IL CINEMA DEL DIAVOLO - LA CARRIERA DELL’ESORCISTA WILLIAM FRIEDKIN PREMIATA A VENEZIA (MA PER NOI, IL SUO CAPOLAVORO, E’ “CRUISING”)

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Giovanna Grassi per "Corriere della Sera"

«Tante persone, nel corso dei secoli, hanno parlato e parlano con Dio, ma prima dell'Esorcista poche ammettevano di conversare con il Diavolo», ride William Friedkin, classe 1935.

La prossima Mostra del Cinema di Venezia gli consegnerà il Leone alla carriera. Una carriera ancora oggi attivissima. Friedkin arriverà al Lido con almeno una copia del suo libro di memorie, The Friedkin Connection: non solo un riferimento al film con cui portò a casa cinque Oscar, Il braccio violento della legge (The French Connection, 1971), ma a tutta la sua vita. Figlio di disagiati immigrati russi a Chicago, il regista diventò un innovatore di generi cinematografici. Autore di commedie, musical, polizieschi e horror, ha lavorato per il cinema, la tv, il teatro, dirigendo anche opere liriche e documentari.

Non bastasse, Friedkin è sposato con una della più potenti donne dell'industria cinematografica Usa, Sharry Lansing. Insomma, un uomo che ha attraversato la storia degli ultimi cinquant'anni del cinema americano. «E ho sempre creduto anche alla tv, strumento fatto di arte e business, come il cinema», dice.

Legato a tutti i suoi film, «di successo o di parziale successo anche in tempi in cui non era solo il primo weekend di incassi a decretare il risultato di un film», Friedkin ama ricordare alcuni suoi titoli, da Vivere e morire a Los Angeles («il mio più interessante poliziesco») a Cruising con Al Pacino, che affrontò in maniera diretta il tema dell'omosessualità.

Impegnato nella lavorazione della versione digitale di Il salario della paura - che sarà rilanciato in dvd e nelle sale (si vedrà anche a Venezia ) -, Friedkin si prepara al ritorno nelle sale di L'esorcista. Dopo 40 anni, a ottobre ci sarà la prima mondiale della copia restaurata allo Smithsonian Museum.

«Non so se questo film abbia cambiato i parametri del cinema dell'orrore - racconta -, ma di sicuro resta uno dei miei lavori più noti. Tutti lo citano nella graduatoria dei film più inquietanti. Io ero restio a dare il titolo al film eguale a quello del libro di William Peter Blatty, autore anche della sceneggiatura: sapevo che sarebbe intervenuta, come poi avvenne, la censura anche perché nella vicenda narrata il demonio si impossessa di una minorenne. Ma decisi di dirigerlo sebbene fossi reduce dal successo del I l braccio violento della legge.

Ricordo che mi ripetevo la frase di una epistola: "La Fede è la sostanza delle speranze umane, l'evidenza di cose che non vediamo". Mi affascinava poi la personalità di Blatty, che aveva profonde radici religiose ed era figlio di libanesi immigrati a New York. Dopo il libro, lessi il possibile sull'esorcismo e sulle possessioni demoniache e constatai che la Chiesa Cattolica era reticente sull'argomento».

Spiega: «Ho sempre pensato al mio film come a una detective story basata su una storia vera, da agnostico che crede al potere di Dio e ai misteri delle anime umane. La Warner offrì il ruolo, andato poi a Ellen Burstyn, a Audrey Hepburn, e nella rosa delle candidate c'erano anche Jane Fonda e Anne Bancroft. Blatty voleva Shirley MacLaine. Ancora oggi sono soddisfatto di aver scritturato Linda Blair per la parte dell'indemoniata Regan MacNeill».

Un film che fece scandalo, come spiega nel libro di memorie: «Ma io ho sempre ignorato le polemiche, perfino sull'uso di un crocefisso di metallo. Le menti disturbate sono al centro della storia e il confine tra normale e anormale è la linea di suspense del film. Credo che il suo successo sia dovuto al grande lavoro di ricerca e di documentazione. Ogni sequenza è frutto di tante letture del Nuovo Testamento e di tanti incontri con esperti religiosi. La trascendenza, anche in tempi di rivoluzioni digitali come quello che stiamo vivendo, è materia prima del nostro viaggio terreno».

Quanto a un altro protagonista del film, Max Von Sydow (Padre Lankaster Merrin), il regista ricorda: «Gli mandai alcuni libri di Teilhard de Chardin. Il suo volto, la sua statura d'attore erano perfette per la spirale dark del film. Max ci ricorda che è anche la mente, non solo il corpo, a essere posseduta nel film e questo è un motivo profondo di conoscenza e fascinazione. Gli spettatori continuano a prendere dal film quello che serve loro: quasi come personale esorcismo da un mondo buio, dove le regole di Satana sembrano talvolta applicate. Gli esseri umani hanno perennemente il bisogno di liberarsi da qualche cosa».

 

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