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    CONTE SE LA CANTA, SE LA SUONA MA RESTA SUONATO - GELO DI PD E 5STELLE SULLA PROPOSTA DI ABBASSARE L’IVA: E’ L’ENNESIMA SPARATA FATTA SENZA CONSULTARE I PARTITI DI MAGGIORANZA - I GRILLINI SONO INCAZZATI ANCHE PERCHÉ, DA PALAZZO CHIGI, SOLO NELLA TARDA SERA DI SABATO È ARRIVATO UN MESSAGGINO PER INVITARE I MINISTRI M5S A PARTECIPARE ALLA CHIUSURA DEGLI STATI GENERALI DI DOMENICA…


     
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    Carmelo Lopapa per “la Repubblica”

     

    Nicola Zingaretti Luigi Di Maio Giuseppe Conte Nicola Zingaretti Luigi Di Maio Giuseppe Conte

    Una proposta "spot", assai simile alla convocazione degli Stati generali, avvenuta anche quella senza alcuna consultazione coi partiti di maggioranza. L'ipotesi di un "ritocco" al ribasso dell'Iva, sebbene a tempo, lanciata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla chiusura del gran consulto di Villa Pamphili e riproposta "testardamente" ieri, scivola sul ghiaccio del Partito democratico, si infrange contro gli scogli dei gruppi e dei ministri del M5S, per nulla convinti dell'opportunità della manovra. Se si fa eccezione per il sostegno di Salvini e della destra che ha creato non pochi imbarazzi, scarsi plausi.

     

    ANTONIO MISIANI ANTONIO MISIANI

    A leggere le reazioni e i silenzi della maggioranza, il capo del governo resta piuttosto "isolato" sulla manovra che pure avrebbe dovuto produrre l'effetto jolly. Sarà anche perché concordata, a quanto emerge, solo con le categorie incontrate durante gli Stati generali. Confcommercio e il suo presidente Carlo Sangalli in prima battuta. Non certo, viene fatto notare, con altri ministri. A sera, non si è registrata una sola dichiarazione di sostegno all'operazione dai parlamentari dem.

     

    nicola zingaretti giuseppe conte nicola zingaretti giuseppe conte

    Le agenzie riprendevano solo i dubbi del viceministro dell'Economia Antonio Misiani che ha già definito il taglio dell'imposta "decisamente complesso". Valutazione che rispecchia i conti che hanno già fatto in via XX Settembre. Dietro il silenzio del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri c'è un numero: i 4-4,5 miliardi di costo per ciascun punto di Iva decurtato.

     

    Comporterebbe un mancato introito fiscale fra i 12 e 13,5 miliardi se i punti tagliati fossero tre, come in Germania, per le soglie più alte. Nessuna stroncatura formale, tanto più che l'inquilino di Palazzo Chigi è tornato a riproporre ieri la misura per incentivare i consumi. Dal dicastero si parla piuttosto di "valutazioni in corso", rimandando le conclusioni a fine mese, quando si avrà un quadro più preciso dell'andamento dei conti pubblici.

     

    Gualtieri Conte Gualtieri Conte

    Il fatto è che quel quadro non promette nulla di buono, dato che il Paese in emergenza economica post Covid viaggia sul crinale poco rassicurante del debito pubblico in crescita che fa della nostra tenuta un osservato speciale dei mercati internazionali. E poi, è l'interrogativo rimbalzato per tutto il giorno tra gli "economisti" dem, era proprio il caso di parlare di riduzione delle tasse nel pieno della battaglia con i "frugali" dell'Unione europea sul Recovery fund (che per l'Italia vale 172 miliardi)?

     

    «Il Paese ha bisogno di abbassare le tasse in un quadro organico e non mi sembra ovvio che la riduzione dell'Iva sia prioritaria rispetto al taglio del cuneo fiscale o più in generale alle tasse sul lavoro», è il ragionamento fatto dall'ex ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan all'Agenzia Nova. Misura sulla quale, fa notare, «comunque non vi è piena condivisione».

    GENTILONI PADOAN GENTILONI PADOAN

     

    E in ogni caso, stando a quanto filtra da via XX Settembre, di un taglio dell'Iva se ne potrebbe parlare in occasione della legge di bilancio, dunque in autunno, ammesso che le condizioni lo permettano. Nei 5Stelle gli umori non sono diversi. La nota dei gruppi parlamentari è solo la punta dell'iceberg. «Pienamente d'accordo con chi evoca la necessità di un riforma complessiva e di una eventuale riduzione dell'Iva - si legge - ma l'urgenza del momento riguarda soprattutto le scadenze di giugno.

     

    beppe grillo davide casaleggio giuseppe conte 3 beppe grillo davide casaleggio giuseppe conte 3

    A partire dalle imposte sui redditi, vale a dire saldo e acconto Irpef e Ires e proroga della scadenze fiscali dal 3 giugno al 30 settembre». Come dire, sono altre le priorità. Umori che maturano in un Movimento già in fermento per una serie di episodi. Il messaggino partito da Palazzo Chigi solo nella tarda sera di sabato per invitare i ministri a partecipare alla chiusura degli Stati generali di domenica, per esempio.

     

    Assise che avrebbero dovuto produrre un documento finale del quale, fa presente un ministro 5S, ancora non si ha traccia. Ma anche l'endorsement di Conte a Grillo e Zingaretti ha spiazzato tanti che, tra i 5S, si sono sentiti esclusi. «Con loro parliamo di visioni strategiche, sono due persone che hanno una prospettiva», si è lasciato sfuggire parlando al Fatto.it l'avvocato, che sembra giocare sempre più in solitaria.

    MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI SELFIE IN PIAZZA MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI SELFIE IN PIAZZA

     

    Il plauso di Matteo Salvini sull'Iva ha fatto il resto: «Ogni taglio delle tasse avrà l'appoggio della Lega». Al contrario Giorgia Meloni si dice «basita: solo propaganda, il premier ne parla senza uno straccio di documento sulla ripartenza». Perplessi in Fi, Tajani parla di «proposta già finita» per i veti interni. In effetti, nella maggioranza, neanche Leu («Serve una riforma fiscale organica», Fornaro) e Italia Viva («Serve un grande shock fiscale», Scoma) appaiono entusiasti. Se "spot" è stato, non sembra aver "bucato".  

     

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