istruzione o conoscenza", può portare a essere fuorviati dalla verità. In ogni ambito della vita, e a maggior ragione in quello medico-clinico, bisogna lasciare spazio ai fatti. Se ci si basasse sui fatti, vivremmo tutti meglio. Ecco quindi che le guarigioni dei miei pazienti, la gioia delle loro famiglie, la grande solidarietà della donazione, tutti questi fatti tangibili parlano da soli del successo di questa terapia. Crede ci sia riconoscimento migliore al mondo? Io credo di no».

     

    Lei ha detto che vogliono zittirla, come mai? Chi ha volontà di nascondere queste cure?

    «Non posso sapere di chi è la volontà di nascondere questa cura. Come ho detto più volte, il plasma iperimmune è quanto di più democratico ci possa essere al giorno d'oggi; è dato dal popolo e torna al popolo, è il più grande atto di solidarietà che un paziente guarito possa avere nei confronti di chi ancora sta lottando con la malattia. Cosa non meno importante, il plasma è gratuito. Quindi, come ha detto il grande Enrico Montesano, questa cura ha tre grossi problemi: costa poco, funziona benissimo, non rende miliardario nessuno».

    giuseppe de donno giuseppe de donno

     

    Ci sono interessi della Big Pharma, cioè dei colossi farmaceutici, a screditare questa terapia per puntare sui vaccini, più redditizi?

    «Questo non lo deve chiedere a me. Sono un medico di campagna, non un azionista di Big Pharma».

     

    Che accoglienza ha avuto la terapia nel mondo accademico e scientifico?

    «Il fatto che questa idea sia partita da un ospedale pubblico, anche se in collaborazione con l'ospedale di Pavia, ha suscitato parecchie diffidenze nel mondo accademico. A questo si aggiungano tutte le diffidenze che si avevano verso un emocomponente, nonostante la terapia del plasma convalescente non sia una novità.

     

    A volte il dottor Franchini e io, nei pochi minuti di pausa che abbiamo, ci chiediamo come mai non si sia partiti subito a organizzare una multicentrica che forse oggi qualche risultato definitivo lo avrebbe portato».

     

    Al Senato ha detto che «uno scienziato pagato per divulgare conoscenze scientifiche non è credibile». Conferma?

    «Assolutamente sì. La scienza e la ricerca devono essere libere. La nostra vita deve avere la priorità su qualsiasi interesse politico o economico, altrimenti anche questa diventa merce di mercato data in mano a chi offre di più».

     

    Uno studio cinese uscito nei giorni scorsi sostiene che la terapia al plasma ha un'efficacia limitata per i malati di Covid-19. Che ne pensa?

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    «Lo studio cinese ha numerosi bias (dati parziali, ndr) e inoltre è stato interrotto per carenza di casistica. Se però lo si analizza bene, nonostante la potenza di questo studio sia ancora più bassa rispetto al nostro, esso dimostra che i pazienti gravi ma non gravissimi si giovano notevolmente di questo trattamento: si riducono sia la mortalità, sia i tempi di ricovero, sia i tempi di svezzamento dalla ventilazione meccanica. Inoltre, si conferma che la negativizzazione dei tamponi, come già detto prima, supera il 90% dei casi».

     

    La politica ha commesso errori nella gestione dell'emergenza sanitaria?

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    «Posso dire che un errore che la politica deve evitare è non investire nella ricerca o consentire ad aderenze politiche di gestire, per interesse economico, la ricerca stessa. Nessuno poteva prevedere ciò che è accaduto. Il lockdown è stato uno strumento buono per ridurre la circolazione del virus, ma mi limito a questo perché sono un medico, non un politico. Gli errori della politica saranno evidenziati dalla storia».

     

    Ora a chi state somministrando il plasma? Lo fornite anche ad altri ospedali? Anche all'estero?

    «Il plasma è somministrato in quasi tutta la nostra penisola, e, come detto, la nostra banca del plasma lo fornisce anche alle altre strutture che lo richiedono. All'estero abbiamo collaborato, attraverso call conference, con molti Paesi tra cui Brasile, Perù, Cile, Uruguay, Kenya, ai quali abbiamo inviato il nostro protocollo operativo. Molti di questi Paesi sono partiti con la raccolta del plasma».

     

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    Lei è stato tanto apprezzato quanto contestato: che esperienza sono stati per lei questi mesi?

    «Purtroppo non posso piacere a tutti. L'unico mio interesse era sdoganare la terapia al plasma convalescente e, con il mio espormi, ci sono riuscito. Certo, sono stato criticato, insultato e deriso, ma poco mi importa. La cosa importante è che tutto questo ha permesso di aiutare molti pazienti che, come noi medici, non vedevano la luce in fondo al tunnel».

     

    Che cosa non dimenticherà?

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    «Nessuno mai potrà cancellare dalla mia mente gli sguardi di terrore di chi moriva senza aver vicino nessuno. Ma anche questo mi ha dato la forza di combattere per quella che era l'unica arma a nostra disposizione contro questa pandemia. In tutto questo sono stato supportato da colleghi meravigliosi con i quali si è instaurato un rapporto umano e professionale molto forte.

     

    Ne cito uno per tutti, il dottor Franchini, che è diventato per me come un fratello. Devo inoltre dire che le persone che mi hanno appoggiato, incoraggiato, sostenuto sono di gran lunga superiori a quei pochi che mi hanno criticato. Il nostro Paese non va sottovalutato».

    ANDREA BOCELLI DONA IL PLASMA ANDREA BOCELLI DONA IL PLASMA coronavirus plasma 1 coronavirus plasma 1 big pharma 7 big pharma 7 coronavirus cura con il plasma coronavirus cura con il plasma giuseppe de donno giuseppe de donno

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