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    L'85ENNE GIULIANO AMATO E' LA PERSONA GIUSTA PER OCCUPARSI DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE? – IL GOVERNO INGLESE, PER UN RUOLO SIMILE, HA SCELTO IL 38ENNE IAN HOGARTH, CREATORE DI DUE START UP BASATE SULL'IA – LE SCELTE MOSTRANO I DIFFERENTI APPROCCI: L'ITALIA CHIAMA UN FINE GIURISTA PER REGOLAMENTARE E LIMITARE E L'IMPATTO DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE. I BRITANNICI SI AFFIDANO A UN IMPRENDITORE DIGITALE FOCALIZZATO SOLO SULLO SVILUPPO DELLE TECNOLOGIE…


     
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    Estratto dell’articolo di Riccardo Luna per “La Stampa”

     

    giuliano amato giuliano amato

    Se non fosse perfettamente in grado di difendersi da solo, ci sarebbe da provare a difendere Giuliano Amato, appena nominato, a 85 anni, presidente della neonata Commissione Algoritmi, insediata a palazzo Chigi per studiare l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’editoria.

     

    Sui social quelli che non parlano del caso Giambruno, lo sbeffeggiano per l’età, oggettivamente avanzata, e per una presunta incompetenza in materia: ma lo sa cos’è un algoritmo o lo starà cercando su Google? I giornali di destra dicono che persino Giorgia Meloni sia irritata per la scelta «non condivisa» del suo sottosegretario all’editoria: non c’era nessun altro?

     

    Uno dei post più efficaci mette a confronto il suo curriculum, peraltro prestigioso, di giurista, con quello del suo omologo del Regno Unito: Ian Hogarth, laurea in computer science a Cambridge, due startup basate su intelligenza artificiale fondate e vendute, oggi alla guida di un fondo di 250 milioni di euro. E soprattutto: 38 anni. Gli piace vincere facile.

     

    IAN HOGARTH IAN HOGARTH

    […]

     

    Certo, l’età: in un paese dove il passato non passa mai e il momento dei giovani è sempre domani, l’età conta. Perché non puntare su un giovane?, ce ne sono di bravissimi. Facile: perché abbiamo la sindrome di Albus Silente, il grande rettore della scuola di magia di Harry Potter; quando le cose buttano male, o semplicemente non le capiamo, preferiamo rivolgerci ad un vecchio saggio.

     

    Del resto se gli Stati Uniti sono guidati da Joe Biden, perché una commissione di palazzo Chigi non può essere guidata da Giuliano Amato? Il quale peraltro non è vero che sia digiuno del tema, anzi, in questi anni ne ha scritto spesso cercando di restare equidistante dagli apocalittici e dagli integrati, ovvero da quelli che dicono che l’intelligenza artificiale sarà la fine dell’umanità e da quelli che dicono che andrà tutto bene perché è sempre andata così. Rileggerlo oggi è confortante. Che poi a ben vedere l’oggetto della commissione è davvero stretto: valutare l’impatto degli algoritmi sull’editoria.

     

    IAN HOGARTH IAN HOGARTH

    In un paese in cui non c’è un giornale o una tv che abbia iniziato davvero ad usarli i nuovi strumenti di intelligenza artificiale generativa per creare notizie; ma nemmeno che si sia dato delle regole di trasparenza (li avvisiamo i lettori?) o almeno di autotutela (lasciamo che le intelligenze artificiali della Silicon Valley si addestrino gratis sui nostri archivi o, come il New York Times, alziamo la saracinesca? Ah, saperlo).

     

    Perché poi in fondo l’unica cosa che interessa davvero i nostri editori, l’unica domanda per cui aspettano una risposta è semplicissima: se usassi Chat Gpt, quanti giornalisti posso mandare in pensione prima del tempo? Dimostrando, loro sì, di non aver capito cosa possono e cosa non possono fare questi algoritmi: mandate una intelligenza artificiale a Gaza in queste ore e vedete che racconto viene fuori. Insomma, non è da questi particolari che si giudica l’immobilismo dell’Italia sull’innovazione. […]

    GIULIANO AMATO ALLA STAMPA ESTERA GIULIANO AMATO ALLA STAMPA ESTERA GIULIANO AMATO ALLA STAMPA ESTERA GIULIANO AMATO ALLA STAMPA ESTERA IAN HOGARTH IAN HOGARTH

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