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“PUPI AVATI COLTIVA DA SEMPRE LA MISTICA DELL’EMARGINAZIONE, UN VERO MAESTRO IN QUESTA NON FACILE ARTE” – ALDO GRASSO DA’ LA STILETTATA AL CHIAGNI E FOTTI DEL REGISTA, PROTAGONISTA DEL DOCUMENTARIO “CHE CINEMA LA VITA!”: “SI È SEMPRE RITENUTO (O HA FINTO DI ESSERE) UNA PERSONA ‘NON CONSIDERATA’, INDIGENTE DI RISARCIMENTI, BANDITA DAI SALOTTI DELLA SINISTRA IN QUANTO DEMOCRISTIANO DICHIARATO, UN ARTISTA CHE HA SOFFERTO LE STRONCATURE, L’UNICO UOMO DI CINEMA MAI PREMIATO AI DAVID DI DONATELLO. CREDO CHE PER LUI IL LAMENTO SIA CIVETTERIA SUBLIME, UNA POSA DA ESCLUSO. POI PERÒ IL DOC SVELA CHE HA GIRATO 55 FILM, PIÙ DI ROSSELLINI, FELLINI, ANTONIONI E NANNI MORETTI, SOLO PER CITARNE ALCUNI, NEGLI ULTIMI ANNI, QUELLI DELLA SVOLTA A DESTRA DEL PAESE, È STATO INDENNIZZATO A PIENE MANI (LAUREA AD HONOREM, CENTRO SPERIMENTALE, RAI, DAVID, VENEZIA…)”
Estratto dell’articolo di Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”
Il documentario “Pupi Avati. Che cinema la vita!” […] mi ha fatto capire una cosa molto importante sul regista (Rai3). […] quello che il doc svela con grande sensibilità e dovizia di particolari è che Pupi Avati ha coltivato fin dall’adolescenza la mistica dell’emarginazione, un vero maestro in questa non facile arte.
Si è sempre ritenuto (o ha finto di essere) una persona «non considerata», stalentata in musica (surclassata da Lucio Dalla), indigente di risarcimenti, bandita dai salotti della sinistra in quanto democristiano dichiarato, un artista che ha sofferto le stroncature dei Kezich, dei Cosulich, dei Morandini, dei Claudio G. Fava, delle Tornabuoni, l’unico uomo di cinema mai premiato ai David di Donatello, un eretico.
Insomma, credo che per lui il lamento sia una sorta di civetteria sublime, una posa da escluso, da non riconciliato. Poi però il doc svela che ha girato cinquantacinque film, più di Rossellini, più di Fellini, più di Antonioni, più di Nanni Moretti, solo per citarne alcuni, che ci sono critici che parlano con entusiasmo di «poetica avatiana», che ha coperto ruoli istituzionali molto importanti, che fra i suoi ammiratori ci sono Gian Luca Farinelli, Paolo Conte, Renzo Arbore.
PUPI AVATI ALLA FESTA DI FRATELLI DITALIA
Che negli ultimi anni, quelli della svolta a destra del Paese, è stato indennizzato a piene mani (laurea ad honorem, Centro Sperimentale, Rai, David, Venezia…). Nel caso ci fosse sfuggito qualcosa della sua strategia, ci ha pensato Avati stesso a concludere le sue confessioni con un aneddoto: da piccolo a Rimini costruiva con amici castelli di sabbia ma altri ragazzi (figli di papà di sinistra?) glieli buttavano giù. Ma lui, pervicace, li ricostruiva: «Sono quello che ricostruisce i castelli». […]
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