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    L’IDENTIKIT DEL NO VAX MEDIO? - LA MAGGIOR PARTE DEI NON VACCINATI E’ COMPOSTA DA DONNE, POI GLI STRANIERI, COLORO CHE NON HANNO UNA CASA O UN LAVORO STABILE, CON UN GRADO DI ISTRUZIONE BASSO - ANCHE PER L'INDICE DI MORTALITÀ LE PERSONE CON UN BASSO LIVELLO DI ISTRUZIONE E IN CONDIZIONI DI DISAGIO SOCIALE HANNO PAGATO IL PREZZO PIÙ ALTO GIÀ NELLA PRIMA ONDATA DEL COVID: DA SETTEMBRE A DICEMBRE 2020, HANNO AVUTO UN RISCHIO DI INFEZIONE DEL 25% PIÙ ELEVATO E UN RISCHIO DI MORIRE A 30 GIORNI DALL'INFEZIONE PIÙ ALTO DEL 43%...


     
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    Camilla Mozzetti per “il Messaggero”

     

    ROMA NO VAX ROMA NO VAX

    Chi non conosce, non sa. E tolto il paniere dei reticenti consapevoli, per vocazione e posizioni ideologiche, la maggior parte dei non vaccinati - no vax in senso estensivo - riguarda le donne, più in generale gli stranieri, coloro che non hanno una casa o un lavoro stabile, con un grado di istruzione basso.

     

    È questa la fotografia che il Dep, il Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio (Asl Roma 1) ha scattato per tracciare l'identikit dei non vaccinati. Dall'analisi emerge un dato inequivocabile: «Esistono differenze socioeconomiche nella vaccinazione per Covid-19 - si legge nell'analisi - che è possibile si traducano in un aumento delle disuguaglianze già riscontrate nell'incidenza e negli esiti della malattia».

     

    ROMA NO VAX 9 ROMA NO VAX 9

    L'indagine è stata realizzata censendo lo stato vaccinale degli over 35 residenti nel Lazio (più di 3 milioni di persone). Il primo dato è che al 22 dicembre scorso il 10,3% del totale target non aveva effettuato alcun ciclo vaccinale e la percentuale dei non vaccinati «è più alta negli stranieri, in particolare tra coloro nati nei Paesi ad alta pressione migratoria, nei più sani (cioè tra coloro che non sono affetti da patologie o malattie croniche ndr), nei meno istruiti, nei residenti in sezioni di censimento più deprivate (e dunque in contesti disagevoli o disagiati) e in chi non ha avuto l'infezione da Sars-Cov-2». Al 22 dicembre scorso il 10,6% delle donne residenti nel Lazio (più di 1,7 milioni) non aveva iniziato il percorso vaccinale.

     

    IL PROFILO

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    Dei residenti totali con più di 35 anni il 25,4% di coloro che non avevano fatto neanche una dose è nato all'estero, il 13% non è affetto da patologie croniche e nel 22,4% dei casi ha un titolo di studio medio basso. In sostanza «a parità di genere ed età, le persone con basso titolo di studio hanno il 40% in più di rischio di non essere vaccinati rispetto ai laureati - si legge nel rapporto - i residenti in sezioni di censimento più deprivate hanno un rischio maggiore del 30% di non essere immunizzati rispetto a coloro che appartengono ad una posizione socioeconomica più avvantaggiata».

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    Anche per l'indice di mortalità le persone con un basso livello di istruzione e in condizioni di disagio sociale hanno pagato il prezzo più alto già nella prima ondata del Covid. «Da settembre a dicembre 2020» hanno avuto «un rischio di infezione del 25% più elevato e un rischio di morire a 30 giorni dall'infezione più alto del 43%».

     

    Soltanto ieri l'assessore alla Sanità Alessio D'Amato ha commentato: «Il vaccino è uno strumento potente di riduzione delle diseguaglianze sociali: gratuito, accessibile a tutti, è scientificamente dimostrato che riduce le complicanze della malattia. Chi è contro i vaccini alimenta le distanze sociali soprattutto nei confronti di chi è più svantaggiato».

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