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    SE SO’ BEVUTI IL BENGALESE IN CHIEF – È FINITO IN MANETTE NURE ALAM SIDDIQUE, LEADER DI UN’ASSOCIAZIONE (LA “DHUUMCATU”) CHE RIUNISCE OLTRE 8 MILA BENGALESI A ROMA: E' ACCUSATO DI ESSERE IL MANDANTE DI UN SEQUESTRO PER UN DEBITO DI 100 MILA EURO, MATURATO PER OTTENERE IL PERMESSO DI SOGGIORNO IN ITALIA – INDAGATI ANCHE TRE SGHERRI DI SIDDIQUE - L'UOMO CHE HA DENUNCIATO IL RAPIMENTO HA RACCONTATO DI ESSERE STATO TRASCINATO FUORI DA UN RISTORANTE, COSTRETTO A SALIRE SU UN AUTO, DOVE FU BENDATO E PESTATO...


     
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    SEQUESTRO A ROMA, ARRESTATO LEADER ASSOCIAZIONE BENGALESE

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    (ANSA) - E' Nure Alam Siddique detto 'Bachcu', storico leader dell'associazione bengalese Dhuumcatu l'uomo arrestato stamattina da polizia e carabinieri per il sequestro di un connazionale avvenuto a Torpignattara nel 2022. Per gli investigatori sarebbe il mandante del sequestro scattato per un debito di 100mila euro.

     

    SEQUESTRATO E PICCHIATO PER UN DEBITO, ARRESTATO IL MANDANTE

    (ANSA) - Fu sequestrato e picchiato per un debito. È quanto accaduto a un cittadino bengalese nel quartiere di Torpignattara a Roma. Nella prime ore di questa mattina i poliziotti del commissariato Viminale e i carabinieri della stazione Torpignattara, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, hanno eseguito un'ordinanza, emessa dal gip, nei confronti di tre cittadini bengalesi.

     

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    Uno di loro, ritenuto il mandante, è finito in carcere mentre gli altri sono stati sottoposti all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. I tre uomini sono gravemente indiziati, insieme ad altri indagati, del sequestro di persona ai danni di un connazionale, avvenuto nel il 30 ottobre del 2022 e denunciato il giorno stesso dalla compagna della vittima presso il commissariato Viminale. In seguito alla denuncia la Squadra Mobile dell'Aquila arrestò altri tre connazionali della vittima, rintracciati con la persona sequestrata in un hotel nel comune di Carsoli.

     

    Nel mese di novembre 2022, la vittima del sequestro si presentò spontaneamente alla stazione dei carabinieri Torpignattara fornendo altri dettagli del rapimento. In particolare, aveva ascoltato le conversazioni telefoniche tra i sequestratori e un altro connazionale, ritenuto elemento di spicco della comunità bengalese romana.

     

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    Quest'ultimo avrebbe fornito le indicazioni sulle modalità logistiche e operative di conduzione del sequestro. L'uomo spiegò anche che il movente era un debito di circa 100mila euro da lui maturato sia per l'ottenimento del rilascio del permesso di soggiorno in favore di due suoi conoscenti, attraverso la mediazione di uno degli indagati, sia per un prestito di denaro.

     

    Le indagini hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dell'uomo arrestato. A quanto accertato, la vittima era già stata sequestrata in due diverse occasioni e trattenuta contro la sua volontà, per ottenere il pagamento del debito. Dalle indagini congiunte di polizia e carabinieri sono emerse, inoltre, le modalità attraverso le quali sono stati commessi i reati.

     

    È stata ricostruita la particolare violenza dei sequestratori che, ad esempio, dopo aver trascinato l'uomo fuori da un ristorante in pieno giorno e averlo costretto a salire su un'auto, l'hanno colpito con pugni sul volto e sul corpo, coprendogli poi gli occhi con una benda e la bocca con un pezzo di stoffa per non far sentire le sue urla.

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