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LA CANNES DEI GIUSTI - ECCO IL CARTELLONE DI CANNES. NON C’È NEMMENO L’OMBRA IN CONCORSO, O ALTROVE, DI UN FILM ITALIANO, O ALMENO DI UN REGISTA ITALIANO. LA SITUAZIONE, TRA I SOLDI ELARGITI DAL MINISTERO IN MANIERA UN PO’ DISCUTIBILE E LA MANCANZA DI BUONI FILM DA FAR VEDERE (MAGARI NON PIACCIONO AI FRANCESI…), SI FA ALQUANTO NERA PER IL NOSTRO CINEMA - PER IL RESTO, SCORRENDO LA LISTA DEL CONCORSO DI CANNES, SI STA RIPETENDO LA STESSA SITUAZIONE DELL’ANNO SCORSO: SONO POCHISSIMI ANCHE I FILM DI HOLLYWOOD E I FILM FRANCESI, COME AL SOLITO, SONO TROPPI… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Ecco il cartellone di Cannes. Non fatevi illusioni. Non c’è nemmeno l’ombra in concorso o altrove di un film italiano, o almeno di un regista italiano, anche se “Fatherland” diretto dal polacco Pawel Pawlikowski con Sandra Hüller, August Diehl, Anna Madeley, Joanna Kulig, che mette in scena il viaggio nella Germania distrutta nel 1948 di Thomas Mann e della figlia Erika, è prodotto dalla Our Films di Lorenzo Mieli e Mario Gianani.
Meglio i nostri produttori che i nostri registi, si dirà. Del resto, i soli possibili candidati al concorso, “Succederà questa notte” di Nanni Moretti e “Artificial” di Luca Guadagnino, li vedremo con tutta probabilità a Venezia, il primo non è ancora finito, mancano delle scene, il secondo nemmeno è stato fatto vedere a Cannes. Venezia e poi Roma saranno invece intasati di tanti, troppi, film italiani.
La situazione, così, tra i soldi elargiti dal ministero in maniera un po’ discutibile, e la mancanza di buoni film da far vedere (magari non piacciono ai francesi…) si fa alquanto nera per il nostro cinema che si appresta a autocelebrarsi, inutilmente, ai David di Donatello, dove trionferà, penso, “Le città di pianura” di Francesco Sossai, uno dei pochi film italiani visto proprio a Cannes un anno fa.
Per il resto, scorrendo la lista del concorso di Cannes, si sta ripetendo la stessa situazione dell’anno scorso. Ma se non c’è nessun regista italiano, sono pochissimi anche i film di Hollywood. E questo magari è un problema. Se i grandi film americani della stagione, quelli da Oscar e da grande pubblico, penso a “Sinners” e “Una battaglia dopo l’altra” non vanno né a Cannes né a nessun altro festival, anche per non rischiare inutili stroncature, il concorso si radicalizza nel cinema d’autore europeo, asiatico e perfino sudamericano.
Così troviamo film di buoni registi internazionali, come “Minotaur” di Andrey Zvyagintsev, due volte candidato all’Oscar, “El ser querido” dello spagnolo Rodrigo Sorogoyen, il regista di “Las bestas”, che vede protagonisti Javier Bardem e Victoria Luengo nei ruoli di padre e figlia, “Parallel Tales” di Asghar Farhadi che vanta un castone, Vincent Cassel, Isabelle Huppert, Virginie Efira, Catherine Deneuve, ma non certo “Digger” di Alejandro Inarritu con Tom Cruise o l’ultimo film di Steven Spielberg, “Disclosure” e nemmeno “Paper Tiger”, crime con mafiosi russi di James Gray con Adam Driver, Scarlett Johansson e Miles Teller, che era dato per sicuro.
L’unico film americano in concorso è quindi “The Man I Love” di Ira Sachs con Rami Malek, Rebecca Hall, Ebon Moss-Bachrach, ambientato nel mondo artistico newyorkese degli anni ’80. A far la parte del leone sono i registi giapponesi, visto che il massimo dell’attesa è per “Sheep in the Box” di Hirokazu Kore-eda, “All of a Sudden” di Ryusuke Hamaguchi, girato in Francia, con Virginie Efira e Tao Okamoto.
Molto ci aspettiamo da “Fjord” di Cristian Mungiu con una coppia esplosiva come quella formata da Renate Reinsve e Sebastian Stan, e da “Gentle Monster” dell’austriaca Marie Kreutzer, quella di “Corsage”, con Léa Seydoux e Catherine Deneuve. E speriamo che non deluda l’ultimo Almodovar, “Amarga Navidad” con Bárbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sánchez-Gijón.
Attesa anche l’ultima stravaganza di Nicolas Winding Refn, “Her Private Hell” con Charles Melton e Sophie Thatcher, presentato però furoi concorso. Non ci sono, ahimé, né Werner Herzog con “Bucking Fastard” né “Ink” di Danny Boyle, il biopic su Rupert Murdoch. Finiscono nei Midnight Screenings anche il curioso “Full Phil” di Quentin Dupieux con Woody Harrelson e Kristen Stewart e “Roma Elastica” di Betrand Mandico con Marion Cotillard e Noémie Merlant, descritto come un omaggio al nostro cinema.
Non vedo invece l’attesissimo ultimo film del messicano Carlos Reygadas, “Estela de sombra”, ma vedo due film di guerra di un certo respiro, “Coward” del belga Lukas Dhont, e “Moulin “ diretto da Laszlo Nemes (“Il figlio di Saul”), filmone su un capo partigiano, Jean Moulin, interpretato da Gilles Lellouch che unì la resistenza francese, ma cadde nelle mani del nazista Klaus Barbie, interpretato da Lars Eidinger. Segno che la guerra sarà ben presente a Cannes.
Occhio al superqueer “La bola negra” degli spagnoli Javier Ambrossi e Javier Calvo, viaggio nella identità gay con interventi di Glenn Close, Penelope Cruz e Lorenzo Zurzolo, che tema sia l’unico attore italiano presente a Cannes. Molte le opere prime di attori, anche molto popolari, tutti fuori concorso, da “Diamond” di Andy Garcia a “Karma” di Guillaume Canet, “Propeller” di John Travolta, mentre “L’inconnue di Arthur Harari (“Anatomia di una caduta”) con Léa Seydoux è in concorso e potrebbe essere una sorpresa. La storia vede un uomo che entra nel copro di Léa Seydoux.
I film francesi, come al solito, sono troppi. Esattamente come i film italiani a Venezia. I francesi presentano in concorso anche “Histoire de la nuit” di Léa Mysius, per la prima volta in concorso, con Hafsia Herzi e Benoit Magimel, mentre non sappiamo nulla di “Notre salut” di Emmanuel Marre, al suo secondo film dopo “Generazione Low Coast”, o di “Garance” di Jeanne Herry con Adèle Exachopoulos attrice che beve troppo e non fa carriera, o di “La vie d’une femme” di Charline Bourgeois-Taquet con Marie Christine Barrault. Tutti in concorso. Troppi…
Minotaur di Andrey Zvyagintsev
El ser querido di Rodrigo Sorogoyen
The Man I Love di Ira Sachs
Fatherland di Pawel Pawlikowski
Moulin di Laszlo Nemes
Histoire de la nuit di Léa Mysius
Fjord di Cristian Mungiu
Notre salut di Emmanuel Marre
Gentle Monster di Marie Kreutzer
Nagi Notes di Koji Fukada
Hope di Na Hong-jin
Sheep in the Box di Hirokazu Kore-eda
Garance di Jeanne Herry
L’inconnue di Arthur Harari
All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi
The Dreamed Adventure di Valeska Grisebach
Coward di Lukas Dhont
La bola negra di Javier Ambrossi e Javier Calvo
La vie d’une femme di Charline Bourgeois-Taquet
Parallel Tales di Asghar Farhadi
Amarga Navidad di Pedro Almodovar
FUORI CONCORSO
Her Private Hell di Nicolas Widing Refn
Diamond di Andy Garcia
Karma di Guillaume Canet
Objet du deli di Agnes Jaoui
De Gaulle: L’Age de Fer di Antonin Baudry
UN CERTAIN REGARD
La más dulce di Laïla Marrakchi
Club Kid di Jordan Firstman
Teenage Sex and Death at Camp Miasma di Jane Schoenbrun
Everytime di Sandra Wollner
I’ll Be Gone in June di Katharina Rivilis
Yesterday The Eye Didn’t Sleep di Rakan Mayasi
The Meltdown di Manuela Martelli
Propeller One-Way Night Coach di John Travolta
Kokurojo: The Samurai and the Prisoner di Kiyoshi Kurosawa
SPECIAL SCREENINGS
John Lennon: The Last Interview di Steven Soderbergh
Avedon di Ron Howard
Les Survivants du Che di Christophe Réveille
Les Matins Merveilleux di Avril Besson
MIDNIGHT SCREENINGS
Full Phil di Quentin Dupieux
Roma Elastica di Betrand Mandico
Colony di Yeon Sang-ho
Jim Queen di Nicolas Athane e Marco Nguyen
Sanguine di Marion Le Coroller
RIPRESE DEL FILM Parallel Tales
sheep in the box1
sheep in the box3
all of a sudden
full phil
fjord
El ser querido
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