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    LA VENEZIA DEI GIUSTI - ECCOLI I PREMI, ABBASTANZA CONDIVISIBILI: IL ''JOKER'' E ''J’ACCUSE'' ERANO I FILM CHE PIÙ ERANO PIACIUTI SIA AL PUBBLICO CHE AI CRITICI. MARINELLI DEDICA LA COPPA VOLPI A CHI SALVA I MIGRANTI IN MARE, LA MIGLIORE ATTRICE È ARIANE ASCARIDE DI ''GLORIA MUNDI'' CHE LA DEDICA ''A TUTTI QUELLI CHE DORMONO PER L'ETERNITÀ NEL FONDO DEL MEDITERRANEO'' - PREMIO SPECIALE PER MARESCO - SALE STRAPIENE E PUBBLICO ATTENTO, IMPUPAZZAMENTO SUL RED CARPET (COME A CANNES), MOLTI FILM DELUDENTI, TROPPI POLPETTONI


     
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    Marco Giusti per Dagospia

     

    Venezia. Eccoli i premi, abbastanza condivisibili. Leone d’oro al Joker di Tod Philips con Joaquin Phoenix (è “tutto quello che si merita…”), Gran Premio della Giuria a J’accuse di Roman Polanski, e sembra che i due film se la siano battuta sino all’ultimo per il premio maggiore. Se Todd Phillips si presenta sul palco assieme al suo protagonista, che non apre bocca, a nome di Roman Polanski ritirano il premio Emmanuelle Seigneur fasciata di rosso accompagnata da Luca Barbareschi.

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    Premio speciale della Giuria a La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco, che, come Polanski, non si è presentato, e ha mandato al suo posto il produttore Rean Mazzone. Miglior regia allo svedese Roy Andersson per Sull’infinito. Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile a Luca Marinelli per il Martin Eden di Pietro Marcello, che ringrazia polemicamente quelli che salvano le vite in mare, per la miglior interpretazione femminile a Ariane Ascaride per Gloria Mundi di Robert Guédiguian, che ricorda di essere la nipote di emigranti italiani sbarcati a Marsiglia e che dedica il suo premio “a tutti quelli che dormono per l’eternità nel fondo del Mediterraneo”.

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    Miglior opera prima, con giuria presieduta da Emir Kusturica e premio di 100 mila dollari donati da Aurelio De Laurentiis, a You’ll Die at 20 del sudanese Amjad Abu Alala, che ha ricordato che nel suo paese il cinema era stato bandito dal vecchio regime. Altri premi, per la miglior sceneggiatura al film di animazione taiwanese No.7 Cherry Lane di Yonfan, per il miglior attor giovane a Toby Wallace, il protagonista tossico dell’australiano Babyteeth.

     

    Nella sezione “Orizzonti” vincono invece il fantascientifico russo Atlantis di Valentin Visyanovych, lo spagnolo Blanco en blanco di Théo Court, miglior regia, Verdict di Raymund Ribay Gutierrez, premio speciale, Revenir di Jessica Palud, miglior sceneggiatura, Darling del pachistano Saim Sadiq, miglior corto. Miglior attori di “Orizzonti” sono Sami Boujala per Bik Eneich di Mehdi Barsaoui e Maria Nieto per Madre di Rodrigo Sorodoyen.

     

    rean mazzone premio per la mafia non e piu quella di una volta rean mazzone premio per la mafia non e piu quella di una volta

    Che dire? Il Joker J’accuse erano i film che più erano piaciuti sia al pubblico che ai critici. Se la regia di Roman Polanski era qualcosa di perfetto in termini di cinema, il film di Todd Phillips era dominato dalla straordinaria interpretazione di Joaquin Phoenix e da una carica politica rivoluzionaria impressionante in un film americano destinato a un vasto pubblico. La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco, al di là delle inutili polemiche, è una meravigliosa commedia umana su Palermo e sul nostro paese. Solo Paolo Mereghetti non l’ha capito.

     

    Al Martin Eden di Pietro Marcello, il film italiano più lanciato dai nostri critici, va il premio al miglior attore, Luca Marinelli, che si appresta a girare a fine mese Diabolik con la regia dei Manetti bros. Non si può che essere contenti per il percorso che ha fatto dai tempi, che oggi sembrano lontanissimi, di Non essere cattivo di Claudio Caligari. Il curioso film di Roy Andersson, Sull’infinito, può piacere o meno, ma certo ha una messa in scena innovativa e piena di creatività.

     

    emmanuelle seigner riceve il premio per polanski emmanuelle seigner riceve il premio per polanski

    Ci sarebbe piaciuto, magari, un premio a James Grey di Ad Astra, o alla Catherine Deneuve di La verité di Kore-eda, o alla Ema di Pablo Larrain, ma in generale la giuria, presieduta da Lucretia Martel, attaccata pesantemente per le dichiarazioni su Roman Polanski, ha fatto un buon lavoro. L’Italia ne esce con un consueto premio all’attore, ma anche con un bel riconoscimento al genio cinico-comico di Maresco.

     

    Premi per i miglior film di realtà virtuale alla francese Celine Tricart per The Key, al brasiliano Ricardo Laganaro per A linha e al nigeriano Joel Kachi Bender su un tema importante, come le ragazze nigeriane rapite dall’Isis e mai più ritrovate e Premi Venezia Classici vanno, come miglior restauro a Ecstasy di Gustav Machaty, e come miglior documentario sul cinema al brasiliano Babenco-Tell Me When I Die di Barbara Paz, che è anche l’ultima moglie del regista scomparsa, che si è lanciata in un appello al No alla censura.

     

    Nulla da dire sull’organizzazione impeccabile del Festival. Sale strapiene sempre e pubblico attento e piuttosto giovane venuto da ogni parte del mondo. Magari si potrebbe dir qualcosa all’impupazzamento da top model del red carpet. Ma Cannes è molto peggio.

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    Inoltre. Rispetto agli anni precedenti, con tanti film da Oscar, non è stata una grande edizione, molti film hanno deluso, penso a quelli di Assayas e Egoyan, altri erano esattamente quel che ci poteva aspettare. La seconda metà del festival è franata fra polpettoni e lungaggini già viste e riviste. Troppo pochi i film diretti da donne. Ma magari non c’erano davvero. Alcuni parlano di dimenticanze, come quella di Waves di Trey Edward Shultz, che ha spaccato al Festival di Telluride. Si capirà. Ma non possiamo che essere contenti per il Leone al Joker e i riconoscimenti a Marcello e a Maresco.  

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