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    LA "SANPA" DEI GIUSTI - NON CAPISCO PERCHÉ NELLA SERIE NON SI PARLI DI JOVANOTTI, AMICO DI RED RONNIE, IL MEGAFONO DI MUCCIOLI, E DELLA SUA CANZONE-MANIFESTO UN PO’ FAZIESCA “PENSO POSITIVO”. NON VIENE NEANCHE SPIEGATO PERCHÉ LA FAMIGLIA MORATTI ABBIA DATO TUTTI QUESTI SOLDI A MUCCIOLI. E DEI RAPPORTI CON I SOCIALISTI CRAXIANI – UN ALTRO TEMA IMPORTANTE PER CAPIRE MUCCIOLI E IL LEGAME COI SUOI RAGAZZI È QUELLO DELLA SUA POSSIBILE OMOSESSUALITÀ. VERA O FALSA CHE SIA… – VIDEO


     
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    Marco Giusti per Dagospia

     

    vincenzo muccioli 2 vincenzo muccioli 2

    Torno su “SanPa”, la miniserie Netflix ideata da Gianluca Neri che da qualche giorno ci sta facendo riflettere su tutto quello che era sotto i nostri occhi negli anni ’80 e ’90 e che forse abbiamo visto e vissuto un bel po’ passivamente.Spesso trattandolo in un misto di snobismo e cinismo che significava poi un gran lavarsene le mani.

     

    Però non capisco perché nella serie non si parli di Jovanotti, amico di Red Ronnie, il megafono di Muccioli, e della sua canzone-manifesto un po’ faziesca “Penso positivo perché son vivo, perché son vivo”, che seguita con “Io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa, che passa da Che Guevara e arriva a Madre Teresa, passando da Malcom X attraversa Gandhi e San Patrignano…”.

    RED RONNIE VINCENZO MUCCIOLI RED RONNIE VINCENZO MUCCIOLI

     

    Come non si parla della differenza di trattamento che doveva esserci a San Patrignano, se ne parla anche nelle cronache del tempo, tra tossici figli di ricchi milanesi e “tossici di sinistra e di merda”. Non viene neanche spiegato perché la potente famiglia Moratti abbia dato tutti questi soldi, si parla di 286 milioni di lire, a Muccioli.

     

    uno dei ragazzi incatenati a san patrignano uno dei ragazzi incatenati a san patrignano

    E dei rapporti tra i socialisti craxiani e Muccioli, al punto che Rai Due funzionò spesso da canale di propaganda per San Patrignano, sparsa tra i “Fatti vostri” di Guardì con l’allora conduttore Alberto Castagna, i programmi di Piero Vigorelli ribattezzato Vampirelli, e il Mixer di Minoli.

     

    In un articolo del Corriere del 1994 si parla anche di possibili soldi al PSI a San Patrignano. Muccioli nega, come nega i 4 miliardi dello Stato al suo centro di recupero. Magari sono solo 2, ma gliene servono 8 all’anno. Dice anche che Craxi andò solo due volte a San Patrignano, eppure leggo, in margine a un articolo sulla morte sospetta della povera Natalia Berla, sempre sul Corriere ma nel 1985, di una telefonata di Muccioli a Craxi per farsi togliere “dai piedi quel magistrato”, cioè Roberto Sapio, che indagava sull’accaduto.

    sanpa luci e tenebre di san patrignano 8 sanpa luci e tenebre di san patrignano 8

     

    Su l’infamissimo “Cuore” del tempo, che dedicò una sorta di cattivissimo speciale su Muccioli e San Patrignano, mentre Sabino Aquaviva sul “Corriere” anche di fronte all’omicidio di Maranzano seguitava a difendere il guru, Maria Grazia Zanni, una paziente, dichiarò di essere stata addirittura istruita da Muccioli per sedurre lo stesso magistrato.

     

    Leggo anche di un’altra morte sospetta a SanPa, quella di Fioralba Petrucci. Una storia analoga a quella di Natalia Berla. Ma ce ne sono anche altre.

    condanna vincenzo muccioli condanna vincenzo muccioli

     

    Solo scorrendo le pagine dei giornali del tempo. “Cuore” affronta anche un tema importante per capire Muccioli e il legame coi suoi ragazzi, quello della sua possibile omosessualità, un tema che, assieme alla possibile morte per Aids, mai riconosciuta dalla famiglia, “SanPa” affronta solo nella quinta puntata.

     

    Anche per offrire un finale a effetto. Vera o falsa che sia, l’omosessualità di Muccioli mi pare una sorta di prolungamento dell’idea di padre-patriarca onnivoro, che tutti abbraccia e bacia in bocca, che aveva di sé Muccioli fin dall’inizio.

     

     

    vincenzo muccioli paolo villaggio 2 vincenzo muccioli paolo villaggio 2

    Una sorta di Kronos, che riempie gli spazi lasciati aperti dai cattivi genitori di sinistra rei di non dare schiaffi e pugni salvifici ai propri figli, come diceva Paolo Villaggio. Spazi vuoti riempiti dai buchi dell’eroina.

     

     Ma ci sarebbe da dire, e questo magari è un altro film…, che questi padri di sinistra (e non) non erano carenti solo di schiaffi, ma anche di presenza e di esempio. I due padri famosi in questione, Enrico Maria Salerno e Paolo Villaggio, appunto, non mi sembrano proprio due campioni di padri da seguire come esempi.

     

    Certo è che Muccioli padre-padrone con le sue catene e le sue prigioni offriva a questi figli abbandonati dai padri l’immagine giusta del maschio che compensa tutto queste mancanze, anche l’amore, e che ti punisce per salvarti. La morte, insomma, è un danno collaterale. Come sostiene Red Ronnie.

     

    tutto pronto all'inferno per l'arrivo di muccioli cuore tutto pronto all'inferno per l'arrivo di muccioli cuore

    Capisco Indro Montanelli che ancora da vecchio sentiva il fascino del Duce, e al quale, leggo, Muccioli aveva regalato un cavallo da corsa battezzato IndroMo, ma non capisco come ci sia cascato un cattolico illuminato come Enzo Biagi, che, assieme al suo amico fraterno Monsignor Ersilio Tonini, difese sempre Muccioli. Anche nei momenti più bui.

     

    Scrisse anche la prefazione a un libro autobiografico, “Io Muccioli”, a cura di Chiara Beria di Argentine, giornalista anche coraggiosa (ricordate la guerra contro Berlusconi su “L’Espresso”?), che finirà a dirigere addirittura il settimanale “San Patrignano”. E doveva presentare (ma poi non andò), con Sergio Zavoli, Indro Montanelli e Chiara Beria anche il libro di Davide Giacalone su Muccioli nel 1993.

     

    ANDREA MUCCIOLI E LETIZIA MORATTI ANDREA MUCCIOLI E LETIZIA MORATTI

    Possibile che non avesse dei dubbi? Perfino Aldo Grasso, in quegli anni, sul Corriere percula il Mucciolismo-Jovanottismo di Red Ronnie col suo “Roxy Bar”, dicendo quello che un po’ tutti si pensava. Anche se il Pci/Pds non entrò mai davvero in polemica con Muccioli. Tra le poche voci discordanti, a parte il numero cattivissimo di “Cuore” che andrebbe recuperato, ricordiamo però quella di Gad Lerner, che in una coraggiosa puntata di “Milano, Italia” su Rai Tre durante l’ultimo processo, proprio da San Patrignano ospitò un durissimo intervento di Don Oreste Benzi, che fermamente disse “Non so quanti siano i desparecidos. So soltanto che c’è chi scappa e non torna più. Poi magari un giorno sotto terra si trovano i cadaveri”.

    don oreste benzi don oreste benzi

     

    Oltre a quello di Don Benzi ci fu inatteso l’intervento di una ragazza, Laura Carpinelli, che parlò di essere stata oggetto e testimone di violenze. Subito però linciata sui giornali del tempo come tossica e poco attendibile.

     

    Tutto quello che ho ricordato dovrebbe un po’ dare una risposta alla domanda, niente affatto banale, sul perché questo documentario non l’abbia fatto la Rai? Mi sembra chiaro che in Rai, San Patrignano e Muccioli, siano ancora un tabù. Magari anche un buco profondo di non detti e di ricordi imbarazzi dove è meglio non entrare.

     

    E qui cito il mio amico Carlo Freccero, che vent’anni fa, da direttore di Rai Due propose una speciale su San Patrignano, credo condotto da Michele Santoro, che ovviamente non si fece. Come non si fece la fiction della Lux, che certo non sarebbe stata così critica. All’epoca, più o meno nel 1996, appena usciti dalla presidenza ultramuccioliana di Letizia Moratti, che solo un anno prima aveva prodotto su Rai Due sei ore di concerto maratona da San Patrignano in onore di Muccioli presentate da Red Ronnie (ancora…) e Vincenzo Mollica, “Tutti colori del cielo”, con tanto di Zero-Dalla-Alice-Vecchioni-Baudo e su Rai Uno uno specialone di Enzo Biagi, con l’avvento del primo governo Prodi le cose erano cambiate.

     

    RED RONNIE VINCENZO MUCCIOLI RED RONNIE VINCENZO MUCCIOLI

    Non fecero il secondo concerto, e trasmisero in sordina il terzo, su Rai Tre, ideato da Renato Zero, che lo aveva proposto anche su Canale 5. Ma Prodi tolse il patrocinio anche al convegno sulle droghe di San Patrignano nel 1996. Vennero Letizia Moratti, Red Ronnie (ovvio…), Julio Velasco e Monsignor Tonini, ma scapparono Carlo Rossella, Mino Fuccillo e Vittorio Feltri. Segno che anche da destra iniziava un certo distacco.

     

    red ronnie vincenzo muccioli red ronnie vincenzo muccioli

    Allora il Pd e quindi Prodi avevano il problema delle droghe leggere, che giustamente Livia Turco tendeva a staccare dalle droghe pesanti, mentre i seguaci di Muccioli vedevano pericolose come l’eroina. Detto questo, non ricordo in questi 25 anni che ci separano dalla morte di Muccioli un qualche interesse sull’argomento San Patrignano da parte della Rai. Meglio fare una bella fiction su Chiara Lubich, insomma.

    CARLO FRECCERO CARLO FRECCERO

     

    Se la Rai Due morattiana e socialista fu allora la voce ufficiale di San Patrignano e le sue apparizioni in tv, sia sui canali Rai che su quelli Mediaset, stavo scordando Costanzo, furono davvero momenti di propaganda, la Rai di questi ultimi anni e di ora da una parte tende a dimenticare un passato in effetti poco glorioso, da un’altra a non affrontare un tema che potrebbe rivelare ancora una vicinanza al mondo della Rai muccioliana.

     

    vincenzo muccioli vincenzo muccioli

    Per me, che al tempo facevo Blob, era tutto chiaro. Muccioli non era tanto dissimile dai tanti mostri che affollavano i canali nei talk show di Funari, di Magalli, di Costanzo. Il problema è che quel mondo, in Rai come a Mediaset, non è affatto finito. Certo, al posto di Biagi abbiamo Vespa. Che non è la stessa cosa.

     

    Rimane Red Ronnie. Sembra che Freccero gli avesse rifiutato di portare un programma alla “Roxy Bar” su San Patrignano su Rai Due. Può dire quello che vuole, ma queste cinque puntate di “SanPa” nascono in gran parte dai suoi materiali pazzeschi girati al tempo con Muccioli, comprese le dirette dai processi. Come nascono dalle teche dei telegiornali di TMC oggi La7, che avevano una visione più laica, meno politicizzata rispetto ai telegiornali della Rai.

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    Ci sono perfino materiali di Tela Capodistria. E direi che proprio dal gran lavoro fatto sui materiali esterni, non Rai, fra Tmc e Red Ronnie files, viene fuori la parte più nuova e entusiasmante del documentario. Qualcosa che non si poteva fare solo coi materiali della Rai, che pure nascondono delle perle assolute. E che forse non si poteva fare neppure con la Rai, che non aveva l’indifferenza di Netflix riguardo al passato politico dell’azienda e del paese. Ma una telefonata a Jovanotti gliel'avranno fatta?

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