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    I BENETTON SOTTO L'ALBERO TROVANO 20 MILIARDI, REGALO DELLA PREMIATA DITTA GUALTIERI & C. - IL GOVERNO POTREBBE RIPRENDERSI LE CONCESSIONI DI AUTOSTRADE, DIVIDERLE, METTERLE A GARA E INCASSARE CIRCA 40 MILIARDI. SECONDO IL PIANO DELLA DE MICHELI INVECE, CDP, MACQUARIE E BLACKSTONE RILEVEREBBERO ASPI SENZA CHE ALLA FAMIGLIA DI PONZANO VENETO VENGA ADDEBITATO NEPPURE UN CENTESIMO PER IL CROLLO DEL PONTE MORANDI


     
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    Articolo di Francesco Bonazzi per ''Panorama'', estratto pubblicato da “la Verità

     

    Non curi la manutenzione di uno dei ponti più famosi d' Italia, sotto il quale muoiono 43 persone, e dopo due anni e mezzo lo Stato ti paga a peso d' oro per uscire da Autostrade. [] Il processo penale non è neppure cominciato, mentre giornali e tv raccontano da mesi la complicata battaglia legale tra governo e Atlantia, la holding dei Benetton che controlla l' 88 per cento di Autostrade, con i 5 stelle che minacciavano la revoca delle concessioni, mentre Pd e Italia viva (che vanno d' accordo solo su questo) sono per questa opaca trattativa, con vendita di Aspi a chi dicono loro.

    luciano benetton luciano benetton

     

    Intanto, mentre i due governi Conte cincischiavano, i resilientissimi Benetton hanno potuto continuare a riscuotere i pedaggi come se nulla fosse accaduto. In attesa che passasse la nottata, che il Pd tornasse al governo e che arrivasse il ministro dell' Economia, Roberto Gualtieri, travestito da Babbo Natale, con una ventina di miliardi da mettersi in saccoccia. Il tutto, al termine di una partita che lo Stato ha giocato interamente nel campo dell' avversario, che è un oligopolista incallito.

     

    Mentre avrebbe potuto, e forse ancora potrebbe, riprendersi le concessioni autostradali, dividerle in quattro o cinque lotti, allungarle a trent' anni, metterle a gara in piena trasparenza e portarsi a casa una quarantina di miliardi.

     

    Per capire come finora Stato e Benetton si siano affrontati sul terreno sbagliato, basta leggere il documento di un ente pubblico. [] Si tratta del parere con cui l' Autorità di regolazione dei trasporti (Art), guidata da Andrea Camanzi, il 14 ottobre ha criticato pesantemente il Piano economico finanziario (Pef) di Autostrade, senza la cui approvazione (da parte del Mit) è impossibile capire se il prezzo di Aspi è giusto. []De Micheli e Gualtieri non hanno pensato che sarebbe il caso di «spacchettare» le concessioni, metterle a gara ed evitare così di creare un nuovo mostro, ovvero un altro semi-monopolista dopo i Benetton, per vent' anni cresciuti all' ombra di Romano Prodi e Pier Luigi Bersani, e prosperati tra un Enrico Letta e un Graziano Delrio, fino al loro ultimo, irriducibile fan, Matteo Renzi.

     

    ROBERTO GUALTIERI GIUSEPPE CONTE ROBERTO GUALTIERI GIUSEPPE CONTE

    Gli effetti di questa partita distorta si scaricheranno sui pedaggi che pagheremo per i prossimi decenni. La prima, pesante, anomalia, era già nella concessione Mit-Aspi, laddove si dice che lo Stato dovrà pagare al concessionario, in caso di revoca per colpa di quest' ultimo, anche i mancati guadagni, che nel caso di specie sono pari a 22 miliardi.

     

    [] La partita della nazionalizzazione si decide nel Pef, [] si ha la netta sensazione che si parta dal prezzo finale e lo si faccia diventare «congruo» procedendo come gamberi, con un importo ricostruito a posteriori in una trattativa tra l' amministratore delegato di Atlantia, Carlo Bertazzo, il capo di gabinetto della De Micheli, Alberto Stancanelli, e il capo di gabinetto di Gualtieri, Roberto Chieppa. []Ma il fatto è che a comprare Aspi non sarebbe più soltanto la Cassa depositi e prestiti, controllata dal Mef e dalle fondazioni bancarie, ma anche gli australiani di Macquarie e gli americani di Blackstone, che prenderebbero il 30 per cento ciascuno, lasciando Cdp al 40 per cento.

     

    giuseppe conte paola de micheli ponte genova giuseppe conte paola de micheli ponte genova

    Nel nuovo piano, gli investimenti futuri rimangono invariati a 13,5 miliardi, come le manutenzioni ordinarie, ferme a 7 miliardi, e gli indennizzi al concessionario (3,4 miliardi). I dividendi sarebbero pari a 20 miliardi di euro e poi ci sarebbero da assorbire 10 miliardi di debiti pregressi.

     

    I rendimenti sono quindi molto alti e che senso ha che il governo e la Cassa li lasci in maggioranza ad altri soggetti? Perché gli automobilisti devono pagare un rendimento del 12 per cento ai fondi privati stranieri, anziché riconoscerli tutti alla nostra beneamata Cassa[]? Insomma, assistita da Mediobanca, Atlantia ha indetto una gara privata e l' offerta in pole position è quella con Cdp e i due fondi stranieri, uno vicino al compratore e l' altro al venditore. Questa cordata ha offerto 9 miliardi per l' 88 per cento di Aspi, valutandola complessivamente 10,2 miliardi. Ma i Benetton, al momento, dicono che sono pochi.

     

    L' aspetto più incredibile è che il Pef approvato dalla De Micheli assegna ad Aspi un valore sostanzialmente uguale alla cifra che i Benetton incasserebbero se fosse revocata la concessione per colpa del ministero del Tesoro.

     

    Insomma, Cdp, Macquarie e Blackstone rileverebbero Aspi senza che ai signorotti di Ponzano Veneto venga addebitato neppure un centesimo per il crollo del Ponte Morandi.

    Macquarie Macquarie

    Ora, l' ultimo ostacolo è il Cipe, che il 15 dicembre dovrebbe mettere il timbro finale sul Pef e ha come presidente il premier Conte e come segretario l' unico grillino che potrebbe ancora fermare il regalo ai Benetton, ovvero Riccardo Fraccaro. []

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