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“SONO FELICISSIMO CHE NON CI SIA PIÙ NESSUNO SUL MIO CARRO, MA VOGLIO CHE NON SALGA PIÙ NESSUNO” – ALFONSO SIGNORINI SI TOGLIE I MACIGNI DAI MOCASSINI E ROMPE IL SILENZIO A SETTE MESI DALLE RIVELAZIONI DI CORONA CHE GLI HANNO ROVINATO LA CARRIERA (E LA VITA): “LA COSA CHE MI HA FATTO PIÙ MALE È STATO IL SILENZIO DI PERSONE CHE SI PROFESSAVANO FRATELLI E AMICI. PER TRENT’ANNI MI AVEVANO SCRITTO LETTERE, BIGLIETTI PIENI DI AFFETTO E DI STIMA. POI SONO SPARITI” – “NON MI CONSIDERO UN SANTO. CREDO FERMAMENTE CHE CIASCUNO DEBBA ESSERE LIBERO DI VIVERE LA PROPRIA VITA PRIVATA COME DESIDERA, PURCHÉ NON COMMETTA REATI. SÌ, C’È STATA UN’OMOFOBIA MOSTRUOSA. LE ORGANIZZAZIONI LGBTQ SONO RIMASTE IN SILENZIO, NONOSTANTE INTERVENGANO SPESSO IN CASI MENO EVIDENTI” – “HO RICEVUTO TELEFONATE DI PERSONE MOLTO IMPORTANTI ANCHE NEL MONDO DELLO SPETTACOLO. DICEVANO: È UNA VERGOGNA QUELLO CHE TI STANNO FACENDO. IO GLI RISPONDEVO: VERO, ALLORA PERCHÉ NON LO DICHIARI PUBBLICAMENTE?. ALLORA ABBASSAVANO LA VOCE E SUSSURRAVANO: NON POSSO, SENNÒ VENGO MESSO IN CROCE ANCHE IO”
Estratto da www.ilfattoquotidiano.it
“Il mio primo pensiero è stato costruirmi una bolla. Perché quando sei al centro di un clamore mostruoso, di una gogna mediatica che vuole annientarti, non devi capire come vivere, ma come sopravvivere. Chi non ce la fa si ammazza“.
A sette mesi dall’esplosione dell’inchiesta e a quattro dal suo ritiro dalle scene, Alfonso Signorini sceglie le pagine de Il Giornale per rompere un lungo silenzio. Nell’intervista esclusiva firmata da Hoara Borselli, l’ex direttore di Chi e conduttore del Grande Fratello Vip delinea una linea difensiva netta sull'”affaire” sollevato dalle rivelazioni di Fabrizio Corona in “Falsissimo” e dall’indagine della Procura di Milano per violenza sessuale ed estorsione […].
fabrizio corona falsissimo caso signorini 10
L’ex conduttore, autosospesosi da Mediaset dopo la diffusione delle sue chat private a sfondo sessuale, descrive i mesi passati sulle colline del Veronese come un esercizio di pura sopravvivenza […]: “Con mia grande soddisfazione. Soprattutto grazie al mio compagno, che aveva tutto il diritto di dirmi “arrivederci e grazie” e invece mi è rimasto accanto ogni giorno. Se non fossi stato una persona strutturata, se non avessi avuto il sostegno di pochissimi amici e il lavoro straordinario dei miei avvocati non ce l’avrei fatta”.
ALFONSO SIGNORINI PAOLO GALIMBERTI
[…] Signorini non nasconde il peso dei propri mezzi finanziari nell’affrontare la vicenda giudiziaria, citando espressamente tra le sue ancore di salvezza “la mia coscienza, la fede, che arriva in soccorso quando la vita è più dura, e una garanzia economica che mi ha consentito di difendermi”.
[…] Gran parte dello sfogo di Signorini si sposta poi sul piano personale, prendendo di mira l’ambiente dello spettacolo che lo avrebbe repentinamente abbandonato […]: “La cosa che mi ha fatto più male è stato il silenzio di persone che si professavano fratelli e amici. Per trent’anni mi avevano scritto lettere, biglietti pieni di affetto e di stima. Poi sono spariti.
GRANDE FRATELLO - ALFONSO SIGNORINI
Nemmeno una telefonata per chiedermi come stessi. È stata una mancanza di umanità che non dimenticherò facilmente. Sono felicissimo che non ci sia più nessuno sul mio carro. Ma voglio che non salga più nessuno. Pur senza rinunciare alla mia vita e alla mia generosità”.
Rigettando l’immagine pubblica emersa dallo scandalo (“So benissimo chi non sono. Non sono quello che è stato raccontato“), il giornalista sposta l’asse del dibattito verso una presunta discriminazione di matrice sessuale […]: “Non mi considero un santo. Sono una persona che vive la vita nella sua totalità e con tutti i suoi colori.
Credo fermamente che ciascuno debba essere libero di vivere la propria vita privata come desidera, purché non commetta reati. Se non commetti reati, non puoi essere privato di questa libertà. Sì, c’è stata un’omofobia mostruosa. Le organizzazioni Lgbtq sono rimaste in silenzio, nonostante intervengano spesso in casi molto meno evidenti.
La cosa paradossale è che se un etero si approccia ad una ragazza nessuno ha niente da dire. Se a farlo è un omosessuale viene messo in croce. Anche questa è una battaglia civile da fare”.
Signorini accusa di ipocrisia anche i vertici del settore, rei di avergli espresso una solidarietà rimasta strettamente privata per timore di ripercussioni: “Ho ricevuto telefonate di persone molto importanti anche nel mondo dello spettacolo. Parlo anche di numeri uno che dicevano: È una vergogna quello che ti stanno facendo. Io gli rispondevo: Vero, allora perché non lo dichiari pubblicamente?. Allora abbassavano la voce e sussurravano: Non posso, sennò vengo messo in croce anche io”.
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L’intervista tocca inevitabilmente il nodo più spinoso della vicenda, ovvero il presunto utilizzo della propria posizione di potere editoriale e televisivo nei meccanismi di selezione del cast del Grande Fratello. Un’accusa che Signorini liquida con fermezza: “Non ho mai considerato il potere. L’ho sempre rifuggito. Altrimenti chissà dove sarei arrivato. Se potessi tornare indietro rifarei tutto. Non ho fatto nulla di cui vergognarmi”.
Nel ridimensionare il proprio ruolo nei passati equilibri televisivi, il giornalista sottolinea come l’addio alla direzione di Chi fosse slegato dall’indagine: “Una decisione era stata presa molti mesi prima, d’accordo con l’azienda. Dopo quarant’anni trascorsi a raccontare spettacolo, politica e costume ero semplicemente stanco. Mi sentivo fuori posto”.
Prende inoltre le distanze da un ambiente di cui è stato vertice per decenni: “Con il quale non mi sono mai identificato, nemmeno quando lo facevo io. Il Grande fratello era il programma più virale, più commentato e più crocifisso del pianeta. Due volte alla settimana per sei mesi era pesante. Io avevo in cambio popolarità, soddisfazione e un successo che accarezzava il mio ego. Però non andavo a fare le vacanze coi colleghi. C’era distacco. Lo stesso col mondo del giornalismo. Ho fatto il direttore per 18 anni. Credo di essere stato il direttore meno legato ai circoli del potere“.
Unica deroga a questa dichiarata distanza dalle stanze dei bottoni, lo storico e intimo legame con la famiglia Berlusconi: “Ho avuto un grande affetto per Silvio Berlusconi. Enorme. Perché se lo meritava. Ma non frequentavo Arcore. Berlusconi mi chiamava: Perché non sei mai alle mie cene?, mi chiedeva. Rispondevo: Non fa per me”.
ALFONSO SIGNORINI EROE NAZIONALE - CANZONE FEDEZ
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