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MAURIZIO DE GIOVANNI, UN PREZZEMOLONE RIPIENO DI PIZZA FRITTA E VANITA’ – NEL COMITATO PER IL NO AL REFERENDUM INSIEME A “ROSPY” BINDI, C’E’ ANCHE DE GIOVANNI CHE AVEVA ANNUNCIATO IL DISTACCO DAGLI IMPEGNI PUBBLICI IN POLEMICA CON CHI LO CHIAMAVA “TUTTOLOGO” E “PREZZEMOLINO” (PROMESSA MAI RISPETTATA, AHINOI) - LO SCRITTORE NON SOLO NON E’ SPARITO E DOPO LE BATTAGLIE PER IL PINO DEL VOMERO, LE INTEMERATE SULLA CRISI DELLA SINISTRA E LE LENZUOLATE SUL NAPOLI DI CONTE, SI FA PALADINO DELLE TOGHE: "QUEL TESTO NON RISOLVE ALCUN PROBLEMA LA DESTRA, VUOLE I PM SOTTOPOSTI ALL'ESECUTIVO"
Conchita Sannino per “la Repubblica” - Estratti
Lo osservo pacatamente, ma senza giri di parole: l'aggressività del centrodestra contro le toghe cresce e preoccupa. Spaventa mettere alla gogna chi firma sentenze sgradite, l'uso strumentale dei casi di cronaca, il caso Garlasco, la sofferenza della vicenda Tortora. E poi si finge di non vedere quando i giudici sconfessano la tesi di un pm e assolvono gli stessi esponenti del governo».
Maurizio de Giovanni, autore da record, creatore del commissario Ricciardi, dei Bastardi di Pizzofalcone, di Mina Settembre, da domani sarà ufficialmente al fianco di Bachelet, Bindi, Parisi e Tobagi, contro la riforma Nordio-Meloni.
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Perché? Cosa perdono i cittadini a votare sì?
«Perderebbero un'idea di giustizia che resti veramente uguale per tutti. Il no serve a tutelare una cultura del processo che cerchi la verità su quel fatto da indagare e non il maggior numero possibile di giudizi e condanne. Serve a evitare che si stoppi un'inchiesta sgradita al politico di turno. Serve a scongiurare ogni abuso o interferenza da parte del potere».
Assodato che la riforma non riduce la durata dei processi né migliora il servizio giustizia, con il sorteggio per i due nuovi Csm non si argina il potere delle correnti?
IL POST DI MAURIZIO DE GIOVANNI PER L'ABBATTIMENTO DI UN ALBERO A NAPOLI
«No. La riforma, come ammette il governo, non incide sul problema dei tempi biblici delle cause, non risolve i vuoti serissimi di personale e risorse: che esigerebbero investimenti responsabili. E non potrà certo spegnere la legittima attività di confronto o pensiero interno alla magistratura, che viene ridotta a ‘cancro delle correnti'.
Insomma: a chi serve? »
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Nella riforma non è scritto che il pm sarà controllato dalla politica.
«Non c'è ora. Ma non occorre essere scienziati per vedere che smontare questo assetto significa offrire il pm al controllo dell'esecutivo. Altrove, con questa separazione, è già così. Non a caso un sottosegretario l'ha colto: un pm così sganciato è troppo potente, va ridimensionato».
Eppure alcuni magistrati o ex giudici costituzionali sono per il sì: come lo spiega?
«Alcuni hanno clamorosamente cambiato idea. In compenso, tanti avvocati autorevoli sono per il no, preoccupati da questa escalation. Aggressioni mirate. Lo abbiamo visto sui migranti, sul caso Almasri, sulle vicende Delmastro e Salvini. La premier ha parlato di "invadenza" delle toghe per i rilievi al Ponte sullo Stretto. Attacchi contro la magistratura ordinaria, su Corte dei Conti, su Cassazione e Massimario, contro la Corte Ue e la Cpi».
La partita tra sì e no resta aperta?
«Apertissima. Nel referendum senza quorum, uno di noi può fare la differenza. Il no può anche compattare aree che, pur da diversi orientamenti, hanno a cuore la Carta e la democrazia per come l'abbiamo conosciuta e vissuta».
Lei però incontra molti giovani, e ha figli trentenni. Li trova coinvolti?
«In generale no, è doloroso. Perché proprio i giovani dovrebbero intestarsi questa battaglia. Anche per chi non ha voce».
Nessun timore di alienarsi le simpatie di tanti suoi lettori?
«Sono troppo anziano per preoccuparmene. Le mie storie sono per tutti: se qualcuno le legge solo perché mi sente affine, non mi soddisfa. Così come mi spiacerebbe che qualcuno se ne allontanasse perché non condivide le mie idee. Confido nel fatto che i prodotti artistici abbiano una loro vita. Davvero indipendente. Proprio come dovrebbe rimanere la magistratura».
MAURIZIO DE GIOVANNI
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