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    GIÙ LE MANI DA “QUEI BRAVI RAGAZZI” – NEL 30° ANNIVERSARIO DEL FILM ESPLODE LA POLEMICA SU TWITTER CHE LO BOLLA COME FRUTTO DELLA CULTURA MASCHILE CHE STRIZZA L’OCCHIO ALLA CRIMINALITÀ. SE LO PENSATE ANCHE VOI NON CI AVETE CAPITO UNA CEPPA: SCORSESE USA MONTAGGIO, MUSICHE E LUCI PER RACCONTARE LA DISCESA ALL’INFERNO DEL SUO PROTAGONISTA, SMONTANDO CON BRUTALE ELEGANZA I SOGNI CHE AVEVA DA BAMBINO… - VIDEO


     
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    Da "www.theguardian.com"

     

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    Qualche settimana fa, come ad anticipare inavvertitamente il suo 30° anniversario, “Quei bravi ragazzi” si è trovato al centro di una diatriba su Twitter. Da un tweet di una ragazza che si lamentava che ogni volta che usciva con un ragazzo che si chiamava Matt si finiva a parlare del film, il dibattito è degenerato finendo per bollare il film come frutto di una cultura maschile

     

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    La pellicola è stata per anni un punto fermo nelle liste dei "film per uomini" e nel 2015 un critico di destra del New York Post, Kyle Smith, ha scritto che "le donne non sono in grado di capire Quei bravi ragazzi". Il film è finito a essere descritto come il riassunto delle fantasie maschili ed è finito per essere frainteso.

     

    "Fin da quando ne ho memoria, ho sempre voluto essere un gangster" recita la locandina, riprendendo la citazione di Henry Hill Jr pronuncia questa frase nei minuti iniziali del film. Ma l’operazione che fa Scorsese in realtà va in direzione totalmente contraria, smontando con brutale eleganza questo desiderio così come ogni traccia di mascolinità.

     

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    Le sue scene più celebri sono davvero seducenti, a cominciare da quella sequenza fondamentale che ci fa immergere nel mondo della mafia attraverso uno scatto di steadicam, mentre Hill (Ray Liotta) guida la sua nuova fidanzata Karen (Lorraine Bracco) attraverso il trambusto della discoteca Copacabana. Il ciak precedente, girato dal punto di vista del giovane Hill, introduce i vecchi mafiosi nel bagliore roseo di un Aperol.

     

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    Ma Scorsese in “Quei bravi ragazzi” usa ogni trucco per mostrare come un ragazzo di 12 anni può facilmente finire in una compagnia violenta anche se i suoi mafiosi sono eleganti, divertenti, socievoli: devono commettere uno strano omicidio raccapricciante, ma la loro ricompensa è mettersi a un tavolo mentre una dolce mamma mafiosa serve loro spaghetti e polpette fatte in casa.

     

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    Questa è l'esca, ma nelle due ore e mezza successive Scorsese fa un lavoro altrettanto evidente: la luce diventa più cupa, il montaggio diventa nervoso, persino la musica progredisce dal pop alla cacofonia di “My Way” di Sid Vicious nei titoli di coda. La vita di Hill di conseguenza passa da una fantasia birichina da club per ragazzi a una spirale di alcol, violenza e abbandono. In realtà “Quei bravi ragazzi” mostra come entrare in quel modo sia un rischio.

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    Ciò che i film di Scorsese e Coppola hanno in comune è che sono abitualmente etichettati come film per uomini. Ma è tempo che “Quei bravi ragazzi” vengano recuperati dall'oscurità che li ha relegati a una fantasia maschile.

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