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"GILETTI DIVENTA IL PERSONAGGIO PRINCIPALE DI OGNI STORIA CHE DOVREBBE RACCONTARE" - ALDO GRASSO ROSOLA IL CONDUTTORE DE "LO STATO DELLE COSE": "SEMBRA VIVERE DENTRO UNA CONTINUA RAPPRESENTAZIONE DI SÉ: IL 'CRONISTA CORAGGIOSO', QUELLO CHE 'METTE LE COSE IN FILA', CHE HA 'LA SCHIENA DRITTA'. COSÌ L’OSTENTAZIONE DEL CORAGGIO FINISCE PER ASSOMIGLIARE PIÙ AL NARCISISMO CHE ALLA FORZA D’ANIMO. IL CONDUTTORE ENTRA NELLA NOTIZIA, LA OCCUPA, LA INTERPRETA..." - L'ANALISI DEL "METODO GILETTI": "GETTARE UN SASSO NELLO STAGNO E POI OSSERVARE, COMPIACIUTO, LE ONDE"

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Estratto dell'articolo di Aldo Grasso per il "Corriere della Sera"

 

MASSIMO GILETTI LO STATO DELLE COSE

È tornato «Lo Stato delle Cose» condotto da Massimo Giletti, sono tornate le sue grandi, eroiche inchieste: il caso Lavitola-Ranucci e Garlasco. [...]

 

Con la consueta retorica e l’enfasi sul proprio ruolo di giornalista, Giletti appartiene a quella categoria di conduttori televisivi che non si limitano a raccontare una storia: raccontano anche, e soprattutto, quanto sono bravi e coraggiosi a raccontarla.

massimo giletti parla dell attentato a sigfrido ranucci - lo stato delle cose

 

Il cronista finisce così dentro la cronaca, spesso davanti alla cronaca. Ogni dubbio viene esibito come un atto di coraggio, ogni domanda come una sfida al potere, ogni collegamento come un’incursione sul fronte.

 

La sua tv è un minestrone in cui Africa nera, cronaca nera, politica, dolore e complotti cuociono insieme, perché la gerarchia delle notizie conta meno della loro capacità di produrre reazione. [...]

 

È qui che nasce il cosiddetto «metodo Giletti»: gettare un sasso nello stagno e poi osservare, compiaciuto, le onde. Un’intercettazione, un testimone, un sospetto, una pagina di diario, una rivelazione annunciata, una pista laterale: tutto concorre a creare l’impressione che stia per accadere qualcosa di decisivo. Ma spesso l’inchiesta si arresta proprio sulla soglia della verifica. Il dubbio, da strumento dell’indagine, diventa il prodotto finale del racconto.

 

Giletti sembra vivere dentro una continua rappresentazione di sé: il cronista coraggioso, l’uomo che non si piega, quello che «va a vedere», che «mette le cose in fila», che ha «la schiena dritta». La postura, insomma, è diventata contenuto.

 

massimo giletti 1

E così l’ostentazione del coraggio finisce per assomigliare più al narcisismo che alla forza d’animo. Il conduttore entra nella notizia, la occupa, la interpreta. Fino al paradosso finale: Giletti diventa il personaggio principale di ogni storia che dovrebbe raccontare.

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