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Chi non è contento di “Tinder”, sta migrando sul nuovo “Mixxxer”, co-fondato da Michael Manes. Non è una app nel senso tradizionale, è quasi un sito per cellulari dove gli utenti cercano un’unica cosa: sesso.
Dieci anni fa questi siti nascevano per far incontrare persone che si piacessero. Si messaggiavano, scoprivano cosa avevano in comune e iniziavano una relazione. Ma è il 2014, benvenuti nel futuro, un futuro in cui le persone vivono la propria vita via app. La norma social è che non c’è niente di cui vergognarsi. Questa tecnologia è creata più per studenti arrapati che non per cuori solitari. E’ una specie di gioco, scopate à la carte .
La sociologa Chauntelle Tibbals spiega che non solo gli smartphone offrono riservatezza quando si tratta di “dating”, ma sono un’esca per le nuove generazioni: «Gli adolescenti che ora sono alle prese con i primi appuntamenti, da piccoli hanno giocato ai videogame. Quindi trasformare il “dating” in un videogioco è un modo furbo di monetizzare un fenomeno culturale».
Non si tratta di “dating”, cioè del vedersi con qualcuno, ma di rimorchiare, sicuri di concludere l’affare. “Mixxxer” permette agli utenti di inviare e condividere foto esplicite e, nelle prime otto settimane, i seguaci sono oltre centomila. La domanda è alta.
Nel 2009 è partito “Grindr”, destinato a gay e bisex. Due anni dopo ha debuttato “Tinder”, rivolto a tutti. Ce ne saranno centinaia di queste app. Ma “Mixxxer” è diversa. E’ diretta: organizza il sesso. Puro e semplice. Così si evita tutto il lavoro preliminare: non devi corteggiare, non devi cercare di essere attraente. Posti una foto e via. Tutti sono su “Mixxxer” per lo stesso motivo: sesso occasionale senza impegno. Non ci si può sbagliare, non c’è il rischio di sembrare un insensibile. Su “Tinder”, invece, non sai mai chi vai a incontrare. Non sia mai, qualcuno che vuole accasarsi?
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