renzo arbore

“89 NON SONO 90, È COME SE TI CONCEDESSERO DI GIOCARE ANCORA I SUPPLEMENTARI…” - RENZO ARBORE FESTEGGIA 89 ANNI E SI PREPARA A TORNARE IN TV CON UN PROGRAMMA SU RAITRE, INSIEME A GEGÈ TELESFORO “LA TV DI OGGI NON MI FA DIVERTIRE. AVER CONFUSO L’ASCOLTO COL GRADIMENTO HA FATTO DANNI EVIDENTI - COSA TEMO DI PIÙ? RESTARE SOLO. E MI È MANCATO NON AVERE UN FIGLIO - LA PERDITA PIÙ GRAVE CHE HO SUBITO? QUELLA DI MARIANGELA (MELATO, A LUNGO SUA COMPAGNA DI VITA). È STATA TERRIBILE, ATROCE" – IL MUSEO DEI CIMELI DELLO SPETTACOLO A FOGGIA: “SULLA MIA PERSONA HA SEMPRE PESATO UN ANTICO PREGIUDIZIO, ESSERE PIÙ VICINO A NAPOLI CHE ALLA MIA CITTÀ” – E SUL CACAO MERAVIGLIAO… - VIDEO

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Davide Grittani per foggia.corriere.it - Estratti

 

 

Buon compleanno maestro, finalmente diventa adulto.

«Che fa, lusinga? Lo sono da un po’ – sorride –, solo che adesso vivo i compleanni con più serenità, persino saggezza».

RENZO ARBORE

 

Che regali ha chiesto?

«Il regalo che mi aspetto più di ogni altro è sempre lo stesso, che intorno a me ci siano gli amici e gli affetti rimasti. Tanti non ci sono più, ho subito perdite molto importanti. Ma quelli che sono rimasti, in un modo o nell’altro, ho bisogno di sentirli intorno. Dev’essere l’età, ma la cosa che temo di più è la solitudine».

 

 

Qual è stata la perdita più grave che ha subito?

«Quella di Mariangela (Melato, a lungo sua compagna di vita; ndr). È stata terribile, atroce. Ho lottato con tutte le mie forze per impedirlo. La sua è stata una perdita ingiusta, mi creda… ingiusta».

 

renzo arbore a sanremo

Lorenzo Giovanni Arbore, all’anagrafe sentimentale degli italiani “Renzo”, oggi compie 89 anni. Dalla sua abitazione romana, racconta di questo traguardo che non spaventa («89 non sono 90, come se ti concedessero di giocare ancora i supplementari… »)

 

ma autorizza i bilanci. Sta per tornare in televisione con un programma su Rai Tre, insieme a Gegè Telesforo: un saggio sulla sua intera produzione artistica («il titolo non c’è ancora… »), ma senza piangersi addosso, anzi provando ad anticipare il futuro . Difatti, quello che stupisce più di quest’uomo che dalla vita ha preso e dato tutto, è proprio «la gratitudine di farne ancora parte».

 

(…)

In che senso?

renzo arbore speciale per me meno siamo meglio stiamo

«Affido a lei, al Corriere del Mezzogiorno, questa piccola confessione. Sulla mia persona ha sempre pesato un antico pregiudizio, essere più vicino a Napoli che alla mia città. Anche Umberto Giordano, Evemero Nardella e molti altri foggiani, hanno subito la fortissima influenza della cultura napoletana in quegli anni, perché ritenuta una indispensabile scuola di formazione. Io ho fatto lo stesso, solo che a me è toccato il pregiudizio di essere ritenuto un infedele, invece io sono un foggiano sinceramente orgoglioso di esserlo. Sono nell’età in cui si restituisce, voglio restituire alla mia città: Foggia per me è stata una lunga, appassionata e indimenticabile storia d’amore».

 

A breve aprirà il museo dei suoi cimeli di spettacolo, Casa Arbore. Tutti si aspettavano che le facessero un regalo di compleanno, invece…

«Pure io, pensavo che arrivati a questo punto lo avremmo già inaugurato. Tuttavia stiamo lavorando per farlo nel più breve tempo possibile, insieme ad Alida Cappellini e Giovanni Licheri (scenografi di Indietro tutta e Quelli della notte, ndr), all’altra architetto Roberta Telesforo, Rosa Barone (consigliere regionale Cinque Stelle, ndr) e Claudia Sergio (dirigente Teatro Pubblico Pugliese, ndr). La speranza è di riuscire quanto meno a realizzarvi un primo evento di presentazione, entro fine luglio».

 

E i gilet? Dopo l’annuncio che li avrebbe regalati, quante richieste le sono arrivate?

«A dire il vero, oltre la sua – sorride di nuovo, più sfacciatamente – non ne sono arrivate altre. È una preziosa collezione di oltre 100 gilet comprati in tutto il mondo, uno per ogni concerto tenuto nei posti in cui sono stato con l’orchestra: saranno esposti a Foggia, all’interno di Casa Arbore. Invece le cravatte le venderemo, il ricavato sarà devoluto alla Lega del filo d’oro (di cui è testimonial, ndr)».

renzo arbore - spot della birra

 

Quante lauree honoris causa ha ricevuto?

«Foggia, la più importante di tutte. E poi quella del Berklee College of Music & Umbria Jazz. Sono le cittadinanze onorarie che faccio fatica a contare… ».

 

Quante gliene hanno conferite?

«Credo una trentina, sono cittadino onorario di qualsiasi posto in cui vado».

 

Riesce a guardarla, questa tv?

«No, non mi diverte. Guardo la tv adatta alla mia età: politica, servizi culturali, documentari. Guardavo il programma di Bollani (Via dei Matti numero 0, cancellato dai palinsesti Rai; ndr) e poi Rai Storia o Rai 5».

 

Perché?

«Aver confuso l’ascolto col gradimento ha fatto danni evidentissimi. Oggi si fa hard tv, un prodotto destinato al consumo».

 

renzo arbore - spot della birra

Perché si è sempre innamorato di donne bionde?

«Non è vero, ho avuto anche donne brune. Mariangelo (Melato, ndr) era castana. Mara (Venier, ndr) bionda originale. Poi ci sono state diverse brune, non le dirò quali… ».

 

Le è mancato non essere diventato padre?

«Sì, molto. Però io sono un tipo ansioso, con un cattivo rapporto con le responsabilità. E sapere che un mio figlio, o dei miei figli, sarebbero andati in giro per il mondo, così com’è oggi, pieno di insidie, violenza e pericoli, mi avrebbe procurato molta ansia. Le dico di più, forse non mi avrebbe consentito di fare quello che poi ho fatto nella mia vita professionale».

 

Lo sa che sotto casa sua, in piazza Giordano a Foggia, ci vanno i curiosi a farsi i selfie?

«Me l’hanno detto, lo trovo bellissimo. Vivo a Roma da molto tempo, ma quella di Foggia resta la casa con cui viene identificata la mia famiglia».

 

E che nei supermercati c’è ancora qualcuno che chiede il Cacao Meravigliao?

mariangela melato renzo arbore

«Non ci posso credere… » ricomincia a ridere, stavolta abbandonandosi.

 

Foggiani, lo dica con un’altra parola.

«Fattizz (termine dialettale che vuol dire resistente, ndr), fattizz già. Peccato che, al contrario dei napoletani, i foggiani siano anche ipercritici, spesso autolesionisti».

 

Ci lasci una profezia, che succederà tra 10 anni?

«Che io non ci sarò più, innanzi tutto. Come il mio carissimo amico Luciano De Crescenzo, sono un figlio del grande filosofo Giambattista Vico, ovvero dei suoi “corsi e ricorsi storici”: abbiamo vissuto gli anni del fascismo, del boom economico, della rivoluzione sessantottina e a seguire quelli del terrore armato, quindi ancora totalitarismi, disastri, guerre. Io credo che tra dieci anni tornerà la libertà, quella vera. Una libertà davvero partecipata».

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