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“IN TV IL VERO CAPITALE NON È IL TALENTO DEL CONDUTTORE, MA L’ECOSISTEMA CHE LO SOSTIENE” – ALDO GRASSO INFILZA AMADEUS E I DUE ANNI FLOP AL “NOVE”: “IL SUO SUCCESSO ERA IL PRODOTTO DI UNA COMBINAZIONE IRRIPETIBILE: LA POTENZA DISTRIBUTIVA DELLA RAI, L’ABITUDINE DEL PUBBLICO, LA FORZA DEL MARCHIO SANREMO, LA CENTRALITÀ STRATEGICA DI ‘AFFARI TUOI’ E, NON ULTIMO, LA PRESENZA DI FIORELLO, CHE HA FUNZIONATO DA MOLTIPLICATORE DI CARISMA E DA DISPOSITIVO NARRATIVO” – “AMADEUS SI È TRASFERITO CON UN FORMAT. E I FORMAT, PER DEFINIZIONE, SONO MENO FEDELI DEI PUBBLICI. PARADOSSALMENTE, IL VERO SCONFITTO DI QUESTA VICENDA POTREBBE NON ESSERE IL CONDUTTORE, MA…”
Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per www.corriere.it
Vedere domenica sera una vecchia puntata de «La Corrida» su Nove è come vedere nel pomeriggio Pecco Bagnaia che corre ancora per la Ducati […] e si ritira per un problema tecnico (ha già firmato per Aprilia).
[…] Entrambi hanno sentito venire meno la fiducia della scuderia, per problemi diversi, però. L’ingaggio di Marc Márquez da parte della Ducati ha scosso l’autostima di Pecco; Amadeus, invece, ha fatto tutto da solo.
Il suo successo era il prodotto di una combinazione irripetibile: la potenza distributiva della Rai, l’abitudine del pubblico, la forza del marchio Sanremo, la centralità strategica di «Affari tuoi» e, non ultimo, la presenza di Fiorello, che ha funzionato da moltiplicatore di carisma e da dispositivo narrativo.
Fabio Fazio, invece, non si è portato dietro un programma: si è portato dietro una comunità culturale, un’abitudine identitaria, quasi un’appartenenza. Il suo pubblico non guardava soltanto un talk show, ma si riconosceva in un ambiente simbolico. Amadeus, invece, si è trasferito con un format. E i format, per definizione, sono meno fedeli dei pubblici.
La televisione è, prima di tutto, un comportamento. Numerosi studi sulle pratiche di consumo mostrano che gli spettatori sviluppano routine estremamente stabili. Il telecomando non è soltanto uno strumento tecnico, è un dispositivo cognitivo: i primi canali godono di una rendita di posizione che nessuna campagna promozionale può cancellare dall’oggi al domani.
Una parte consistente del pubblico più anziano non sceglie cosa guardare; ripete ciò che ha sempre guardato.
Con Amadeus […] abbiamo riscoperto che nella televisione generalista contemporanea il vero capitale non è il talento del conduttore, ma l’ecosistema che lo sostiene.
Paradossalmente, il vero sconfitto di questa vicenda potrebbe non essere il conduttore, ma l’idea stessa che la televisione contemporanea sia ancora governata da figure dominanti […]. Forse continua a essere governata, più banalmente e più spietatamente, dalle abitudini. Spero che Stefano De Martino ne tenga conto.
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