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BEBE VIO, STAI "SCIALLA" – D’ORRICO STRONCA IL LIBRO DELLA CAMPIONESSA PARALIMPICA CON LE PAROLE DI ALDO CAZZULLO: “A VOLTE BEBE PARE QUASI IN STATO DI SOVRAECCITAZIONE, FORSE DEVE IMPARARE A DOSARSI” - L’AUTRICE CONFESSA CHE NON LE PIACCIONO I LIBRI, “O ALMENO NON MI PIACE LEGGERLI”. PERCHÉ SCRIVERLI ALLORA?
Recensione di Antonio D’Orrico del libro“Se sembra impossibile allora si può fare” di Bebe Vio pubblicata da La Lettura - Il Corriere della Sera
Comincia così: «Ciao, sono Bebe! Ho vent' anni e la mia vita è un po' un casino. Si può dire casino in un libro? Boh, comunque la mia vita è davvero un po' un casino, ma un bel casino. Nel senso che faccio un sacco di cose: la mia vita è una figata!». Continua: «Forse avete già sentito parlare di me, ma se non mi conoscete posso dirvi che sono una grafica, una schermitrice e, niente, a undici anni ho avuto la meningite».
E poi: «Sono sopravvissuta, anche se hanno dovuto amputarmi le braccia sotto il gomito e le gambe sotto il ginocchio». Saltiamo al capitolo Più sciallo sei, meglio è , dove si dice: «La prima cosa da fare per essere scialli è... essere scialli! Scialli si nasce o si diventa, non fa differenza, perché diventarlo è la cosa più facile del mondo: basta essere tranquilli e, soprattutto, essere se stessi. Non ci avete capito niente? State scialli che adesso vi spiego meglio».
Segue dimostrazione con la cronaca del selfie con il presidente Obama: «Quando ti trovi davanti a un personaggio così, come minimo dovresti restare senza parole, e in effetti è quello che è successo all' inizio. Ma poi mi sono detta: "Posso rovinarmi questa occasione?". Ovvio che no! Ed è subito partito un bel: "Stai scialla!"». Torniamo alle prime pagine quando l' autrice confessa che non le piacciono i libri, «o almeno non mi piace leggerli». Perché scriverli allora? Per rendere edotte più persone del fatto che «bisogna darsi da fare per realizzare i propri sogni e godersi la vita» perché, come dimostra la sua storia, nulla è impossibile.
Bebe Vio racconta tutti i suoi selfie con i vip (oltre a Obama: Hugh Grant, Francesco Totti, Fiorello...). Si può dire che l' intero racconto somiglia a un selfie. Ma non è venuto benissimo. Sabato scorso sul «Corriere» Aldo Cazzullo ha scritto di Bebe Vio: «A volte pare quasi in stato di sovraeccitazione, forse deve imparare a dosarsi, a non chiedere troppo a se stessa». Potrebbe essere una perfetta recensione in 20 parole di questo libro.
ANTONIO D'ORRICO
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CAZZULLO
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BEBE VIO
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