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    L'EPIDEMIA HA ESPOSTO LE DEBOLEZZE NEL NOSTRO SISTEMA DI SANITÀ PUBBLICA” – PER LA PRIMA VOLTA LA CINA AMMETTE DI AVER GESTITO MALE L’EMERGENZA CORONAVIRUS. MA QUESTO PALLIDO E RARO MEA CULPA È SOLO UN MODO PER RIAFFERMARE IL CONTROLLO SU UNA SITUAZIONE CHE A PECHINO È SFUGGITA DI MANO – TRUMP GODE E VUOLE RIFORMARE L’OMS 


     
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    1. LA CINA AMMETTE: VIRUS GESTITO MALE

    Cecilia Attanasio Ghezzi per ''la Stampa''

     

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    La Cina riformerà il suo sistema di prevenzione e controllo delle malattie. Ad affermarlo è Li Bin, numero due della Commissione per la salute pubblica che dichiara pubblicamente come «l' epidemia ha esposto le debolezze nel modo in cui abbiamo risposto al contagio e nel nostro sistema di sanità pubblica». Il viceministro ha sottolineato anche che Pechino coopererà con la comunità internazionale e condividerà la sua esperienza nel contrastare il Covid19 e la diffusione di quel nuovo coronavirus che ha ormai infettato quasi quattro milioni di persone in tutto il mondo.

     

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    Ma quello che a noi suona come una rara ammissione di colpa, un mea culpa per il ritardo e la poca trasparenza con cui si è affrontato il focolaio di Wuhan, per Pechino è un modo di riaffermare il controllo su una situazione che gli è sfuggita di mano. E non c' è nulla che la leadership comunista teme più del «luan», il caos. Così, tra i pochi punti chiari espressi dal viceministro c' è una nuova catena di comando «efficiente e centralizzata» che sappia usare al meglio big data e intelligenza artificiale e assicurare l' approvvigionamento di dispositivi medici di emergenza.

     

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    Non si tratta di novità. Diversi governi locali hanno cominciato a sperimentare applicazioni per identificare e tracciare i potenziali portatori del virus già a febbraio scorso e negli ultimi mesi circa 38mila aziende hanno riconvertito la produzione a favore di mascherine e ventilatori polmonari. Ma questo fiorire spontaneo di soluzioni si è tradotto in disordine.

     

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    Attualmente sono all' incirca un centinaio le applicazioni che assegnano un codice sanitario sulla base di complessi algoritmi che incrociano storia medica, spostamenti e incontri di ogni singolo cittadino e, anche se le più diffuse girano sui portafogli elettronici dei colossi del web WeChat e Alibaba (oltre un miliardo di utenti ciascuno), i criteri non sono stati ancora unificati.

     

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    Per quanto riguarda la produzione di dispositivi medici, poi, la situazione non è certo più ordinata. È in atto «una nuova corsa all' oro», che ha travolto tutti i sistemi di certificazione e licenze in essere e obbedisce solo alla velocità con cui cresce la domanda nazionale e mondiale. Ecco, Pechino non può permettersi di affrontare un nuova ondata di contagio con questi mezzi. Ma soprattutto non può permettersi di perderne il controllo.

     

    ECCO IL PIANO DI TRUMP PER RIFORMARE L'OMS "MENO CONTROLLO POLITICO E PIÙ SETTORE PRIVATO"

    Paolo Mastrolilli per ''la Stampa''

     

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    Isolare direttore generale e struttura per le emergenze dalle pressioni politiche; obbligare i membri a comunicare in modo tempestivo e trasparente ogni epidemia; creare un nuovo sistema a semaforo per dichiarare le crisi; tenere le limitazioni dei viaggi separate da quelle dei commerci; cambiare il finanziamento. Sono i pilastri della riforma dell' Organizzazione mondiale della sanità che gli Stati Uniti intendono proporre al prossimo G7, ospitato a giugno in formato virtuale, secondo una bozza del documento fatto circolare tra gli sherpa che La Stampa ha ottenuto.

    tedros adhanom ghebreyesus tedros adhanom ghebreyesus

     

    Trump ha bloccato i finanziamenti all' Oms, aprendo un' inchiesta su come ha gestito il Covid-19. L' accusa è complicità con la Cina nel nascondere l' epidemia, e lo scopo è politico, per scaricare la responsabilità della grave crisi negli Usa in vista delle elezioni di novembre. Dietro le quinte, però, i diplomatici di Washington stanno lavorando ad una vera riforma dell' Organizzazione, che ha effettivamente bisogno di essere migliorata.

     

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    Il testo comincia così: «Il Covid-19 dimostra che l' Oms e i suoi Paesi membri non sono adeguatamente preparati per prevenire, identificare e rispondere a severe malattie infettive con potenzialità pandemiche». Quindi elenca le proposte di riforma.

     

    La prima riguarda il vertice, occupato da Tedros Adhanom Ghebreyesus: «La posizione del direttore generale è esposta a pressioni ed influenze politiche, che condizionano la capacità di agire e fornire una guida tempestiva ai Paesi». Come esempi cita «il ritardo dell' accesso in Cina per la squadra tecnica dell' Oms, le comunicazioni limitate sul rispetto delle norme da parte del Paese membro, la conferma senza verifica delle sue affermazioni, l' insufficienza delle risorse».

    disinfestazione in cina disinfestazione in cina

     

    Il rimedio proposto è isolare il direttore dalle pressioni, obbligandolo a denunciare subito le mancanze dei Paesi. A questo scopo, bisognerebbe creare un nuovo meccanismo per verificare e garantire il rispetto delle International Health Regulations da parte dei membri, la rapida comunicazione delle crisi, accesso delle squadre di risposta, e condivisione dei campioni. L' Health Emergencies Program, guidato ora dall' irlandese Mike Ryan, andrebbe reso indipendente dal direttore e rispondere solo all' Executive Board dell' Oms.

     

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    Il sistema per dichiarare le emergenze internazionali prevede solo due opzioni: proclamarle, o no. Servirebbe invece un metodo più graduale, a semaforo: verde, per indicare che l' Oms segue una situazione, ma non raccomanda provvedimenti; giallo, quando sale la preoccupazione e bisogna preparare gli interventi; rosso, quando le misure devono entrare in vigore.

     

    Le limitazioni dei viaggi vanno separate dai commerci, che devono proseguire per non soffocare l' economia, e «l' Organizzazione non può elogiare le restrizioni draconiane domestiche, mentre condanna quelle rivolte a altri Paesi». Un riferimento al fatto che l' Oms ha favorito le quarantene interne, ma ha criticato lo stop dei voli dalla Cina voluto da Trump, perché complicava i controlli di chi arrivava. Il testo poi suggerisce di rafforzare la collaborazione col settore privato, potenziare le risorse, cambiare il sistema di finanziamento per avere più fondi disponibili per le emergenze, e valutare meglio le performance dopo le crisi.

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    Francia, Germania e Canada hanno frenato, perché ritengono più appropriato proporre la riforma al G20. Il testo potrebbe ancora cambiare quando arriverà sulla scrivania di Trump, però è la base su cui si discute.

     

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