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Fulvio Abbate per il “Fatto quotidiano”
MAURIZIO COSTANZO E MARIA DE FILIPPI
Mi piace molto, oltre i bastioni di Orione dei palinsesti conosciuti, nottetempo, ritrovare d’improvviso degne figure di un presepe televisivo ormai profanato, Maurizio Costanzo ed Enrico Vaime, così come è accaduto l’altro giorno facendo ritorno a casa dopo una cena fuori.
Direbbe Eliot, poeta della “Terra desolata”, che insieme apparivano oltre “il guadagno e la perdita”. Nel senso che Maurizio, Enrico, e ancora l’ospite di turno, seduti in quella sorta di locale da vermut e “cordiale”, che fa riverberare idealmente la felliniana via Albalonga nel quartiere romano di San Giovanni, sembravano potersene bellamente fregare delle preoccupazioni altrove assillanti d’ogni Auditel, quasi fosse il loro un ridotto personale, un’ideale repubblica dell’Ossola liberata televisiva.
nicola carraro twitta la sua mara venier con costanzo e vaime
Dimenticavo: a proposito di Enrico Vaime, appare ancora adesso a molti davvero bizzarro che La7 si sia privata del suo acume di mezza mattina, della sua verve, dei suoi elzeviri che sempre contenevano perle di inaccettabile buonsenso, ma anche il fuoco del paradosso, e perfino il sorriso giustamente crudele dell’uomo di mondo, perché mai, eh?
“S’è fatta notte” su Rai1, un titolo che riesce a racchiudere insieme un’evocazione da Fred Bongusto e insieme prossima a Louis-Ferdinand Céline, custodisce infatti il seme di un “Costanzo Show” finalmente libero d’ogni preoccupazione nazional-circoscrizional-pop, innalza la serenità che visita il professionista dopo la frutta, l’ammazzacaffè e perfino, benché l’immagine potrà sembrare a molti ripugnante, il rutto e la scoreggia sovrani che tutto in definitiva incorona con gioia.
Marco Columbro, già totem spettacolare e mediatico delle salmerie Fininvest-Mediaset, l’altra sera, lì tra il “titolare” Maurizio, cui la licenza del locale è di fatto intestata, e il “compare” scettico laureato in abito di lino color crema Enrico, si è pienamente concesso, sempre al di là dei doverosi convenevoli, ad alcune riflessioni degne dell’assoluto filosofico, ma anche ottime a occupare un intero sommario del leggendario e mai troppo rimpianto “Giornale dei Misteri”: l’antinomia tra mondo materiale e oltre-mondo spirituale, confortato in questo dal principale Costanzo che, a un certo punto, non ha potuto fare a meno di constatare l’obbligo morale che questo genere di simposi non siano decapitati dal mainstream commerciale.
L’impressione complessiva, Essere o Non Essere, Columbro o non Columbro, lascia ipotizzare che Costanzo e Vaime abbiamo preso in ostaggio i veri gestori di quel bar (ora che ci penso, sicuramente non lontano dal centro di produzione Rai di via Teulada), e dunque c’è da immaginare questi ultimi legati e imbavagliati in bagno, affinché quegli altri, gli “impostori”, possano finalmente togliersi l’estrema soddisfazione dei discorsi a fondo perduto, in nome del vero sentire che porta a concludere con un “… e ‘sti cazzi non ce lo metti?”. C’è solo vivamente da sperare che Maurizio ed Enrico siano ben armati così da resistere quando arriveranno i Nocs allertati da viale Mazzini.
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